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Cultura - 03 dicembre 2014
“BUROCRAZIA, democrazia e sviluppo” con Gian Antonio Stella, a Vignola

Gian Antonio Stella alla “Rocca di Vignola” per il Convegno su “Burocrazia, democrazia e sviluppo , secondo appuntamento dell’anno 2014 del ciclo “Non sono chiacchiere da bar- Incontri di riflessione, scambio di libero pensiero, nuove consapevolezze”

Lunedì 8 dicembre 2014, alle ore 21,00, presso la “Rocca di Vignola” ( Sala dei Contrari, Via Ponte Muratori) si svolge il secondo incontro dell’anno 2014  del ciclo “Non sono chiacchiere da bar –Incontri di riflessione, scambio di libero pensiero, nuove consapevolezze-“ . Il tema è “BUROCRAZIA, democrazia e sviluppo” . Interviene il giornalista-scrittore Gian Antonio Stella , che, dopo libri di denuncia e  successo come “La casta”, “La deriva” e “Vandali”, ha appena pubblicato “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. La guerra infinita alla burocrazia” (Feltrinelli Editore), titolo mutuato da Vittorio Alfieri e ripreso  dallo scrittore-polemista e satirico Marcello Marchesi (già Ennio Flaiano, negli anni 40, denunciava la pericolosità e i danni provocati dalla burocrazia, nel nostro Paese, dove “le cronache sono piene di vivi che faticano a dimostrare di essere vivi”) . Denuncia , fatta, nei giorni scorsi, sia da Papa Francesco  (  occorre salvarsi dai “tecnicismi e dalla burocrazia” e dai pericolosi danni da questi provocati) sia dal premier Matteo Renzi  (“quella della burocrazia,  è la madre di tutte le battaglie”) .                                                                                    Il Vice-Presidente della “Fondazionedi Vignola”, Giuseppe Pesci introduce (e conclude) il Convegno, che è moderato dal giornalista Roberto Armenia.                                                                                                                               Gian Antonio Stella è  a disposizione dei presenti per rispondere alle loro domande e (alla fine, a chi lo desidera )  dedicare copie del suo ultimo libro, “Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli” .    

L’ ingresso è libero (fino ad esaurimento posti).

NOTE ILLUSTRATIVE                                                                                                                                                                        Burocrazia è una parola brutta, già nella sua genesi (etimologica), Infatti, deriva dal francese bureau (“ufficio”) connesso al greco kràtos (“potere”) . Parola brutta che è anche un ossimoro. Ufficio, a sua volta, deriva dal latino officium , cioè ufficio-compito-carica ma anche , e soprattutto, servizio. Anche qui è utile l’etimologia : officium è una unione (crasi) di altri due termini latini, opus (lavoro) e facere (fare). Quasi lettralmente il termine burocrazia potrebbe, quindi, tradursi con “il potere di chi presta un servizio”. E che potere ha chi deve-dovrebbe dare un servizio? Ha soprattutto il potere di condizionare la prestazione del servizio ai propri interessi, anche non economici. Ha il potere , quando i servizi da prestare sono troppi, di scegliere quali seguire e quali abbandonare. Se non controllato e indirizzato , ha anche il potere di non prestare i servizi dovuti. Ma, soprattutto, ha il potere di scindere il servizio prestato dalla sua reale funzione. Per cui si giunge all’estremo di certi servizi che vengono mantenuti solo perché ci sia gente che possa prestarli. Ed allora, il servizio , che dovrebbe portare un’utilità, diventa un danno  (e può provocare pericolo e danni alla società, alla democrazia e allo sviluppo) . La democrazia, già dai tempi di Platone –vedi “Critone” – dovrebbe essere l’autogoverno del popolo , dove “il vero vincere consiste nel con-vincere gli altri”. E’ contro il potere, qualsiasi tipo di potere, perché (parafrasando Emanuele Macaluso e Leonardo Sciascia) il potere  o meglio i poteri  - che sono tanti  ( secondo Sciascia c’è il potere dello Stato, quello della mafia, quello dell’economia, della burocrazia ) ,  possono  essere contro la democrazia,  possono limitarne le potenzialità e gli obiettivi  della democrazia che è, deve essere al servizio dei cittadini, della collettività con politici (parafrasando Alcide De Gasperi)  che guardano “alle prossime generazioni” (e non , piuttosto , alle prossime elezioni). Con la democrazia, anche la qualità della vita e lo sviluppo della collettività sono favoriti.

“Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli.  La guerra infinita alla democrazia” è un reportage (spassoso e insieme inorridito) sulle regole, i meccanismi, gli uomini, i deliri, gli sprechi e i privilegi più folli e offensivi di un mondo a parte che non vuole cambiare (famosa la battuta del “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa “ a proposito della classe dirigente “conservatrice” che si mette al servizio dei garibaldini e dei piemontesi , convinta che fosse il modo migliore perché tutto restasse come prima, cioè  “perché nulla cambi”. E’ la filosofia utilitaristica dei “voltagabbana” e degli italiani che “salgono sul carro dei vincitori” ).  Questa burocrazia (dimostra Stella) “pesa sul Paese per almeno 70 miliardi di euro.  Con i soprusi, le assurdità che vanno dagli anziani obbligati dall’Asl a pesare i pannoloni dopo l’uso; al ricorso alla Cassazione per processi per lo sgocciolo di una camicia o la brucatina di un’asina; alle “miracolate “ a Lourdes alle quali è vietato rinunciare alla pensione di invalidità; ai porti collaudati dopo 36 anni; ai cittadini vivi e vegeti che faticano a dimostrare di non essere morti ; ai Decreti attuativi mai fatti al punto che il premier Renzi ne ha ereditati un’enormità: 513;  ai Ministeri che sbrigano ricorsi dopo 31 anni di ritardo e intimano al cittadino ricorrente: risponda immediatamente; ai dirigenti asserragliati nella trincea del burocratese e pagati,  in media, il triplo che in Germania; ai terremotati alle prese con 1109 leggi e leggine impossibili da rispettare ; alle norme surreali sui velocipedi “alti al massimo metri 2,20”; agli “effetti letterecci” o la pesca dei trichechi ecc  ecc  ecc…. Il volume, purtroppo, dimostra che “la burocrazia è un mostro con un solo scopo: quello di conservare se stesso” (Giorgio Ruffolo) è “ un pantano, una sabbia mobile” (Matteo Renzi)  . Anche perché le troppe leggi e leggine, spesso, sono scritte in burocratese, incomprensibile a tutti (anche agli stessi burocrati)  Dalla “Carta de Legu” di Eleonora d’Arborea di 700 anni fa ad oggi, i burocrati (lo sottolinea anche Andrea Camilleri nella “Rivolta dei capi d’ufficio”) ricorrono alle cosiddette “parole di salvataggio” , che servono a parlare quando  si ha  poco (o nulla) da dire. Parole dietro le quali si nasconde il vuoto ( divertente –se non fosse drammatico constatare che nulla è cambiato negli ultimi cent’anni. Anzi, c’è stato un peggioramento- sarebbe sufficiente  leggere la “summa satirica e antiburocratica “Misteri dei Ministeri” di Augusto Frassineti –vissuto tra il 1911 e il 1985- che dimostra che “sotto il vestito delle parole non c’è nulla” . Solo parole, spesso incomprensibili. Solo leggi e leggine incomprensibili, fumose, contraddittorie (sono troppe) . Dove la burocrazia è sempre efficiente, nella “tutela dell’inefficienza”

E’ possibile pensare-sperare in un mondo migliore (non condizionato dalla burocrazia e dai burocrati che vogliono proteggere il loro potere, anche contro la democrazia e come freno allo sviluppo) ? Pensiamo sia possibile.  Mutuando dal “Dialogo d’Ercole e di Atlante” di Giacomo Leopardi, “un mondo migliore è possibile, se non altro perché è esistito in passato “ quando gli antichi avevano il senso della collettività” , mentre l’uomo contemporaneo è mosso quasi esclusivamente dal suo “individualismo esasperato” cioè dai suoi interessi privati-personali  (quell’egoismo che il Cardinale Martini denunciava come il male della nostra società). Per rendere possibile il cambiamento, occorre l’intervento della politica, della “buona politica” ( è appurato che più “bassa è una classe politica, più alta sta la burocrazia che crea burocrazia (per partenogenesi) . 


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