Pubblicità su Bice
FacebbokStampaEmailRiduci caratteriDimensione di partenza dei caratteriIngrandisci caratteri
14 settembre 2021
L’apertura delle scuole sia una festa

Vorrei la scuola come una comunità nella quale i ragazzi facciano esperienza di come si conviva e ci si possa arricchire vicendevolmente; perché sarà il più importante insegnamento per la loro vita, perfino per il matrimonio e la creazione di una famiglia. Insomma una scuola di umanità.

 


Le scuole riaprono e le comunità dovrebbero essere in festa perché nulla è più indispensabile per costruire un futuro e se il mondo occidentale avesse voluto esportare i suoi valori, avrebbe dovuto costruire scuole, non armi, ma saperi (Come è scritto nel Talmud: “Il mondo può essere salvato soltanto dal soffio della scuola”).

E’ talmente importante da spingere Piero Calamandrei a sostenere: “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte Costituzionale”

In fondo conosciamo (forse; speriamo) l’importanza della scuola e diamo ragione a Daniel Pennac quando ha scritto: “Tutto il male che si dice della scuola fa dimenticare il numero di bambini che ha salvato dalle tare, dai pregiudizi, dall’ottusità, dall’ignoranza, dalla stupidità, dalla cupidigia, dall’immobilità o dal fatalismo delle famiglie”.

Facciamo dunque festa perché le nostre scuole, per quanto piene di cerotti e ammaccature, mantengono la loro indispensabile funzione ed oggi riaprono.

Da parte mia auguro a insegnanti, personale ausiliario, famiglie e studenti di riuscire a trovare o a costruire nella scuola le condizioni per valori che ritengo fondamentali.

La vorrei aperta a tutti, in ogni ordine e grado, senza ostacoli di razza, religione e soprattutto censo.

La vorrei capace di trasmettere (e no nascondere) i mille colori del mondo, la diversità delle culture.

La vorrei legata al proprio territorio e alla propria comunità, autonoma ma non isolata, libera e non estranea, dialogante, collaborativa.

La vorrei coerente, non mi interessa se più o meno autoritaria, purché sappia essere autorevole ed educante.

La vorrei capace di insegnare a studiare, perché non saranno le singole notizie, ma un metodo, una chiave su come trovare risposte alle domande; in fondo Albert Einstein ripeteva: “L'istruzione è ciò che resta dopo che uno ha dimenticato tutto quello che ha imparato a scuola”.

Mario Lodi ci ha lasciato “i principi alternativi a quelli della scuola autoritaria di classe: le attività motivate dall’interesse invece che dal voto, la collaborazione al posto della competizione, il ricupero invece della selezione, l’atteggiamento critico invece della ricezione passiva, la norma che nasce dal basso come esigenza comunitaria invece dell’imposizione, della disciplina fondata sul timore”.

Infine vorrei la scuola come una comunità nella quale i ragazzi facciano esperienza di come si conviva e ci si possa arricchire vicendevolmente; perché sarà il più importante insegnamento per la loro vita, perfino per il matrimonio e la creazione di una famiglia.

Insomma una scuola di umanità.

 


Commenti
Non ci sono commenti.