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19 maggio 2020
‘Che bella sanatoria, tale e quale alla mia’

L’Italia avrebbe bisogno di aprire un cantiere permanente di lavoro parlamentare sulla propria organizzazione sociale, sulla divisione dei poteri e delle responsabilità, ma ci siamo fatti da trent’anni il regalo peggiore: una classe politica nata dalla rabbia, dalla protesta e dal desiderio di onestà, senza alcuna richiesta di competenza.

 


Lo ha detto Roberto Maroni, confrontando la sanatoria del ministro all'agricoltura Teresa Bellanova con il decreto del governo Berlusconi del 2009, quando era ministro all’interno. Con o senza differenze un decennio è passato invano; non avevamo allora una politica per accogliere e governare il fenomeno dei migranti e non l’abbiamo oggi.

Approvammo una sanatoria perché ormai la realtà premeva con troppa forza e ne abbiamo approvata un’altra in questo 2020 perché continuare a chiudere gli occhi stava diventando impossibile.

"Voglio sottolineare un punto per me fondamentale – ha dichiarato Teresa Bellanova - l'emersione dei rapporti di lavoro. Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili. Da oggi lo Stato è più forte del caporalato". Il premier Giuseppe Conte ha aggiunto: "I principi esiliano qualsiasi considerazione sui numeri. Il centrodestra credo abbia regolarizzato quasi 900mila migranti".

Gli invisibili sono meno invisibili oggi, ma da domani si ricomincerà con nuovi arrivati, diversi dei quali clandestini. In più restano nelle stesse condizioni tutti quelli esclusi dalla sanatoria e se Conte ha ragione ritenendo prioritaria l’umanità, rispetto ad ogni altra considerazione, continua  a mancare quello che non ha saputo fare, perfettamente in linea con quanti l’hanno preceduto: governare e garantire la legalità.

Ma poi, emigrazione e lavoro nero sono due fenomeni, non uno unico, seppure strettamente intrecciati. E i lavoratori in nero non stranieri? Non li ha dimenticati Papa Francesco parlando del mondo del lavoro: «Mi ha colpito quello dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane. Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati. E vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e del lavoro».

Sanatoria sbagliata? No, anzi doverosa, ma se contestualmente non si cambiano le regole e i modi per applicarle, più che sanatoria dovremmo chiamarla cronicaria, il ripetersi delle stesse modalità: condoni che non chiudono ferite, limitandosi a medicarle, un ‘adesso basta!’, senza alcun intervento sulle cause.

Torniamo sempre lì, ai problemi strutturali, ai quali sopperiamo con creatività, volontà, lavoro (tanto lavoro), come evidenziano le situazioni di emergenza, vedi coronavirus, ma che diventano palude e inefficacia nei tempi normali.

L’Italia avrebbe bisogno di aprire un cantiere permanente di lavoro parlamentare sulla propria organizzazione sociale, sulla divisione dei poteri e delle responsabilità, ma ci siamo fatti da trent’anni il regalo peggiore: una classe politica nata dalla rabbia, dalla protesta e dal desiderio di onestà, senza alcuna richiesta di competenza.

 


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