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25 settembre 2014
INTERPELLANZA Al Signor Presidente del Consiglio

INTERPELLANZA

Al Signor  Presidente del Consiglio 
Al Signor Ministro dell'Interno 
Al Signor Ministro  della Giustizia 

Premesso per conoscere 

Che nel dossier consegnato ai membri della Commissione Antimafia per la missione a Bologna del 19 settembre 2014, erano contenuti stralci della " Relazione annuale sulle attività svolte del Procuratore antimafia  del gennaio 2014;

che nella parte  riguardante il Distretto di Bologna, nella relazione del Cons. Roberto  Pennisi si trova scritto:"Come noto, la più rilevante e tangibile presenza di crimine organizzato nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza è da ritenersi quella che si ispira alle formazioni  ‘ndranghetiste  provenienti del territorio di Crotone; e ciò lo si può affermare, al di là delle indagini della DDA di Bologna, anche sulla scorta della consistente attività preventiva svolta dagli Uffici Territoriali del Governo attraverso misure interdittive di vario genere, che hanno sempre superato il vaglio del Giudice amministrativo ogni qual volta abbiano formato oggetto di controllo di legittimità. Misure particolarmente  efficaci in un territorio che, colpito dal terremoto, si è attrezzato proprio allo scopo di prevenire le classiche infiltrazioni nei lavori che immancabilmente si sono presentate. Ed è in proposito va detto, ancora e conclusivamente, che le dette iniziative prefettizie (Modena e Reggio Emilia soprattutto), le quali nei modi consentiti hanno fruito degli esiti di attività investigative che in corso di svolgimento, hanno spesso destato moti di protesta non solo negli ambienti dai quali ci si aspettava risentimento, ma anche da parte di una certa politica, non catalogabile in base ai partiti bensì trasversale, che mostra, probabilmente per disattenzione nei confronti del territorio, di non comprendere il pericolo esistente in una zona infiltrata dal crimine organizzato ben al di là di quanto possa immaginarsi. Infiltrazione che ha riguardato, più che il territorio in quanto tale con una occupazione “militare”, i cittadini e le loro menti;  con un condizionamento, quindi, ancor più grave.                             Sì che non inutile sarebbe una maggiore cautela nel disapprovare provvedimenti  di organi amministrativi dello Stato, peraltro sottoposti ai controlli giurisdizionali previsti dalla legge, con censure che creano disorientamento nella collettività e che, certo, non concorrono alla formazione di un sentimento dei cittadini in termini di repulsione delle infiltrazioni mafiose anche quando queste appaiono dotate di appeal. In altre parole concorrendo a determinare la erosione della legalità a tutto favore della logica del profitto. Il che, specie in un periodo di crisi economica che di fatto favorisce le organizzazioni criminali di tipo mafioso, è un imperdonabile errore, quando di errore si tratti.

Errore che rischia, altresì, di rafforzare il convincimento dei soggetti che operano nell’ambito del crimine di poter godere di protezioni e coperture tali da indurli a considerarsi forza viva della società civile e, quindi, godere e fruire delle opportunità offerte dalla moderna economia globalizzata e dai suoi strumenti come se stessero operando nella legalità.";

che le considerazioni svolte  da un lato "criminalizzano" l'intera popolazione delle province di Modena e Reggio Emilia,  raffigurandola  come sub alterna  e complice della criminalità organizzata, dall'altra arruolano fra gli "erosori di legalità" i parlamentari  che con atti di sindacato ispettivo o interventi in parlamento hanno denunciato l'insostenibile gestione delle "interdittive antimafia" nelle quali recentemente  il Governo è dovuto intervenire  alla luce  dei gravissimi danni subìti da imprese  locali senza nessun effetto positivo nella lotta contro la criminalità organizzata;-

        Se il Governo condivide la fotografia  della situazione  delle province di Modena e Reggio Emilia delineata dal dr. Pennisi, e quali iniziative intenda assumere  in collaborazione con il Parlamento perchè le interdittive antimafia possano  efficacemente concorrere a combattere  la criminalità organizzata  senza distruggere aziende sane creando drammatici  problemi  occupazioni ed economici in un area già duramente colpita da terremoto e da alluvioni.

Sen. Carlo Giovanardi

Gabriele Albertini, Luigi Compagna, Ulisse Di Giacomo Lucio Barani

 

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