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26 novembre 2019
Indotto a cadere come pere

C’è un altro aspetto nella vicenda dell’Ilva che finora mi sembra poco approfondito: la protesta degli imprenditori e degli operai dell’indotto.

 


“Protestano contro il mancato pagamento delle fatture da parte di ArcelorMittal – leggo su La Repubblica - avanzano crediti sino a questo momento per 60milioni di euro. Alcuni dipendenti sono stati già mandati a casa, per altri è partita la cassa integrazione. Le ditte non hanno più soldi per pagare il prossimo stipendio, ed oggi scadono anche i contributi”. "Da agosto che non ci pagano. Nessuno più ci fa più credito. E dobbiamo pagare Inps, stipendi, iva. Se non paghiamo passiamo anche i guai” “Questa è gente che già nel 20115 perse 150milioni di euro, per i crediti vantati nel passaggio dalla famiglia Riva alla gestione commissariale dello Stato”.
Qui non c’è scudo che tenga; i soldi li ha e deve rispettare gli impegni con le aziende dell’indotto. ArcelorMittal ha avuto nel 2018 ricavi per 76 miliardi di dollari e un utile netto di 5,14 miliardi; per ottenerli quante famiglie ha mandato in rovina? Quanto ha giocato sporco? Vuole fare così anche a Taranto?
Mi è tornato in mente lo spot dell’Amarena Fabbri: «Capetano, lo possiamo torturare?» Torturare no, ma in caso di inadempienza mettere in galera i manager sì, perché giocano sporco sapendo di farlo. Lo so, il mio è uno sfogo, ma le piccole imprese già faticano a tirare aventi senza che le grandi si impegnino a strozzarle del tutto.

 


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