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11 giugno 2019
Sbaglia la UE, o siamo noi degli incapaci?

Poca fiducia nei confronti delle ricette economiche del governo giallo-verde. Però, noi in passato non abbiamo certo brillato per serietà. 

 


Non corre buon sangue fra Bruxelles e l’Italia.  Loro sono i cattivi e noi siamo i buoni. Sarà così? Tuttavia, se ci fermiamo un attimo a lavorare con il cervello e non con la pancia, forse, qualche ragione questi grigi burocrati d’oltre Alpi, possono averla. I mali dell’Italia sono tanti e non passa giorno che i talk show della politica non ce li raccontino. La 7 ci fa passare la mattinata con la passerella di tanti personaggi, più o meno simpatici e veritieri, che ce la raccontano e se la cantano su come risolvere i mali del paese. Apriamo una parentesi: gli italiani, però, s’interessano della politica o di come sono governati? Io direi proprio di no. Questo, perché la grande maggioranza di noi, dall’inizio degli anni ’70, si è sempre fatta i cavoli propri. L’importante era arrivare il sabato sera per guardare Canzonissima comodamente seduti nel tinello di casa propria. Chiusa parentesi. Da qualche anno, purtroppo, hanno visto che la loro situazione economica non è più tanto rosea e hanno dovuto cominciato a tirare la cinghia. Così, ora, l’italiano medio comincia a interessarsi di più alla cosa pubblica. Il problema grave è, invece, che l’attuale classe politica non s’interessa dei problemi dell’Italia! Questo poteva andare bene quando si era uno Stato sovrano, ma ora non funziona perché siamo entrati in un contesto dove esistono delle regole. Regole che possono piacere o no, ma le abbiamo firmate. La stortura di tutto questo, sta nel fatto che chi le ha firmate, non aveva ben compreso (siamo delicati) cosa stava facendo, o meglio, cosa stava firmando, senza minimamente pensare al futuro. Sono passati ormai tanti anni da quelle firme e diciamolo chiaramente, l’Italia non ne ha tratto nessun beneficio. I ricchi sono più ricchi, la classe del ceto medio si è sempre più ristretta e si è allargata quella dei poveri, o meglio, di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Destra e sinistra si possono distribuire equamente, nel passato, i disastri. Attualmente, abbiamo un governo anomalo che può fare anche di peggio. Tanti, sono i mali messi sotto la lente d’ingrandimento dai nuovi arrivati su cui addossare le colpe nella mala gestione della nazione. Però, non vedo, anzi, non ho sentito e visto risolvere uno di tali disastri. Sentire dire che non siamo attrattivi per gli investimenti esteri o che chi l’ha fatto se ne va, vorrà pur dire qualcosa. Provate a immaginare una stanza, dove c’è il consiglio d’amministrazione di una grande multinazionale che costruisce resort. Hanno dei soldi da investire. Dove? Su un grande schermo una segretaria fa scorrere le immagini di tre stati diversi che si affacciano sul mare e uno di questi è l’Italia. Poi passano le diapositive meno accattivanti. Tempi per le autorizzazioni, giustizia, stabilità politica, burocrazia e altro. Cosa si ottiene? Che risposta volete che ci sia? – Ok, sicuramente non andiamo in Italia. Analizziamo meglio le altre due nazioni -. Ora, questo è lo spiacevole scenario. Fantasia, purtroppo, non credo. Non diamo fiducia! Ecco l’amaro risultato di tutto. Inoltre, non riusciamo nemmeno a diminuire di un centesimo il debito pubblico. Eppure, attualmente, sembra che la ricetta per risollevare l’Italia sia fare altro debito. Sarà, però, se i burocrati hanno dei dubbi, come dargli torto?

Termino sull’informazione. Sentiamo dire che molti che scrivono e fanno informazione non sa usare il congiuntivo. Sarà, ma che una nota conduttrice, la Barbara Palombelli, non sappia che i mini assegni non furono inventati dalle banche, e su questo richiamata da un giornalista in studio, è grossa. Poi, se un noto quotidiano, Il Resto del Carlino, pubblica una foto e la didascalia sostiene che si tratta di una P38 (pistola semiautomatica) quando si tratta di un revolver, quanti altri errori (più o meno voluti), ci sono propinati?

 

 

 

 


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