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12 maggio 2020
B(u)onafede non basta per fare il ministro

Non è in gioco la sua onestà (seppure la polemica con Di Matteo e l’essere stato sponsor di Lanzarone alla corte della Raggi, restino punti interrogativi); per fare il ministro occorrono competenze, capacità, intelligenze, relazioni. O meglio, dovrebbero occorrere in una democrazia funzionante che delega consapevolmente e non per rabbia.

 


Non riesco a trovare un solo motivo perché il ministro Bonafede resti al suo posto, nemmeno la buonafede da lui invocata: “Ho sempre agito a viso aperto nella lotta alle mafie che, infatti, nel mio ruolo ho portato avanti con riforme”. Vorrei vedere il contrario!

 

Non è in gioco la sua onestà (seppure la polemica con Di Matteo e l’essere stato sponsor di Lanzarone alla corte della Raggi, restino punti interrogativi); per fare il ministro occorrono competenze, capacità, intelligenze, relazioni. O meglio, dovrebbero occorrere in una democrazia funzionante che delega consapevolmente e non per rabbia.

 

Sulla vicenda delle scarcerazioni Bonafede non può dichiarare: "Nessuno può pensare di approfittare dell'emergenza sanitaria determinata dal coronavirus per uscire dal carcere". Sono già usciti in 376, qualcuno lo informi e sono in pedana molti altri, a cominciare dal piagnucoloso Battisti: «Sono vecchio e malato, qui in carcere ho paura di essere infettato». “A tal dagh mé!”

 

Strano paese l’Italia, dove lo slogan è ‘State lontani!’ e invece liberiamo quelli che in teoria dovrebbero essere isolati e quindi più sicuri.

 

I magistrati sostengono di applicare la legge, ma non ho sentito i loro rappresentanti o il Csm lanciare un grido d’allarme; d’altronde il ministro (comprendendo il suo staff e la struttura del suo dicastero, perché i politici vanno, i tecnici sono sempre lì) è intervenuto tardi, provando prima a buttarla sull’onestà personale. Avrei preferito parlasse chiaramente. Leggi sbagliate? Cambiamole. Magistrati distratti? Si denuncino alla loro autorità.

 

I delinquenti del 41 bis e i capimafia avrebbero dovuto essere gli ultimissimi ad abbandonare le carceri, dopo averle eventualmente vuotate di ogni altro detenuto. Stanno pagando la colpa peggiore, perpetrata come sistema contro lo stato e contro le persone, per potere e avidità,. Non pentiti, orgogliosi della loro appartenenza mafiosa, hanno causato direttamente la morte di persone e indirettamente, con le droghe, i sorprusi, i ricatti, la prostizuione, la morte di molte migliaia di altre, la distruzione di famiglie, la rovina di imprese, l’indebolimento della democrazia.

 

Tutto poteva succedere fuorché vederli tornare a casa.

 

E poi cosa dicono i due nuovi decreti? Quello che dovrebbe chiudere la stalla prima che altri buoi scappino e quello che dovrebbe farvi rientrare i 376 già liberi di pascolare altrove. Spiega Bonafede: “La settimana scorsa abbiamo approvato un decreto che rende obbligatoria la richiesta del parere della direzione nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo, prima di assegnare la detenzione domiciliare”. Con il secondo decreto si mette in campo una stretta sulle scarcerazioni, con una prima valutazione del tribunale di sorveglianza dopo quindici giorni dal provvedimento di scarcerazione. Dopo la prima valutazione, il tribunale di sorveglianza, sentito il parere della Procuratore distrettuale antimafia e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo verificherà con cadenza mensile se persistono le condizioni per la scarcerazione.

 

A me sembra tutto assurdo: burocrazia, burocrazia, burocrazia! Un gran girare di carte, un impiego di risorse pubbliche, complicazioni per una cosa che semplicemente non doveva succedere.

 

Aveva ragione don Luigi Ciotti ad avvertire: “La mafia è un ‘virus’ che si può approfittare del coronavirus” Ed ha ancora ragione quando ci incalza per il futuro: “È importante che l’impegno contro la pandemia non faccia passare in secondo piano gli sforzi contro le organizzazioni criminali. Si devono vincere l'indifferenza, l'egoismo, la delega, la rassegnazione e l’omertà. E, soprattutto, si devono promuovere politiche sociali a sostengo del lavoro e della scuola”.

 


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