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07 gennaio 2020
La politica è un lavoro da furbi

Ormai chi fa politica ha la deontologia di un lavoratore delle ferrovie. Si scende da un treno, si sale su un altro. Oppure, ricordando l’immagine della porta girevole e la frase finale dal film Grand Hotel: -Grand Hotel...Gente che viene... che va... Tutto senza scopo- O meglio, lo scopo c’è…

 


Che quasi tutte le segreterie dei partiti siano ormai centri di potere svuotate di qualsiasi riferimento ideologico o di valori, mi sembra abbastanza chiaro. Si preferisce vivere alla giornata e più che ragionare sugli errori e di conseguenza fare ammenda, si scarica la colpa. L’informazione fa il resto. Si dà risalto a comportamenti da festival del circo. Assistiamo a spettacoli indecorosi, termine elegante, di chi dovrebbe rappresentare il meglio della nazione. Questo, in virtù del fatto che a scegliere i candidati non è l’elettore, ma un ristretto numero di persone. Se poi l’eletto, disinvoltamente cambia casacca per un suo interesse personale, si aggiunge benzina al fuoco, che si traduce nell’astensione al voto, in cui si rifugiano i delusi. Tuttavia, tutto questo ha uno scopo e un obiettivo ben preciso, anche se a lungo termine. 

La riprova di quanto scritto sopra, in ordine di tempo riguarda proprio la nostra città. Vengo e mi spiego. Come ho già detto, nella Lega non sono molte le teste pensanti e con una visione della politica nel lungo periodo. Per questo, c’è bisogno di un po’ d’ordine e anche d’esperienza. Comunque, non è sempre facile: vuoi per il loro statuto, vuoi per la presenza di una persona ben radicata sul territorio in maniera stabile e benvoluta dall’elettorato.  Per rimanere in casa nostra, la memoria mi porta solo a ricordare un leghista come Mauro Mafredini che, però, doveva pararsi la schiena dai pugnali provenienti dal suo stesso partito che non digerivano la barcata di consensi che il popolo leghista gli tributava. Per il resto, si dovrebbe dire solo stelle cadenti, termine fin troppo generoso. Perciò, i vertici romani che non hanno digerito la sconfitta, meglio dire la disfatta alle passate elezioni comunali (si può perdere, ma c’è modo e modo), hanno deciso di correre ai ripari. 

Di conseguenza, nell’attesa concreta dei voti nell’urna e non quelli aleatori dei sondaggi, mettiamo un po’ d’ordine e vediamo di non fare figuracce. Guardiamo la lista che ci proponete, cari reggitori, del territorio. Letta, corretta e restituita ai mittenti. Un tratto di riga rossa su un nome femminile già scritto e magicamente (si fa per dire) al suo posto esce quello di Isabella Bertolini, che ha una gran voglia di tornare a fare politica, saltando sul carro del vincitore. Il suo curriculum, però, è di tutto rispetto. Nasce politicamente fra i giovani del PLI (parte bene perché c’è poca concorrenza), per poi fare carriera (e che carriera) nelle liste di Forza Italia prima stagione. Consigliere comunale, poi regionale, lascia il suo posto ad Andrea Leoni con il compito di presidiare il territorio (attendiamo anche il rientro di quest’ultimo) e sbarca a Roma. Berlusconiana di ferro, improvvisamente, al terzo mandato ne diventa un’acerrima nemica, tanto da lasciare il pattuglione azzurro e vagare fra movimenti politici che non sono poi mai nati, senza farsi mancare una liason con Mario Monti. Da qui il detto: si sa dove si nasce, non si sa, dove si muore. Registriamo, che la sua candidatura “tiene” un doppio aspetto: quello di solleticare l’entusiasmo dei suoi antichi elettori e svuotare ulteriormente il bacino di FI oltre ad attrarre una parte di votanti che possiamo definire conservatori, cattolici e liberali nel senso giusto della parola, ma che storcono il naso a votare Lega. Apriamo una parentesi: una vocina dietro le quinte ha sussurrato: - Sulla parte cattolica non ci metto il becco, ma su quella dell’ancien regime dubito che la votino -.

Non solo, si chiude definitivamente la porta a qualcuno che poteva fare un pensierino di passare il Po’ per andare a Pontida. Accettando la candidatura, la Bertolini rientra in politica, quella che conta, dalla porta principale e si riprende la città che fu già suo dominio, e che qualcuno tentò di sottrarle in congiure e guerre politiche male organizzate e peggio eseguite. Un po’ come successo nel crepuscolo dell’impero romano. Non ultimo, c’è una parte “nobile”, si fa per dire, in tutto questo: si fa arrivare il messaggio a certi settori, che il vento è cambiato, ma è rassicurante e fatto con discrezione e tatto. In fondo, vale sempre la frase: -Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi-. Questo, naturalmente, se dovesse essere eletta. Qualsiasi altra benevola lettura di questa candidatura, la lasciamo a persone ingenue e un po’ sprovvedute in materia politica e che chiudono gli occhi davanti all’evidenza.

Terminando, non spetta a chi fa informazione indicare chi votare o no, però, ricordare i versi di Giuseppe Giusti, sì: - E buon per me se la mia vita intera mi frutterà di meritare un sasso che porti scritto non mutò bandiera-, oppure, ricordando l’immagine della porta girevole e la frase finale dal film Grand Hotel: - Grand Hotel... Gente che viene... che va... Tutto senza scopo-. O meglio, lo scopo c’è….


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