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27 agosto 2019
Simboli religiosi, identità popolare e propaganda politica

Parte dell’elettorato cattolico si ritrova indispettito dalle continue esposizioni politiche di alcuni religiosi in materia di immigrazione. Un elettorato che è anche confuso da una Chiesa che ha creato continui strappi tra insegnamento dottrinale e prassi pastorale, e quindi è alla ricerca di un’identificazione forte per riscoprire l’appartenenza ad una storia e ad una fede ritenuta da molti sotto minaccia

 


 Impazza l’immagine di Salvini che   bacia il rosario   mentre Conte parla al Senato. Fuoco e   fiamme sono   scoppiate quando il leader della Lega nella sua risposta   a Conte, richiama la devozione al cuore   Immacolato di   Maria e cita san Giovanni Paolo II.

 Il precedente più eclatante al discorso di Salvini in Senato è stato al comizio per le Europee della Lega in piazza Duomo a Milano il 18 maggio scorso. «Ci affidiamo alle donne e agli uomini di buona volontà. Ci affidiamo ai sei patroni di questa Europa […]. E affidiamo a loro il destino, il futuro, la pace e la prosperità dei nostri popoli. Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che son sicuro ci porterà alla vittoria». In quell’occasione il leader della Lega tirò fuori anche un rosario e divenne oggetto di pesanti polemiche da parte di alcuni giornali cattolici. 

Si notino per un momento alcune simbologie: il 18 maggio è il compleanno di san Giovanni Paolo II, l’affidamento al cuore immacolato di Maria e l’esposizione del rosario è avvenuta in una piazza simbolo per i musulmani, divenuta oggetto nel gennaio 2009 di una grande preghiera islamica e da molti interpretata come un messaggio minaccioso di conquista.

Salvini, a pochi giorni dal voto europeo che gli ha consegnato consensi bulgari, ha simbolicamente riconquistato una piazza occupata da coloro che “per spada o predicazione” hanno l’obiettivo di islamizzare l’Europa.

L’uso dei simboli è uno strumento identificativo forte. Se poi questi sono religiosi il potere identificativo è ancora più forte, poiché identifica la storia di un popolo e le sue vicende, ed il credo più profondo di ogni persona.

Salvini, esponente del maggior partito sovranista a livello europeo, ha da tempo capito che una parte di elettorato cattolico si ritrova indispettito dalle continue esposizioni politiche di alcuni religiosi in materia di immigrazione. Un elettorato che è anche confuso da una chiesa che ha creato continui strappi tra insegnamento dottrinale e prassi pastorale, e quindi è alla ricerca di un’identificazione forte per riscoprire l’appartenenza ad una storia e ad una fede ritenuta da molti sotto minaccia.

La propaganda politica con l’uso di simboli relgiosi di Salvini è centrata su questo. Non è “un incosciente religioso” come lo ha accusato Conte, è piuttosto un chirurgo della comunicazione.

Per la Dottrina Sociale della Chiesa la fede deve avere una rilevanza pubblica (p.71)  e riguardo il principio di laicità afferma che “permangono purtroppo ancora, anche nelle società democratiche, espressioni di intollerante laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della fede, cercando di squalificare l’impegno sociale e politico dei cristiani, perché si riconoscono nelle verità insegnate dalla Chiesa e obbediscono al dovere morale di essere coerenti con la propria coscienza” (p.572).

Un cattolico tuttavia deve tenere sempre presente una cosa, che “le istanze della fede cristiana difficilmente sono rintracciabili in un’unica collocazione politica […]. La sua adesione a uno schieramento politico non sarà mai ideologica, ma sempre critica […] (p.573).

Personalmente non sono favorevole all’esposizione continua di simboli religiosi, come alle continue dichiarazioni che ricordino quanto uno è credente. Credo più alle opere che rivelano la qualità della fede. Ma Salvini oggi sta recuperando un sentimento identitario che nel popolo italiano, specialmente quello cattolico, era stato messo al bando nel nome del dialogo a tutti i costi, dell’incontro, dei ponti. Per dirla con Benedetto Croce “non possiamo non dirci cristiani”. Dirsi cristiani comporta delle conseguenze, e tra chi si professa tale ma poi apre le porte agli abortisti, ai trafficanti di esseri umani, alla dissoluzione dell’essere umano è preferibile chi affida l’Italia alla Madonna e si candida a governare il Paese in coerenza con il suo patrimonio di storia


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