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14 settembre 2021
Politica e pubblicità

Nei talk show e nei programmi di approfondimento la politica è  spiegata fra pubblicità di materassi, pannolini e assorbenti. Chi più ne ha più ne metta.


Gli italiani s’informano della politica e di conseguenza dei partiti che poi ci dovrebbero governare?

In che misura, quando entrano in una cabina elettorale e mettono la croce sul simbolo del movimento politico, si rendono conto di quello che fanno?

Secondo uno studio di Report che si può trovare su Internet, l’interesse dei nostri connazionali per la scienza di governo dal 2015 al 2019 è diminuito del 4,3%. Il dato è un po’ vecchio ma indicativo in quanto ante pandemia.

Poi, nel 2020 il mondo è cambiato e anche il Bel Paese. Non è però il caso di entrare su altre cifre di sondaggi relativamente a persone che vogliono interessarsi e capire il perché si voti il tal partito come già scritto sopra. Infatti, attenzione: con la diabolica crocetta si rischia di spedire eletti in molti casi incompetenti e ignoranti a governarci.

Ogni riferimento al passato Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel Governo Conte, o all’attuale Ministro degli Esteri, non è casuale.

Veniamo al nocciolo di questo scritto. 

Specialmente la mattina, mentre mi dedico alla mia grande passione che è lo studio della storia, tengo la televisione accesa e seguo i talk show di politica nelle varie emittenti in cui si parla dell’argomento del giorno L’attento lettore potrebbe obiettare che sono un “fenomeno paranormale” se riesco a fare due cose contemporaneamente, ma non essendo un tuttologo né un politico (fra questi ci sono anche persone che non riescono a fare nessuna delle due cose), bene o male, più bene che male, ci riesco. Sì, perché in mio aiuto arriva l’interruzione sotto forma di spot pubblicitario che a volte è anche utile perchè mi permette anche di andare in cucina a prendere snack veloce o fare un bisognino. Alcuni sono carini, altri talmente brutti e insulsi che evito, anche se il prodotto fosse interessante ma non indispensabile, di acquistare il prodotto reclamizzato.  Ora, io capisco che per mandare in onda questi programmi, spesso condotti da persone debitamente costruite per disturbare il ragionamento e il parere del politico di turno (quelli legati alla sinistra sono maestri), ci vogliono i soldini per pagare loro gli stipendi e creare utile per il titolare dell’emittente, però, a mio modesto parere, a tutto ci deve essere un limite, proprio per il valore dello stesso programma e l’importanza dell’argomento che talvolta si tratta. Quindi, caso mai imbottiamo di promozioni i programmi più leggeri, dove si parla delle mutande che indossa il rapper di turno o se la nuova l’influencer si è rifatta le tette o il fondo schiena, così si potrebbero evitare errori grossolani al momento del voto. Un esempio per tutti.

Tornando al titolo dell’articolo, non me ne voglia Urbano Cairo (nato e cresciuto alla corte di Berlusconi), ma la trasmissione della mattina "L’Aria che tira",  in onda su La 7, è perfetta per quest’ argomento. Centocinquanta minuti di trasmissione, 10 persone intervenute, 11 interruzioni, 30 minuti di pubblicità. Questi dati si riferiscono al giorno 9 settembre c.m.

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