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14 settembre 2021
Una storia deve essere raccontata

Se il libro diventa una porta per una stanza ove incontrare, confrontare e condividere con gli altri e con sé stessi, allora è un libro utile e non un progetto vecchio; è una storia che per diventare storia deve essere raccontata per non perderla nel tempo.


Sono tornato contento da Ozieri, dove venerdì ho partecipato alla presentazione del libro ‘Circolo Nuraghe 1980-2020’, curato insieme a Guglielmo Leoni e Mario Ledda, un diario di quarant’anni di attività, comprendente gli atti del convegno su ‘Genti in movimento. Vecchi e nuovi processi migratori’ ed un interessante contributo sull’archeologia a Fiorano e Ozieri.

La soddisfazione è derivata non soltanto dall’apprezzamento espresso dagli intervenuti, che potrebbe comunque essere frutto di educazione e di stima verso il Circolo piuttosto che sull’opera (comunque un ‘bravo’ fa sempre piacere e non importa se Bravo l’era al sumer ed Vala), neanche dall’essere stato l’apertura di un evento importante per la città: l’inaugurazione della sezione etnografia nel museo di Ozieri, ma dal dibattito scaturito, prendendo spunto dal libro per dirigersi verso i nodi dello sviluppo in Sardegna, dell’emigrazione, della cultura, dell’industrializzazione.

Se il libro diventa una porta per una stanza ove incontrare, confrontare e condividere con gli altri e con sé stessi, allora è un libro utile e non un progetto vecchio; è una storia che per diventare storia deve essere raccontata per non perderla nel tempo.

Può essere una storia ‘piccola’ come la vita del Nuraghe, ma è il lettore a farla diventare grande, secondo quanto saprà ricavarne.

 


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