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03 settembre 2019
“Quello che non c’è non si rompe”

Narra la leggenda che Henry Ford, giustificasse così lo spartano equipaggiamento, la semplicità estrema, che caratterizzavano la Ford T, popolarissimo modello di auto improntato all’essenziale. Dario Franceschini, evidentemente, fa lo stesso ragionamento e se un ruolo politico, come quello dei vicepremier, causa troppi problemi, per risolvere la questione, propone di eliminarlo...Comunque, notizia dell'ultim'ora, per non rischiare grosso, il PD ha fatto un passo indietro sul "vicepremierato".

 


Da due vicepremier, come era nel governo dimissionario, si è passati ad uno, nel costituendo Conte-bis. Ma, dato che la scelta su chi ricoprirà tale incarico è fonte di insanabile dissidio, poiché Di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle lo rivendica e il Partito Democratico non ha alcuna intenzione di concederglielo, via, con un bel colpo di spugna si cancella il ruolo e il problema non esiste più.

“Quello che non c’è non si rompe”

Così affermava, narra la leggenda, Henry Ford, giustificando lo spartano equipaggiamento, la semplicità estrema, che caratterizzavano la Ford T, popolarissimo modello di auto improntato all’essenziale, la celeberrima auto di Stanlio e Ollio, per intenderci.  Dario Franceschini, evidentemente, fa lo stesso ragionamento e se un ruolo politico, come quello dei vicepremier, causa tali e tanti problemi, per risolvere la questione, propone di eliminarlo, tout court.

Franceschini come Ford : Chi non c’è, non “rompe”, in pratica.

Sulla linea di Franceschini si stanno allineando altri esponenti PD, a partire da Zingaretti.

Credo sia legittimo chiedersi se tutto ciò sia fatto per il bene supremo della Nazione o fatto per non mandare all’aria questa occasione insperata, questo regalo della sorte, tornare al governo e, soprattutto, rimanere saldamente abbarbicati alla poltrona.

Non è dato sapere.

Stando alle appassionate e reiterate dichiarazioni, degli esponenti più in vista e non, sia del PD, sia del Movimento, tutto è per il nostro bene, tutto è fatto per gli italiani, ogni scelta, anche la più bizzarra, anche la più inconsuetamente accomodante, fra compagini e singoli parlamentari che, fino a ieri, si insultavano con epiteti che scorticavano a sangue.

Quando i politici parlano del loro operare, sempre in nome, per conto e nell’interesse degli italiani, di solito tremo… a costo di apparire qualunquista, chiunque parli, qualsiasi governo rappresenti. Nonostante le esperienze negative, tuttavia, la speranza è l’ultima a morire. Staremo a vedere. E, comunque, notizia dell'ultimora, per non rischiare grosso, il PD ha fatto un passo indietro sul "vicepremierato"...

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

“Quello che non c’è non si rompe”

di A.D.Z.

Ma quale bene degli Italiani? I Giallo Rosso vogliono le poltrone

di Massimo Nardi

Se nasce questo governo dobbiamo toglierci il cappello davanti a PD e M5S. In un breve passato si sono detti addosso di tutto. Non si sono sputati in faccia per un rigurgito d’educazione. Oggi, si fanno lingua in bocca.

Ciao, Maestro Ferruccio!

di Alberto Venturi

Maestro d'arte, con la M maiuscola, importantissimo il suo contributo nelle scuole e con le scuole, d'ogni ordine e grado. Era anche mastro, sempre con le mani in pasta, perché pensare e fare, fra le nostre genti, è un unico ritmo della vita, scandito da infiniti 'battere' e mai di 'levare'. 

Malamore No

di Francesca Mercury

L’ Associazione Blu Bramante con il patrocinio del Comune di Modena, presenta  Malamore No. Arrivata alla sua  quinta edizione, la manifestazione sensibilizza e promuove iniziative contro la violenza, a sostegno   delle donne. L’appuntamento è per martedì 3 settembre presso i Giardini Ducali, alle ore 20

Una sconfinata seconda giovinezza: Il signor Diavolo

di Francesco Saverio Marzaduri

Benchè ottantunenne e ingrigito, Pupi Avati mostra un’inesauribile voglia di rimettersi in gioco, cosa invidiabile e rara tra i registi nostrani suoi coetanei. Nel suo quarantesimo film, trova la grinta d’un tempo tornando ad un genere a lui congeniale, quel “gotico padano” di cui in passato fu maestro.

Silicon Valley Game Over

di Eugenio Benetazzo

Paradossalmente proprio le grandi aziende tech sono le principali imputate tanto della fortuna quanto del suo attuale declino a causa della sistematica ed incessante ricerca ed attrazione di talenti necessari allo sviluppo tecnologico ed alla crescita economica.

Buona settimana e buona lettura del n. 667 - 355


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