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02 luglio 2019
Carta da ri-legare

Prima di andare in vacanza vi saluto con un pensierino  dedicato alla vicenda del cantante Marco Carta, arrestato per  furto aggravato alla Rinascente

 


Il pensierino va in vacanza per un po' e vi ringrazio perché comunque ogni giorno, pochi o tanti, mi avete accompagnato in questo primo esercizio mattutino. Vi saluto con una inezia, però...

Il cantante Marco Carta era stato arrestato per un furto di sei magliette del valore di 1.200 euro (dove vado io per quella cifra avrei dovuto rubarne un centinaio). "Al processo per direttissima dopo l'arresto per furto aggravato alla Rinascente - scrive l'Ansa - il giudice aveva deciso di non convalidare la misura cautelare. "E' totalmente estraneo. Marco è una bravissima persona", aveva detto il suo avvocato, Simone Ciro Giordano, dopo l'udienza.
Il pm ha però fatto ricorso alla Suprema Corte proprio contro la mancata convalida dell'arresto.

La notizia di per sé non mi suscita grande interesse, se non per due particolari. Il primo riguarda la narrazione dell'Ansa che appiccica alla notizia della non convalida il giudizio dell'avvocato difensore, dando credibilità all'innocenza. Un commento scontato, superfluo, per nulla chiarificatore, che finisce per essere imbonitore.

Il secondo pensierino mi viene a proposito del ricorso; davvero c'era bisogno che il Pm bussasse alla Corte Suprema per sei magliette? Pur comprendendo le ragioni di principio e la Giustizia con la G maiuscola, non si poteva accertare il verdetto e andare oltre, lasciando Carta libero in attesa del processo di settembre, anche perché, si sa, carta canta, villan dorme?

 


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