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30 marzo 2021
Cose fatte alla carlona. Anzi, peggio.

Alla promozione dei monopattini elettrici, con gli incentivi statali decisamente ingenti, destinati a finanziare la loro adozione nella mobilità urbana, non corrisponde la regolamentazione relativa, necessaria e indispensabile, in merito alle norme di circolazione, alla sicurezza, alla responsabilità civile verso terzi di chi se ne serve.  Direi che collocare la questione monopattini fra le “cose fatte alla carlona” è un’espressione fin troppo bonaria. Trovo, invece, delinquenziale, non regolamentare opportunamente l’uso di un mezzo come questo, dati i guai e i danni che ne possono derivare.  

 


Ad allungare le statistiche degli incidenti stradali contribuiscono, da un anno a questa parte, anche i monopattini elettrici  che fanno registrare in media un incidente grave ogni tre giorni. Dai documenti  dell’Osservatorio Monopattini dell’A.S.A.P.S. si ha notizia di 125 incidenti con feriti gravi, 11 dei quali in prognosi riservata e di due morti nel 2020:  il primo, un sessantenne di Budrio, scontratosi con un’auto, la seconda una giovane mamma di Genova, trentacinquenne,  uccisa da un mezzo pesante.

La prima vittima del 2021 è  un’anziana signora di Milano, investita il 29 gennaio scorso da un monopattino che l’ha fatta cadere, allontanandosi poi indisturbato. Soccorsa da un negoziante, la donna accusava poco dopo fortissimi dolori. Trasportata in ospedale, le venivano riscontrate  fratture al polso e al femore. Le operazioni, le cure, la  successiva riabilitazione, non hanno però avuto felice esito e,  dopo un improvviso aggravamento,  la signora Rosanna Rossi è morta l’11 marzo scorso.  In Italia ci deve proprio  scappare il morto e poi si inizia a prendere in considerazione  qualcosa, forse. Dico forse.  

Gli innumerevoli incidenti che quotidianamente  vedono coinvolti i monopattini, il mezzo di trasporto urbano individuale più in voga del momento,  sono il segnale della loro grande  pericolosità.   

Le cose fatte in fretta e male,  in modo trascurato e grossolano, senza andare troppo per il sottile, si definiscono come fatte “alla carlona” . Per quanto poco generosa nei confronti di Carlo Magno, ai cui gusti semplici, talvolta grossolani, soprattutto nel vestire, risalirebbe, preferisco questa espressione piuttosto che, come si sente dire  fin troppo spesso “cose fatte all’italiana” come a definire cose veramente organizzate male. Non ambisco ad ingrossare le file degli autodenigratori che sembrano trovare un perverso piacere dando addosso alla loro Nazione. Italiana sono anch’io e mi addolora, mi avvilisce  e mi offende sentir dire "cose fatte all'italiana" in senso spregiativo, come se fossimo una nazione dappoco,popolata di persone dappoco.

Scelte linguistiche a parte ci sono comunque  cose per le  quali entrambe le espressioni appaiono  del tutto inadeguate in quanto conservano pur sempre una certa bonarietà di giudizio. Non discuto sulla loro adozione - sarei comunque lieta  che  chiunque  ne fosse al corrente mi delucidasse in merito alla correlazione, all’ utilità dei monopattini col difendersi dal Coronavirus, tanto da meritare un “bonus” in piena Pandemia – ma credo che sia stata una colpevole leggerezza, e qualcosa di più, anzi, autorizzarli e diffonderli senza una previa  circostanziata  regolamentazione.

Ci sarà sempre l’ incivile  che percorrerà il marciapiede  facendo lo slalom fra  gli inermi passanti; ci sarà il dritto che supererà  le auto ferme al semaforo, sorpassando indifferentemente da destra; ci sarà sempre l’incosciente  che a tutta velocità si farà strada fra il prossimo che rispetta i limiti; ci sarà sempre il delinquente che percorrerà la strada contromano, che sfreccerà sulle strisce pedonali, che improvviserà gare di velocità, che farà salire una o più persone sul mezzo;  ci saranno sempre quelli che procederanno  affiancati, occupando mezza carreggiata.  La civiltà, la correttezza, l’urbanità, non si insegnano... Ma che, almeno, costoro paghino per la loro incoscienza, per il loro comportamento incivile, per la loro indifferenza e intolleranza alle regole!  Le regole  che  si fanno prima, non dopo che ci scappi il morto… o i morti.  

I monopattini devono a mio avviso avere il limitatore di velocità, chi li usa deve sottostare alle regole  sull’uso di alcool e sostanze stupefacenti, deve dotarsi di casco e stipulare assicurazione obbligatoria per i danni a terzi; inoltre è indispensabile che si provveda all’ identificabilità del mezzo con targa. 

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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

Cose fatte alla carlona. Anzi, peggio.

   A.D.Z.

 Pasqua con i padri nobili

 Alberto Venturi

Vorrei augurare a tutti voi Buona Pasqua, richiamando il pensiero di due figure che hanno illuminato il XX secolo, reincontrati grazie ai media proprio in questi giorni.

Pressione fiscale-contributiva insostenibile

Gaetano Morgante

Le partite Iva non riescono a pagare; lo Stato non riesce ad incassare. E’ chiaro per molti, non per il Pd

Contro la dittatura delle restrizioni sanitarie…

Ugo Volpi

Lo Stato che ti obbliga alla prudenza non è dittatura; è più dittatura l’essere costretto a sopportare le conseguenze del ‘ faccio quel che mi pare ’,  signori ai quali non servono 400 euro di multa; va loro richiesto di firmare un’assunzione di responsabilità per cui i costi di un eventuale ricovero causa coronavirus non sarà coperto dalla comunità e saranno comunque ultimi nella graduatoria d’ingresso.

Campagna vaccinale

Giovanni Serpelloni

Manca quel cambio di passo che può cambiare il nostro futuro prossimo. Ritardi inaccettabili di forniture ma anche una organizzazione ancora farraginosa e insufficiente. È un dato di fatto dimostrato dalle percentuali delle persone ad oggi vaccinate. Questo comporta anche che non si possa arrivare presto alle così dette “riaperture” generando profondi disagi e sofferenze soprattutto per le persone più fragili e il settore produttivo.

Italiani per forza, un libro per unire tutti gli Italiani

Angelo Paratico

Un ruolo notevole nella diffusione di mezze e false verità è stato svolto dai social media e da Internet negli ultimi anni. La versione neoborbonica dell’Unità d’Italia è stata certamente stimolata dalla narrazione basata su dati propagandistici, diffusa negli anni Ottanta dalla Lega Nord, che vedeva le regioni settentrionali danneggiate da un Mezzogiorno parassitario, una tesi che i leghisti hanno ormai messo in soffitta, assieme ai Kalashnikov da oliare e il celodurismo di Umberto Bossi

Buona settimana e buona lettura del n. 743 – 437.


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