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11 febbraio 2020
Il Ricordo non condiviso

L’ANPI per il Giorno del Ricordo promuove un seminario dal titolo: "Il fascismo di confine e il dramma delle foibe”. Che cosa centra con l’esodo e la pulizia etnica?

 


La notizia è stata data da Rete 4 giovedì 6 febbraio, ma già da qualche giorno avevo letto il comunicato stampa firmato da Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica Italiana (la più antica associazione monarchica) che è importante riportare in alcune parti, perché l’informazione è dare voce a tutti, piccoli, grandi e diversi altrimenti non c’è rispetto delle regole: - Apprendiamo da organi d’informazione che l'ANPI per voce del suo rappresentante, il sig. Pagliarulo, durante un convegno per ricordare il "dramma" delle Foibe, non avrebbe invitato gli esuli perché "non potevamo affrontare tutto" parole sue. La domanda sorge spontanea dunque: se non invita gli esuli e quindi le vittime di quello che non fu un dramma ma un vero e proprio crimine contro l'umanità da parte dei comunisti di Tito… chi mai dovrebbe invitare a giovamento di testimonianze autentiche? L'aggravante è che tutto ciò si svolga presso una struttura del Senato della Repubblica, pagata da tutti i cittadini, anche da quelli non invitati, anche dagli esuli -.

Che cosa dire o aggiungere a quanto sopra letto? Solo alcune considerazioni. Fin dalla sua nascita, l’ANPI (5 aprile 1945) ha avuto dei grossi problemi a fare i conti con il proprio passato. Già nel primo congresso nazionale, indetto a Roma nel 1947, fra le varie componenti emersero divergenze su questioni di politica interna ed estera, che comportarono la fuoriuscita nel ‘48 e nel ‘49 di molti esponenti di formazioni che fecero la resistenza. Democristiani, liberali, azionisti e monarchici presero strade diverse. Inutile che ci stiamo a nascondere dietro il politicamente corretto: varie sono le motivazioni ma storicamente si riducono a due. La resistenza è a esclusivo appannaggio comunista e i cattivi stavano solo da una parte. Tuttavia, ormai, sono anni che escono libri sul buco nero di quello che successe dopo il 25 aprile 1945 e della mattanza che ne seguì. S’iniziò con i libri di Giorgio Pisanò, ma era facile contestarlo perché era uno di quelli che andò Salò. Poi, arrivò un altro scrittore: Gian Paolo Pansa, cui era difficile appioppare la patente di revisionista repubblichino. In mezzo, tanti altri autori e ricercatori che hanno svolto un buon lavoro, denunciando le atrocità commesse dai partigiani, riconducibili al PCI dell’epoca, contro persone spesso innocenti a partire da quelle vissute nel Triangolo della morte qui in Emilia. Ora, salvo sporadici casi, ma quasi tutti a livello personale, l’ANPI non ha mai fatto un mea culpa su quanto denunciato. Di conseguenza, cosa c’è da sperare che esca da un seminario dal titolo (leggo dal loro sito web) "Il fascismo di confine e il dramma delle foibe". Il nulla! Perciò, è meglio fare quattro passi e andare da Giolitti a prendere un gelato. Come il gelo che dovrebbe calare su chi tende a confondere il ricordo di quello che fu un vero e proprio tentativo di genocidio, che poi non ci fu, poiché gli italiani di quelle zone di confine lasciarono la loro terra per salvare la pelle. Questa è la verità.


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