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09 agosto 2014
Il S.Agostino sede di una Fondazione “privata” che gestisce il patrimonio culturale modenese

Il S.Agostino è una questione che riguarda l’intera comunità modenese. Per la sua totale mancanza di responsabilità e di visione politica e culturale la Giunta precedente ha costretto la Fondazione CDRMO dapprima ad acquistare l’ex Ospedale S.Agostino (i soldi servivano per l’inutile Ospedale di Baggiovara) e in seguito l’ha pilatescamente e inopportunamente investita del potere di decidere cosa farne. Partendo con il piede sbagliato fin dall’inizio non poteva uscirne che un inadeguato e  insoddisfacente pateracchio. Ora mi chiedo: è appropriato e opportuno che una fondazione bancaria abbia il potere di decidere assetto e sviluppo culturale di Modena? La risposta è decisamente no! Tocca al Sindaco Muzzarelli riappropriarsi di questo ruolo e riportare il dibattito nella sede corretta, e cioè nella giunta e nel consiglio comunale.   Non intendo esprimermi sull’entità dell’impegno finanziario per il reastauro, nè sulla scelta della ditta appaltatrice, ma mi limito a considerare che 62 milioni di euro possono rappresentare una boccata di ossigeno per la Città. Meglio spesi così che dispersi in tanti rivoli, fra iniziative anche di modesto spessore e istituzioni "amiche" che la Fondazione CDRMO è solita alimentare. Quello programmato al S. Agostino almeno è un investimento che durerà nel tempo ed è per questo che va realizzato, superando i tentivi di veto dei soliti "signorno" che ingessano questo paese, ma stando attenti a finalizzarlo bene.  E anche tenendo bene a mente il contesto economico.   Le casse comunali si trovano in  profondo rosso, ma vi sono ampi margini per risanare la situazione mettendo mano agli sprechi, intervenendo urgentemente con una riorganizzazione efficiente o anche ricorrendo al sacrificio di qualche gioiello di famiglia. Se si andrà in questa direzione, ben venga l'investimento nel S. Agostino.  Se invece non intende fare nulla e pensa di aumentare ancora la tassazione sui cittadini questa amministrazione ci troverà fortemente contrari: ogni contributo,  euro disponibile dovrà servire a sanare i conti, a creare investimenti e occupazione, a ridurre le tasse. Qualche suggerimento sul progetto del S.Agostino, comunque, ai nostri amministratori, immersi nel torpore estivo, mi sento di darlo, sperando in un sussulto di responsabilità e coraggio: 1. rivedere i contenuti del progetto di recupero del S.Agostino integrandolo con quanto di bello e culturale ci sta intorno (Foro Boario/ Fondazione Marco Biagi/Pomposa/ex-Manifattura/ piazza Sant’Agostino/piazza Duomo/Accademia Militare/... tutti in battito d’ali). Ha ragione l’architetto Giovanni Capucci quando afferma che “solo una architettura ed urbanistica “integrate” sono la metodologia di intervento valida sul tessuto urbano, innescando un processo virtuoso di progettazione a scala urbana”. Il S.Agostino deve diventare il cuore del Polo culturale modenese, come avevo proposto nel mio programma elettorale, trovando alimento nelle bellezze del Centro storico. Per questo i suoi contenuti devono essere di livello elevato; 2. ripensare il progetto di restauro, adeguandolo alla nuova proposta, onde non sprecare denaro modenese; 3. chiarire che con la conclusione del restauro finisce anche il compito della Fondazione CDRMO, che con gesto “nobile” dona il complesso alla Comunità modenese; 4. prevedere che il S. Agostino diventi la sede di una Fondazione “privata” che gestisce unitariamente il patrimonio comunale storico, artistico e culturale modenese (dalla Poletti ai musei civici, ecc.), come  tante volte l’ex assessore Alperoli aveva annunciato.  Concludo confidando che il fallimento del MEF, pur con spazi a disposizione molto contenuti e controllabili, abbia insegnato qualcosa: evitare le scatole vuote il cui solo risultato utile (si fa per dire) è quello di assicurare un lauto stipendio a qualche amico e di foraggiare gestori che hanno l’unico merito di appartenere al partitone.    

Il capogruppo UDC in Consiglio comunale di Modena  


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