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15 settembre 2020
Oggi è "Domani". Finalmente?

Vorrei un quotidiano che quando intervista i politici non accetti ogni risposta, ma chieda precisazioni, evidenzi contraddizioni. Insomma, sia interlocutore e non altoparlante. Vorrei un quotidiano che mi dia fatti, possibilmente quelli già fatti e mi aiuti a comprendere quando si tratta di promesse, progetti, slogan. Vorrei un quotidiano che mi aiuti a ragionare, non solo ad emozionarmi, coinvolgendo testa e cuore e bilanci una tv sempre più impegnata a prendermi per la pancia e suscitare reazioni viscerali.

 


E’ annunciato per oggi, 15 settembre 2020, l’arrivo in edicola de ‘Domani’, il nuovo quotidiano di Carlo De Benedetti, affidato alla direzione responsabile di Stefano Feltri, già de Il Fatto Quotidiano, alla stampa e alla distribuzione di Urbano Cairo, editore del Corrierone e di La 7. Un colpo contro la sua creatura ‘La Repubblica’?

L’aveva lasciata ai tre figli, alla luce dei fatti giudicati incapaci da lui stesso, con una inutile richiesta di riacquisto delle quote, negata perché hanno preferito vendere a John Elkann, l’uomo Fiat. Nessun sgambetto, sostiene De Benedetti: ci hanno pensato da soli a perdere copie su copie con un quotidiano che anche a me non piace più: sempre più incolore, banale, con articoli raffazzonati a fianco di qualche perla pregevole. Non che gli altri, a copie, stiano molto meglio, ma, un pochino sì. C’è chi guadagna, chi perde meno e c’è anche chi scende a precipizio, basti pensare a questo 2020 per i quotidiani sportivi.

Probabilmente rimarrò deluso anche dalla nuova avventura editoriale di De Benedetti, ma vorrei almeno evitasse alcune brutte abitudini di oggi. Proprio domenica leggevo su Il Corriere della Sera una intervista alla preside del figlio del premier: ‘L’inizio andava rinviato: troppe indicazioni confuse’. Quale maggiore autorevolezza le viene conferita soltanto per essere la dirigente scolastica del figlio del premier? L’Italia sembra un siparietto con il faro puntato sui personaggi principali, ma capace di illuminare anche chi sta loro intorno e diventa coprotagonisti per meriti di ‘vicinanza’. Vorrei un quotidiano che cerchi di dare conto della realtà, rendendola comprensibile e non volere adattare la realtà alla propria narrazione.

Sono tornato pochi giorni fa dalla Sardegna, una regione dove si può fare turismo a distanza di sicurezza, dove anzi bisogna impegnarsi, appunto ammassandosi in locali a discoteche, per stare appiccicaticci. L’unico vero momento di contatto obbligato e all’aeroporto e sugli aerei e questo pochi lo dicono. Tre discoteche della Costa Smeralda sono diventate sui media ‘La Sardegna’ provocando disdette per un settembre che sembrava positivo. Tre discoteche sulla Riviera Romagnola sono rimaste tre discoteche e non l’Emilia Romagna.

Vorrei un quotidiano nel quale le iniziative pubblicitarie non siano invasive come ora sugli altri quotidiani, con aumento di prezzo e inserti inutili o ridondanti perché, ovviamente a mio parere, un quotidiano e il compagno di 24 ore, poi cade nel cestino.

Vorrei un quotidiano che quando intervista i politici non accetti ogni risposta, ma chieda precisazioni, evidenzi contraddizioni. Insomma, sia interlocutore e non altoparlante. Vorrei un quotidiano che mi dia fatti, possibilmente quelli già fatti e mi aiuti a comprendere quando si tratta di promesse, progetti, slogan. Vorrei un quotidiano che mi aiuti a ragionare, non solo ad emozionarmi, coinvolgendo testa e cuore e bilanci una tv sempre più impegnata a prendermi per la pancia e suscitare reazioni viscerali. Vorrei un quotidiano che preferisca parlare di tutti gli sport piuttosto che dilatare il calcio con interviste sempre in bilico fra il ciclostilato ripetitivo e il banale, perché il calcio è meraviglioso e complesso da giocare, assai meno da chiacchierare. Vorrei un quotidiano agile da portare con me e non un formato così grande da potere fare da lenzuolo ai senzatetto. Non so se l’avrò. Oggi ho Domani. Domani forse aspetterò Godot.

 


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