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24 marzo 2020
Normalità ... sì bella e perduta

Da questo flagello, usciremo comunque profondamente mutati. Speriamo più consapevoli e attenti all’importanza di settori che in questi anni sono stati oggetto di tagli feroci e drastiche riduzioni. Il profitto non è tutto nella vita dei singoli e nella vita delle Nazioni. E speriamo anche di essere così saggi da considerare la normalità, della quale neppure ci accorgevamo e della quale qualcuno si annoiava, come un bene prezioso.


Ogni sera, le ore 18 rappresentano un appuntamento allo stesso tempo atteso e temuto: il bollettino della Protezione Civile ci dà notizia di quanto è avvenuto nelle ventiquattro ore. Nuovi contagi, decessi, guarigioni.

Credo sia inutile ribadire le cifre che tanto ci stanno spaventando. Purtroppo le conosciamo e riproporle in continuazione alimenta la nostra sensazione di impotenza, nonché il terrore di fronte a questo nemico che appare invincibile. Eppure, contro di esso si sta muovendo, compatta, tutta la Nazione, nei vari settori, dalla Sanità, all’Esercito, alle Forze dell’Ordine, alla Protezione Civile, ai lavoratori dei settori indispensabili.

Tutta la società sta rispettando le disposizioni governative, tutti i cittadini, benché con le immancabili eccezioni, stanno facendo con sacrifico il proprio dovere per contenere il contagio, un ben piccolo sacrificio se rapportato al grande sacrificio, talvolta alla rovina economica, che altri patiranno da questo “fermo” imposto.

Da questo flagello, usciremo comunque profondamente mutati. Speriamo più consapevoli e attenti all’importanza di settori che in questi anni sono stati oggetto di tagli feroci e drastiche riduzioni. Il profitto non è tutto nella vita dei singoli e nella vita delle Nazioni. E speriamo di essere così saggi da considerare la normalità, della quale neppure ci accorgevamo e della quale qualcuno si annoiava, come un bene prezioso.

E speriamo di imparare la lezione, su quanto sia sbagliato, applicare la logica del profitto anche a settori come la Sanità, chiudendo strutture, sacrificando personale, tagliando le risorse. Non solo l’invecchiamento progressivo della popolazione ma la sempre più probabile periodica comparsa di epidemie e altri allarmi, dovrebbero, al contrario, essere l’incentivo a potenziare tutto ciò che appartiene alla Sanità perché poi, al momento del bisogno, essa non si trovi allo stremo, retta solo dall’abnegazione di chi l’ha scelta come professione. Non mi preoccupo di essere tacciata di fare della retorica  e dico  che,  più che una professione, credo che il Personale Sanitario, di ogni odine e grado, non svolga semplicemente una professione o un lavoro ma compia una vera missione.

A lungo ricorderemo l’eroismo di tanti appartenenti al Personale Sanitario, all’Esercito, alle Forze dell’Ordine, a tutti i lavoratori dei settori strategici della Nazione che, con il loro lavoro, hanno salvato vite umane e talvolta nel  farlo hanno donato la propria preziosa vita.

L’augurio migliore: tornare alla normalità della nostra esistenza, con gratitudine per quello che abbiamo.

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

Normalità … sì bella e perduta

A.D.Z.

Corsa a chi sforerà di più il patto di stabilità

Massimo Nardi

Le guerre portano solo rovine e povertà, e questa, è una guerra. Come in tutti i conflitti c’è chi diventa povero e chi diventa ricco o ancora più ricco e spesso sono soldi fatti sulla pelle di altre persone. Questo, sarà uno dei grandi problemi della prossima ricostruzione.

L'odio che e' in noi. Chi ci ha infettato?

Alberto Venturi

Sembra che sia obbligatorio avercela con qualcuno (e forse anche io, con queste righe, ce l'ho con qualcuno) e non ci basti rispettare noi le norme. Chi ci ha iniettato questo virus che in ogni campo sta guastando i rapporti sociali?Il Metro di tutte le cose

Paolo Danieli

Il turbo-capitalismo ha continuato imperterrito nella sua espansione che pone “il mercato” come metro di tutte le cose, mentre per la nostra civiltà è sempre stato “l’uomo il metro di tutte le cose” .

Che cosa ci aspetta

Eugenio Benetazzo

Il 2020 sarà peggiore del 2008, molto più impattante. La Grande Recessione del 2008 fu una crisi finanziaria per eccesso di debito di bassa qualità che si trasformò in una crisi economia mondiale. Il 2020 è l’esatto opposto: un arresto coatto e sistematico della maggior parte delle attività economiche per contenere il propagarsi della Polmonite di Wuhan si è trasformata in una crisi finanziaria mondiale.

Buona settimana e buona lettura del n. 695 – 384


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