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04 giugno 2019
Analisi di una sconfitta

Se il partito di Salvini fosse un'azienda, dopo il risultato elettorale di Modena il titolare avrebbe tutto il diritto di mandare a casa l’AD  e il consiglio d’amministrazione. Ma in politica non funziona così.

 


Che cosa dire del risultato deludente del centro destra alle elezioni comunali a Modena? Sicuramente si poteva fare di più, perlomeno, arrivare al ballottaggio. L’euforia dovuta ai sondaggi, che davano alla Lega una percentuale di vittoria alle elezioni europee superiore al 30%, ha così distratto, termine elegante (per non scivolare nel volgare), i vari capi e capetti locali dall’obiettivo principale: ovvero, la conquista della città. Il non avere capito che la percentuale sopra citata era esclusivamente di Matteo Salvini e di poche altre menti illuminate del fu partito di Alberto Da Giussano, è già di se il primo seme per la sconfitta. I risultati si sono visti. In Emilia Romagna Matteo Salvini ottiene il 33,77%, solo uno 0,56% in meno rispetto al risultato nazionale. Tal esito è ancora più eclatante visto che pone il partitone rosso al secondo posto e ciò è di buon auspicio per le prossime elezioni regionali. Addirittura, la provincia di Modena premia la Lega con un 33,83% di consensi. Poi, nel Comune conteso, e dove si sperava nel cambiamento, tutto si ridimensiona (per essere eleganti).  Alle elezioni europee arriva solo un 26,10% di consensi, e alle comunali si scende ancora a un 23,3%. A bocce ferme, l’analisi del voto del giorno dopo è sempre divertente. Di solito si cerca di coprire la propria incapacità di attrarre voti scaricando la colpa su altri. A Modena è facile: - La colpa è del sistema clientelare creato in 70 e più anni di dominio rosso. Mai, che si dica – E’ colpa mia… -. Non basta riempire una piazza (anzi, metà) se viene il leader e chiamandolo “il capitano”. Fa molto repubblica sud americana e, questo, a molte persone che fanno parte di quella che si può anche chiamare maggioranza silenziosa (a Modena è il 30.7%), non è piaciuto. Un'altra urban legend che spesso è portata come esempio di malgoverno, è l’intreccio tra politica ed economia. Sarà pure vero, però, in qualche maniera ha funzionato, e molto bene. In questo, sono stati molto bravi, bisogna riconoscerlo, cosa che invece il centro destra non è stato capace di fare: non hanno creato neppure un posto di lavoro. E questo, soprattutto nel presente, è ciò che paga. Infatti, il centro destra deve fare mea culpa per l’incapacità di non aver creato “occasioni” lavorative durature per chi non era con il cervello a sinistra. Diciamo che dopo 25 anni, chi ha occupato il posto della vecchia DC, si è ampiamente fatto i c…. propri, e continuano a farseli. Non parlo dei consiglieri comunali che, per pochi euro, si sono battuti sul campo, ma di chi ha occupato poltrone ben più remunerate dimenticandosi del territorio da cui provengono. Qui, poi, si entra in un campo minato, perché la politica costa. Però, i grandi imprenditori o chi hanno possibilità finanziarie, si tengono intelligentemente da parte o interagiscono in maniera sbagliata. Infatti, questa è stata una campagna elettorale condotta in povertà per diverse motivazioni. Apro una parentesi. Il giorno del Salvini day, in Piazza Matteotti, oltre le transenne e il cordone “sanitario” delle Forze dell’Ordine, a urlare e manifestare c’erano solo le frattaglie della sinistra estrema. Che cosa avrebbero pensato gli urlanti se avessero saputo che la vittoria contro il bieco fascista non era mai stata messa in forse nei piani alti del PD. Chiusa parentesi. Continuando sulla scia della povertà, parliamo di FI. Da quando la famiglia Berlusconi ha chiuso i cordoni della borsa, il partito soffre. Niente più panini al prosciutto, al massimo con il rigatino, quando va bene. E chi è stato beneficiato, col cavolo che apre il portafoglio per fare un po’ di propaganda. Il declino del partito che eleggeva fino a 8 consiglieri (PDL), è ridotto al lumicino. Solo uno striminzito consigliere, peraltro eletto con una manciata di voti pur trattandosi del coordinatore del partito, e ripescato dopo un controllo delle schede. Infatti, in un primo momento il seggio sarebbe toccato alla combattiva Anna Maria Bonacini, presenzialista anche in zone calde della città con i suoi banchetti a tenere alta la bandiera di FI. Anche in regione Andrea Galli, entrato ormai a fine legislatura, fa sapere che FI esiste ancora.  Lo stesso ragionamento sulla povertà di mezzi, vale per FdI. Tuttavia, Michele Barcaiuolo, portavoce del partito in regione, si può considerare soddisfatto (anche se a metà), Infatti, FdI ritorna in Consiglio Comunale, anche se l’eletta Elisa Rossini, è in quota a Il Popolo della Famiglia. Deludente, invece, il risultato di Siamo Modena e ancora più deludente il risultato di quella che doveva essere la sua punta di diamante: tale Valentina Mazzacurati (che racimola solo 83 preferenze) che era arrivata col suo “giubbotto salvagente” giusto giusto poco prima che la nave FI cominciasse a imbarcare acqua.  Ora, l’idea di mettere insieme i modenesi delusi dai partiti tradizionali di centro destra, specialmente pescando nel contenitore di FI, poteva essere anche giusta, ma non ha funzionato. Devo comunque sottolineare che a mio parere, l’operazione era finalizzata a qualcosa d’altro, che probabilmente vedremo nelle prossime settimane, dopo  la resa dei conti in FI a livello nazionale. Chiudiamo con la Lega. Qui, l’apoteosi del pressapochismo: a parte il comizio già citato, poco e niente. Sarebbe interessante sapere quanto è stato investito in termine di soldi per la propaganda dai candidati, aspirante sindaco in testa, per liberare i modenesi che non hanno l’anello al naso o anche coloro che da anni non votano. Quindi, risparmiamo i soldini e pensiamo alle future poltrone! Troppo cinico? No, realista e Andreottiano: a pensar male, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Ne sono sicuro! Così, la speranza almeno di danneggiare la corazzata Muzzarelli, tradotto portarla al ballottaggio, è rimasta una mera chimera.

Terminando quest’analisi (che può piacere o no), che giudizio si può dare? Che ai modenesi in fondo va bene così. La sanità, più o meno, funziona. Le strade, nonostante le numerose buche sono percorribili. Il centro città, dal punto di vista del commercio muore, però, adesso arriva Esselunga… La sicurezza è solo un’utopia. Speri sempre che tocchi all’appartamento accanto al tuo. La va a fortuna! Per quanto riguarda la mafia nigeriana, la metà dei modenesi non sa neanche dové la Nigeria. Zone fuori controllo? Beh, ci sono i comitati che raccolgono le firme di protesta, però, quando vanno a votare, fanno la croce sul simbolo del PD. Parcheggi a pagamento: vai in bicicletta, tanto, ci sono chilometri di piste ciclabili. Peccato che spesso siano usate da strani individui per fare delle consegne “speciali”! Però, nonostante quanto scritto sopra, alla fine il PD ha vinto e alla grande. Ai perdenti, consiglio di guardare un film del 1978 dal titolo Vittorie Perdute. Attenzione, non ci sono solo gli eroi, ma anche i t... !


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656 - 342 4 giugno 2019