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16 aprile 2019
La resa dei conti in FI è rimandata a dopo le elezioni Europee.

Elisabetta Gardini lascia FI, Toti rimanda l’uscita per vedere come va finire il partito dopo le elezioni Europee. Come fece Almirante nel 72, assorbendo i monarchici, Salvini e Meloni aspettano sulla riva i naufraghi del transatlantico Forza Italia.

 


Quando la nave affonda, i primi ad abbandonare la nave sono i topi. Questa frase è applicata anche in tante altre situazioni. Quella che la rispecchia meglio di tutti è la politica. Tradotto, vuole dire, più o meno, che quando un partito è in declino di consensi gli elementi migliori, o peggiori, dai Senatori fino ai consiglieri comunali cercano casa altrove. Naturalmente, si va verso i partiti che hanno in quel momento il vento in poppa: poco o niente è lasciate agli ideali. Questa è una pratica che viene dal passato. Rimane nella storia della politica repubblicana il ribaltone al comune di Napoli nel 1961, quando 7 consiglieri di maggioranza a guida PDIUM (Partito democratico di unità monarchica), bollati dal direttore del quotidiano Roma, Alberto Giovannini come – i sette puttani -, passarono disinvoltamente con la DC partenopea gestita dalla famiglia Gava, ponendo così fine al fenomeno del laurismo, prima sotto il simbolo di Stella e corona e poi con i due leoni che tengono fra le zampe una corona. Storia che si propone in ogni legislatura. L’ultimo caso, ma solo per la notorietà della persona, riguarda Elisabetta Gardini: euro deputato di FI che lascia il Cavaliere per approdare a FdI, che, insieme alla Lega, sta raccogliendo i transfughi di quel movimento che raccolse l’eredità dei partiti disfatti dalla stagione di mani pulite. La signora, con varie legislature alle spalle, quindi non una dilettante allo sbaraglio, solo ora si accorge che qualcosa non va? Perché non ha cominciato prima a fare la fronda? Da del becchino ad Antonio Taiani? Eppure con il necroforo c’è stata tanto tempo. Per le motivazioni: la colpa è sempre quella delle altrui, salvando il benefattore. Un Re solo nel suo palazzo, circondato da cortigiani che gli nascondono quello che veramente sta succedendo fuori dalla reggia. Un vero e proprio atto d’accusa nei confronti di alcuni colleghi, io sono più malizioso verso le colleghe, che riescono a nascondere bene la verità, che è poi svelata dalle elezioni, dove si scopre che la base non c’è più. Siamo sicuri che sia proprio così? Direi di sì. In prevalenza la colpa è di chi è in loco e che diciamo brutalmente non ha mai fatto niente pensando solo al proprio tornaconto personale. Noi tutti, spesso, vediamo senatori o deputati regionali o nazionali che sono sempre con il telefonino attaccato all’orecchio. Qualche ingenuo dirà: - Ma guarda che bravo, anche nei momenti liberi sta sicuramente lavorando per noi. Stupidaggini! il più delle volte si sta facendo i suoi interessi: in altre parole parla con il commercialista, oppure con il suo spione sul territorio che gli spiega che il tale si sta dando da fare per farsi conoscere e mettere in pericolo la sua posizione. Oppure, parla con un collega per sapere chi è il politico al momento più vicino al padre padrone del partito. È una scala gerarchica che si può scrivere così: - Caro amico, io oggi sono consigliere regionale, sii fedele a me che al momento giusto io scendo a Roma e tu passi al mio posto in Regione. Per la lista non ti preoccupare: i nomi dei tuoi concorrenti li scelgo io -. Come si evince, rimane poco tempo per gli interessi del popolo. Questa, purtroppo, é la politica.


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