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28 luglio 2020
Anche l’Italia rischia di morire con e non di Coronavirus

Abbiamo i soldi e non abbiamo deciso cosa farne. Le pubbliche istituzioni non sono al passo con i tempi, incapaci di leggere il presente a causa dell’impreparazione degli eletti e di una struttura tecnica burocratizzata, Più gli eletti sono ignoranti e alieni dalle competenze di governo e più i tecnici dovrebbero supportarli, ma a loro volta i tecnici dovrebbero essere giudicati dai politici e per fare questo occorrerebbero capacità di verifica.

 

 


Ho letto la lettera del segretario Pd Nicola Zingaretti al Corriere della Sera la settimana scorsa. Come non dargli ragione quando sostiene: “Occorre mettere al centro i veri motori dello sviluppo: le persone. Solo mettendo in condizione giovani e meno giovani di esprimere appieno le proprie reali potenzialità, l’Italia potrà avviare una nuova stagione di crescita del Paese. Occorre investire rapidamente in progetti concreti sui fattori abilitanti per lo sviluppo economico, come le piattaforme digitale, logistica ed energetica; su ambiti decisivi per lo sviluppo umano e l’inclusione sociale, quali formazione, cultura e sanità; e infine su settori chiave del Paese che siano orientati in modo innovativo verso nuovi modelli di consumo ‘responsabile’, nati e accelerati dalla pandemia, in grado di trainare in maniera stabile crescita e occupazione”.

 

Zingaretti cita: la creazione di una piattaforma digitale di ultima generazione per dare opportunità anche alle aree interne; la trasformazione digitale della pubblica amministrazione e la lotta contro la cattiva burocrazia; un piano per il rinnovo della piattaforma logistica; un piano energetico green ; il rinnovamento del sistema scolastico e sanitario; la conversione della nostra economia verso settori e tecnologie più innovative; gli investimenti per rendere protagonisti del lavoro i giovani e le donne.

 

Però. Se Zingaretti capo politico fa bene ad elencare il ‘cosa’, dal Governo mi aspettavo che fosse già stato studiato il ‘come’, anche perché gli obiettivi elencati sono stati soltanto evidenziati e aggravati dal coronavirus, ma costituiscono da molti (troppi) anni l’emergenza italiana. Purtroppo, come è accaduto per le vittime della pandemia, anche l’Italia rischia di morire non di coronavirus, ma con il coronavirus, perché l’organismo era già debilitato.

 

Avrei sperato che fosse chiaro da tempo come fare fruttare i soldi della Comunità Europea e quindi fatico ad accettare che Crimi, leader del M5S, si domandi, polemizzando con il Pd a proposito del Mes: “Abbiamo la Bce che compra il nostro debito e soprattutto dobbiamo decidere come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund. Concentriamoci su questo, e non su uno strumento definito rischioso anche da molti economisti. Tra l’altro, continuare a parlare del fondo salva Stati trasmette all’estero l’immagine di un’Italia con l’acqua alla gola, e non è affatto così".

 

Beh, l’immagine dell’Italia con l’acqua alla gola (e sta salendo, perché il debito aumenta e ‘debito’ ha ancora un unico significato) mi sembra piuttosto reale, ma soprattutto dovrebbero già sapere, al Governo, se il Mes sia utile o meno, così come dovrebbe già avere elaborato come, dove, quando e quanto spendere, anzi investire le entrate.

 

Abbiamo i soldi e non abbiamo deciso cosa farne. Le pubbliche istituzioni non sono al passo con i tempi, incapaci di leggere il presente a causa dell’impreparazione degli eletti e di una struttura tecnica burocratizzata, Più gli eletti sono ignoranti e alieni dalle competenze di governo e più i tecnici dovrebbero supportarli, ma a loro volta i tecnici dovrebbero essere giudicati dai politici e per fare questo occorrerebbero capacità di verifica.

 


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