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04 gennaio 2022
Dar da mangiare a chi ha già il pane

Una famiglia italiana su cinque, che non guadagna abbastanza per pagare l’Irpef non avrà alcun riscontro. Dei 7 miliardi di euro, costo calcolato della riforma, fra coloro che pagano l’Irpef, al 50% più povero sono destinati 1,9 miliardi, mentre al 10% più ricco 1,6 miliardi.

 


Qualcosa non mi quadra nella riforma degli scaglioni Irpef. Secondo una analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio il maggior risparmio lo avranno gli Italiani con un reddito imponibile fra 42 e 54.000 euro. Corrisponde a stipendi mensili lordi fra 3.500 e 4.500 euro, quindi non ricchi, ma neanche poveri. Chi ha un reddito fra 6 e 12.000 euro risparmierà in un anno 64 euro, 229 euro nella fascia fra i 12.000 e 18.000, 204 fra 18.000 e 24.000, 155 fra 24.000 e 30.000, 330 fra 30.000 e 42.000.

Dei 7 miliardi di euro, costo calcolato della riforma, fra coloro che pagano l’Irpef, al 50% più povero sono destinati 1,9 miliardi, mentre al 10% più ricco 1,6 miliardi.

Ovviamente una famiglia italiana su cinque, che non guadagna abbastanza per pagare l’Irpef non avrà alcun riscontro.

Le disuguaglianze stanno aumentando, fra nazioni ricche e nazioni povere, fra regioni ricche e regioni povere, fra persone ricche e persone povere. Perfino il Covid fa distinzioni fra nord e sud del mondo, fra Nord America ed Europa ed  interi continenti o grandi nazioni come America Latina e India.

Se i patrimoni dei mille miliardari più ricchi del mondo hanno recuperato i livelli pre-pandemici in nove mesi, le persone più poveri avranno bisogno di un decennio, se ovviamente non saranno bel frattempo colpite da altre calamità.

Perfino chi piange miseria fra i più ricchi, in realtà continua a diventarlo sempre di più. Jeff Bezos di Amazon è cresciuto soltanto del 2% (che su 194,2 miliardi di dollari, significano comunque quasi 4 miliardi, roba da manovra di uno stato), così come Bill Gates ha aumentato il suo patrimonio ‘appena’ del 5%, quasi 7 miliardi di dollari.

Di contro povertà non significa soltanto meno soldi; significa meno diritti, meno possibilità di studiare, di curarsi, di trovare una abitazione; significa gradualmente essere emarginati.

La disuguaglianza si nutre di sé stessa per crescere sempre di più, per cui c’è bisogno di modificare la rotta, non soltanto correggerla di qualche grado,

Poiché il sistema più è lasciato libero e più dà potere  a chi già lo ha, c’è bisogno che le istituzioni, e la politica attraverso di esse, fungano da contrappesi e possono farlo soltanto abbandonando questo mondo di percentuali e algoritmi per domandarsi quali risultati produrranno i loro interventi: gli ultimi saranno meno ultimi?

 


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