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23 febbraio 2021
Gli occhi sulla Sanità: non distogliamoli

Grazie a tutti i medici, al personale sanitario, ai volontari, a chi si è impegnato per combattere la pandemia. Il loro lavoro è la nostra vita. La sanità pubblica è una delle eccellenze italiane che dobbiamo difendere a tutti i costi; pubbliche dovrebbero essere la ricerca e lo sviluppo del settore,  impedendo qualsiasi  speculazione su farmaci salvavita e i vaccini.


Ci voleva la pandemia a farci girare lo sguardo verso la sanità; ne abbiamo apprezzato la sua fondamentale importanza con il Presidente Mattarella, in occasione della prima giornata degli operatori sanitari: "Il nostro sistema sanitario nazionale, pur tra le tante difficoltà, sta fronteggiando una prova senza precedenti e si dimostra più che mai un patrimonio da preservare e su cui investire, a tutela dell'intera collettività. Per queste ragioni rivolgo, a nome di tutti gli Italiani, un saluto riconoscente a tutto il personale sanitario ed esprimo commossa vicinanza ai familiari dei caduti per la salvaguardia della salute di tutti noi".

 

Sta cadendo il totem eretto negli anni del liberismo che gestione privata sia per definizione più efficiente di quella pubblica, dimenticando il concetto di fondo: la sanità pubblica è un servizio che ha come finalità la cura delle persone; la sanità privata è un servizio che ha come mezzo la cura della persona e come finalità il business.

 

Tra l’altro l’inefficienza delle pubbliche istituzioni è la prima causa del cattivo funzionamento del rapporto con la sanità privata, perché se non sei capace di organizzarti al tuo interno perché dovresti essere capace di controllare un appalto? Questo vale per la sanità come per tutti gli altri servizi che negli anni sono stati ‘esternalizzati’, togliendo alla comunità quell’indispensabile parte di ricavi che costituiscono inevitabilmente i premi per gli investitori.

 

E questo ci porta al governo Draghi, chiamato perché sappia sfruttare il Recovery Fund per rilanciare il nostro Paese. Non dimentichiamoci che lo costringiamo a gareggiare in Formula Uno con una utilitaria. Infatti la macchina dello stato, di diverse regioni e comuni è farraginosa, complicata, lunga, autoreferente, tutto il contrario di ciò che servirebbe per cambiare marcia.

 

Così come, per la sanità, le situazioni sono molto diversificate, alcune più che sufficienti, altre disastrose come in Calabria, tutte comunque accomunate dal tentativo di centralizzare i servizi per ottimizzare i costi, talvolta penalizzando la medicina territoriale, o non valorizzandola a sufficienza. Invece dobbiamo ripartire dal concetto che il medico di base e i servizi di comunità sono quelli basilari, lasciando che la centralizzazione riguardi le specialistiche dove si richiede alta qualità, attrezzature e strutture specializzate.

 

Dobbiamo prestare attenzione a non mettere sotto pressione le associazioni di volontariato, diventate oggi insostituibili nelle nostre comunità per tutta una serie di servizi sociosanitari. Dovremmo evitare di seppellirne sotto responsabilità e burocrazie che alla lunga potrebbero bloccarne il ruolo.

 

La sanità pubblica è una delle eccellenze italiane che dobbiamo difendere a tutti i costi; pubbliche dovrebbero essere la ricerca e lo sviluppo del settore; o, in ogni caso, la comunità dovrebbe impedire speculazioni su farmaci salvavita o, come in parte è avvenuto e sta avvenendo, per i vaccini.

 

Sono problemi complessi e non basta una ricetta. In questo senso al primo posto deve tornare la politica per dare gli obiettivi generali e indicare le regole del gioco, onde garantire a tutti il diritto alla salute. Questo dovrebbe fare; non scegliere i primari e distribuire i posti.

Intanto grazie a tutti i medici, al personale sanitario, ai volontari, a chi si è impegnato per combattere la pandemia. Il loro lavoro è la nostra vita.


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