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05 marzo 2019
L’Italia, che non e’ Italia, sfila a Milano

In 250 mila provenienti anche da altre città sfilano alla marcia pro-immigrazione Strano, alle ultime elezioni del 4 marzo i partiti di sinistra avevano ottenuto 294.816 voti. Quelli che non si sono presentati, sono dei pentiti? 

 


La sinistra si riprende per un giorno la piazza di Milano sulla priorità che, secondo il loro pensiero, è quello che l’Italia e gli italiani devono accogliere tutti quelli che arrivano dalla sponda africana del Mediterraneo. I talebani “dell’accogliemoli tutti” hanno avuto il loro giorno di gloria. Commovente vedere tanti personaggi, dalla Laura Boldrini, al sindaco della città Giuseppe Sala, ai candidati alla segreteria del PD sfilare sorridenti. C’era anche un’icona della canzone italiana, Ornella Vanoni. Apro una parentesi: la Vanoni deve parte della sua popolarità artistica al fatto che all’inizio della sua fortunata carriera era stata l’interprete delle canzoni, cosi dette, della mala milanese (Ma-mì e Le Mantellate), quindi, forse, era andata lì per vedere se c’era spazio per una canzone sulla mala nigeriana. Dai, Vanoni, non ti arrabbiare, è una battuta alla Crozza: nessuno mette in dubbio la tua libertà di pensarla diversamente dagli altri! I così detti fascisti, razzisti, brutti, sporchi e cattivi. Però, i sinistroidi non devono sottovalutare l’atra Italia e gli altri italiani. E’ assodato (o i numeri non contano?) che dalle elezioni del 4 marzo fino alle regionali della Sardegna, ha pagato più la politica dei no agli sbarchi, che quella del risanamento dei conti pubblici e della lotta alla disoccupazione. Sì, perché il reddito di cittadinanza è una vaccata clamorosa, ma questa è un’altra storia. La stragrande maggioranza degli italiani non è razzista, ma è stanca, questo sì. Stanca di vedere che tutti quelli che arrivano vantano diritti, tanti, doveri, pochi. Le ciacole da bar sono poi tutte urban legedens metropolitane? No, non credo. Gli episodi che l’informazione estrae poco per volta, quasi con il contagocce (come se fossimo al tempo delle veline dell’Agenzia Stefani), ci fanno vedere un’Italia a pelle di leopardo dove ormai lo Stato non riesce più a imporre le proprie regole. Tanti diritti e pochi doveri per chi arriva non sono un’invenzione. Infatti, ai nuovi arrivati s’insegna solo il diritto, non il dovere. Prendete il caso dei cosiddetti sequestrati della nave Diciotti che coinvolge lo stesso Ministro degli Interni. Beh, queste persone, secondo i giornali dell’epoca, dopo essere sbarcati, sono sparite, salvo poi rispuntare qualche settimana fa per chiedere un risarcimento al governo italiano. Ma come fanno costoro a districarsi nella miriade di leggi e leggine italiane, quando persino un autoctono non ci riesce? Chi fornisce loro tutte le informazioni per avere riconosciuto i propri diritti dimenticandosi che esistono anche dei doveri? E’ questo che infastidisce profondamente gli italiani: altro che guerra dei poveri. Basta poi, anche con la retorica che si appella al fatto che siamo stati anche noi emigranti! A quei tempi, funzionava così ed era molto peggio di quanto accada oggi. Il mondo è migliorato e sono migliorate anche le condizioni dell’accoglienza. La contrapposizione che si vuol creare fra gli italiani, non porta bene. Voi li volete, altri non li vogliono più. Cerchiamo una soluzione che non sia quella di accogliere gente, ma di aiutarli a casa loro.

La marcia citata mi riporta anche a un episodio avvenuto qualche giorno fa durante la trasmissione della Barbara Palombelli (che ha lo stesso brio di Pisolo), Stasera Italia, ospite Pier Luigi Bersani. Il mitico esponente del vecchio PD, duro e puro (e su questo non si può scherzare), se ne esce con una delle sue: -Si, allo Ius Soli, anche se questo dovesse ridurre il PD al 20% -. Sei un grande Pier Luigi! Noi, che della sinistra non ci siamo mai fidati, lo speriamo.

Che cosa dire di più? Solo questo. A coloro che a Milano hanno cantato a squarciagola la canzone di Patty Smith, People Have The Power (che è bella), io rispondo con La Canzone del Piave.


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