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11 gennaio 2022
Djokovic è un campione?

È nota tutti la vicenda tennista serbo, non vaccinato, e  della sua probabile non-partecipazione agli open australiani, ma anche ottenendo un’insperata ammissione in extremis (le trattative sono in corso mentre scrivo) la figuraccia resta, fra il ridicolo e il grottesco.

 


Il dizionario Treccani elenca i diversi significati di ‘campione’. Se ci limitiamo al significato di vincitore di una gara o di un complesso di gare, di atleta eccellente e di grande fama, Djokovic è indubbiamente un campione. Se però pensiamo al campione come una ‘piccola quantità di una cosa (un c. di stoffa, di vino, di marmo, ecc.) destinata a farne conoscere qualità e proprietà’, voglio sperare che Djokovic non sia un campione, né dello sport nè del cittadino..

Conoscete tutti la vicenda della sua probabile non-partecipazione agli open australiani, ma anche ottenendo un’insperata ammissione in extremis (le trattative sono in corso mentre scrivo) la figuraccia resta, fra il ridicolo e il grottesco.

Il tennista serbo, non vaccinato, è giunto in Australia con una esenzione speciale , ma ciò che bastava alla Federazione, non è stato ritenuto valido dal governo e, al suo arrivo a Melbourne, trattato non benissimo, ma come ogni altro viaggiatore.

Sapeva le regole; ha provato ad aggirarle, non ci è riuscito. Caso chiuso? Macché!

Prima la sua famiglia, poi le autorità serbe ed anche i suoi tifosi si sono mobilitati. Hanno parlato di reclusione, ma il ministro dell’interno australiano ha precisato: “Non è detenuto; è libero di andarsene quando vuole e la polizia di frontiera lo aiuterebbe a farlo“. L’albergo dove è alloggiato,  utilizzato per alloggiare gli immigrati, non sarà pluristellato, ma non è una prigione. Djokovic ha denunciato che nel suo alloggio ci sono insetti, umidità e molto rumore. Leggo però su Tuttosport che la stessa premier serba Ana Brnabic ha detto:

 “Siamo riusciti a ottenere che gli venga fornito cibo senza glutine, che abbia a disposizione l'attrezzatura per allenarsi, gli hanno dato un laptop e una carta sim per consentirgli di essere in contatto con i suoi familiari”.

Scendono in campo colleghi: “Il modo in cui stiamo gestendo la situazione è brutto, davvero brutto. Questo è uno dei nostri grandi campioni ma alla fine è umano. Bisogna fare meglio”. Lo stanno forse trattando in modo disumano? O bisogna trattarlo meglio perché è un campione? E gli immigrati che in quel centro sono da anni?

I suoi legali dichiarano che Djokovic ha già contratto il Covid, però mentre risultava malato, a metà dicembre, partecipava a eventi e premiazioni pubblici, ovviamente senza mascherina.

Ad essere grotteschi sono il padre del tennista e le autorità serbe; il primo ha avuto la faccia tosta di dichiarare: "È diventato il simbolo e il leader del mondo libero, un mondo di nazioni e persone povere e oppresse. Potranno incarcerarlo, incatenarlo, ma la verità è come l'acqua, trova sempre la sua strada". Povero Djokovic perseguitato, martire della democrazia.  "Mio figlio è prigioniero. Novak è la Serbia e la Serbia è Novak. Stanno calpestando la Serbia e il popolo serbo".  E’ un delirio di arroganza, assecondata dalle autorità. Il presidente serbo gli ha telefonato: . "Gli ho detto che tutta la Serbia è con lui e che le nostre autorità prenderanno tutte le misure per fermare il maltrattamento al miglior tennista del mondo nel più breve tempo possibile". Ed è arrivato dire: “La vicenda influirà sui rapporti tra Serbia e Australia”.

Senza limite, senza ritegno, senza vergogna. Due popoli che alterano i loro rapporti a causa di un tennista che si sente al di sopra delle regole. E la famiglia soffia sul fuoco alimentando manifestazioni di strada in Serbia.

La democrazia si indebolisce anche così, pensando che un campione dello sport abbia più diritti di un normale cittadino.

 


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