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08 settembre 2020
E’ ammalata l’Economia o e’ ammalato l’Uomo?

Non c’è bisogno di essere cattolici per trovare del tutto innaturale una ineguale divisione delle risorse naturali perché nessuno può vantarne la proprietà e le imprese che ne consentono l’utilizzo dovrebbero essere della comunità, o avere il fine non di guadagnare ma di offrire il miglior servizio possibile.

 


In una delle ultime udienze del mercoledì, Papa Francesco ha posto e si è posto una domanda imprescindibile: “La pandemia ci ha messo tutti in crisi. Ma ricordatevi: da una crisi non si può uscire uguali. O usciamo migliori, o usciamo peggiori. Dopo la crisi, continueremo con questo sistema economico di ingiustizia sociale e di disprezzo per la cura dell’ambiente, del creato, della casa comune?”

E ha precisato: “Alcuni bambini possono ancora ricevere un’educazione scolastica, per altri si è interrotta; alcune nazioni possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre significherebbe ipotecare il futuro”. “Questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata”.

 “Nel mondo di oggi pochi ricchissimi, un gruppetto, possiedono più di tutto il resto dell’umanità”. E Papa Francesco spiega che questo modello di crescita economica sembra indifferente ai danni inflitti al creato, con conseguenze gravi e irreversibili come perdita della biodiversità, cambiamenti climatici, distruzione delle foreste tropicali. Disuguaglianze sociali e degrado ambientale hanno la stessa radice: il peccato di “voler possedere e dominare i fratelli e le sorelle, la natura e lo stesso Dio”.

Ma è ammalata soltanto l’economia, ovvero l’uomo vorrebbe cambiare la realtà e costruire una società più giusta, se ne avesse il potere, o la maggioranza delle persone in quell’economia si rispecchia e non vuole altra trasformazione che salire la scala della società che quell’economia ha costruito? Davvero mi domando se il ‘potere al popolo’ basterebbe ad aggiustare le cose.

C’è Bolsonaro che consente lo sfruttamento distruttivo dell’Amazzonia, ma c’è pure chi incendia il bosco sotto casa. “L’uomo sapiens – ha detto Papa Francesco - si deforma e diventa una specie di homo oeconomicus – in senso deteriore – individualista, calcolatore e dominatore”.

Il Papa si augura, come soluzione, che “possano le comunità cristiane del ventunesimo secolo recuperare questa realtà, - la cura del creato e la giustizia sociale: vanno insieme… - dando così testimonianza della Risurrezione del Signore. Se ci prendiamo cura dei beni che il Creatore ci dona, se mettiamo in comune ciò che possediamo in modo che a nessuno manchi, allora davvero potremo ispirare speranza per rigenerare un mondo più sano e più equo”.

Non c’è bisogno di essere cattolici per trovare del tutto innaturale una ineguale divisione delle risorse naturali perché nessuno può vantarne la proprietà e le imprese che ne consentono l’utilizzo dovrebbero essere della comunità, o avere il fine non di guadagnare ma di offrire il miglior servizio possibile.

Papa Francesco può profetizzare, denunciare, testimoniare ma ha bisogno che i Cattolici per primi carichino sulle proprie spalle il peso del cambiamento; non ha caso ha sempre detto che i Cattolici ‘devono’ fare politica, non necessariamente in un partito cattolico, ma da cattolici ponendo al centro l’uomo, perché è l’uomo che può guarire l’economia, non il contrario. Anzi l’economia ammalata contribuisce ad ammalare l’uomo.


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