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16 febbraio 2021
Gli smemorati del Parlamento

Ha davvero torto Alessandro Di Battista, il passionario 5 Stelle, contrario al Governo Draghi? Colpisce come l’arrivo di Draghi abbia consentito, senza colpo ferire e senza pagare pegno, piroette e dietrofront, accantonamento di veti incrociati e giuramenti di incompatibilità e, in due e due quattro, abbiamo assistito a totale cambiamento di vedute nei confronti dell’Europa.

 


Alessandro Di Battista porta avanti la sua contrarietà al Governo Draghi e rischia di trascinare con sé una parte dei 5 Stelle: “Ne faranno parte, tra gli altri, anche i deputati Brunetta, Carfagna e Gelmini. I tre erano ministri nell'ultimo governo Berlusconi, che ricordiamo soprattutto per le leggi ad-personam, ovvero il tentativo (in parte riuscito) di 'deviare' le Istituzioni per metterle al servizio di un leader politico".  "Nel 2008 - spiega - i tre approvarono in Consiglio dei ministri il Lodo Alfano, un disegno di legge che poi venne votato dal Parlamento. Il Lodo Alfano serviva a creare un vero e proprio scudo penale per le quattro più alte cariche dello Stato. Un provvedimento che, in sostanza, violava il principio d'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”. Poi bocciato dalla Corte Costituzionale. “Trovo immorale che politici che hanno speso tempo (e dunque denaro pubblico) non per occuparsi del Paese ma per risolvere le grane giudiziarie del loro leader, possano avere ancora ruoli così apicali".

 

Ha davvero torto il passionario 5 Stelle? Colpisce come l’arrivo di Draghi abbia consentito, senza colpo ferire e senza pagare pegno, piroette e dietrofront rispetto a ieri, non a 13 anni fa come nel caso degli onorevoli di Forza Italia. Nel giro di pochi giorni veti incrociati e giuramenti di incompatibilità sono stati accantonati, ma, nel caso di Matteo Salvini, in due e due quattro abbiamo assistito a un totale cambiamento di vedute nei confronti dell’Europa. Non che arrivi primo. Tornando indietro di pochi anni la stessa giravolta è avvenuta nel M5S, anche se l’abbiamo dimenticata, come abbiamo scordato l’inadeguatezza di Di Maio ministro degli esteri, che relega l’Italia a un ruolo di comprimaria. Speriamo che le redini della Farnesina le tenga strette Draghi lasciando a Di Maio il ruolo di appariscente cocchiere. Andato al governo con la Lega, urlava 'Io col partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che fare. Io col partito che in Emilia Romagna toglieva alle famiglie i bambini con l'elettroshock per venderseli io non voglio avere nulla a che fare', salvo, un mese dopo, allearsi proprio con il Pd. E quando chiese nel 2018 l’impeachment del capo dello Stato? Quando andò in Francia a incontrare i gilet gialli?

 

Davvero Draghi può essere come il quasi omonimo detersivo capace di eliminare ogni calcare e macchia dai tegami e pulire tutto?

 

Le vicende corrono talmente in fretta da costringere a modificare radicalmente le politiche in tempi sempre più ristretti, ma ‘non esistono uomini per tutte le stagioni’ e noi cittadini potremmo pretendere un minimo di coerenza o almeno, se non possibile, un pressing costante per evitare ritorni al passato.

 

Anche Renzi ricorda e dimentica quel che vuole. In un intervento su La Stampa ha lapidato il PD e Conte in un colpo solo. Il suo ex partito ha incoronato Conte non con una consultazione tra i militanti ma definendolo sui media 'il più popolare', trasferendo la legittimazione dai gazebo ai sondaggi". "E poco importa se Giuseppe Conte ha firmato i decreti Salvini sull'immigrazione, ha affermato il Sovranismo davanti all'Assemblea Generale dell'Onu, si è posto in scia di Trump alla Casa Bianca, si è detto populista davanti ai giovani della scuola di formazione della Lega, ha equiparato il garantismo al giustizialismo". Giusto. E allora perché si è dannato per fare il governo con lui?

 

Quanto al Pd, l’unica cosa che ha dimenticato è il suo passato e per questo non ha presente, ma è soltanto il mio personalissimo parere.

 


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