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30 aprile 2019
Il branco a Modena

Il centro della città in mano a una minoranza di teppisti. E’ violenza anche imbrattare i muri, la proprietà altrui, minacciare chi li riprende e andarsene indisturbati. Nulla di strano: siamo in una nazione allo sbando.

 


Osservando e ascoltando le persone per la strada, i recenti avvenimenti del pomeriggio di follia del 25 aprile, rivelano uno stato d’animo di rassegnazione per com’è gestita la democrazia e la libertà di pensiero in Italia.  A bocce ferme si scatenano le polemiche. Da una parte il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che critica la gestione dell’ordine pubblico e se la prende con il Ministro degli Interni, mentre dalla Procura e dalla Prefettura si difende il comportamento delle Forze dell’Ordine. Non entro in questa discussione (tanto non porterà da nessuna parte) né tanto meno servirà per il futuro. Mi limito solo a commentare gli avvenimenti. 

Siamo in democrazia e in una nazione, dove esiste la libertà sancita dalla Costituzione della Repubblica Italiana di esprimere il proprio pensiero e il proprio dissenso sia in politica sia in altra materia, esiste anche, però, la libertà di non essere d’accordo con quanto scritto negli striscioni che sono sfilati per le vie del centro e quindi di farsi gli affari propri. Perciò massimo rispetto da entrambe le parti e se manifestazione deve avvenire, deve essere fatta in maniera civile, democratica, da parte di chi la organizza. Purtroppo, tale concetto è stato dimenticato dai teppisti che hanno invaso il centro storico facendo i loro porci comodi. I personaggi sono sempre gli stessi. Da una parte c’è chi impunemente fa quello che vuole, dall’altra, le persone comuni che subiscono e infine le Forze dell’Ordine che fungono da deterrente al peggio. Guardando le immagini, si vedono questi teppisti ignoranti, che probabilmente non hanno né arte ne parte, accanirsi contro la proprietà altrui senza nessun ritegno per cosa c’è dietro, ovvero, la fatica e i sacrifici che il lavoro comporta. Parola che loro sicuramente non sanno che cosa voglia dire. Ragazzi e ragazze che con una bottiglia in mano e il volto coperto dimostrano tutto il loro coraggio nell’imbrattare monumenti, vetrine e intimidire i passanti in nome d’ideologie sconfitte dalla storia, per poi la sera tornare nei loro loculi (perché sono dei cadaveri ambulanti), a vantarsi di quanto fatto. Certo, non sarà l’ultima volta che succederà: è come una farsa che andrà in scena altre volte e, come il solito, nessuno pagherà il conto. O meglio: a pagare saranno sempre gli stessi. Coloro che io definisco la maggioranza silenziosa di questo paese. La gente che lavora, che produce, i sottopagati che devono subire la violenza di questi pseudo paladini della giustizia, ma anche quella della globalizzazione e delle multinazionali. 

Mi spiace che non si abbia mai voluto approfondire con una bella inchiesta, come queste persone vivano, da dove vengano, compresa un’intervista ai loro genitori per capire se la violenza contro la proprietà privata (e in questo caso per fortuna non contro le persone), è nel DNA della famiglia o se questi facinorosi lo sono diventati. Apro una parentesi: a una persona è stato distrutto il telefonino, solo perché stava fotografando questi nuovi selvaggi. Gran prova di ardimento, in tanti contro uno! Questo dimostra anche un’altra cosa. L’uso della parola, del pensiero e della libera contrapposizione nel rispetto di tutti, nel loro cervello non esiste. Purtroppo, gli è stata negata da madre natura. Non siamo neanche nell’era barbarica, ma in quella precedente in cui l’uomo delle caverne si esprimeva emettendo strani suoni.


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