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05 ottobre 2021
La bestia, il fango e il (presunto) potere dei media

 

Uno statista cambia il corso della storia con atti concreti, leggi, regolamenti, esempi. Sì, anche l’esempio personale conta. E questo vale anche per i collaboratori. Banalmente, non posso avere un tossicodipendente in squadra se la mia battaglia è combattere il narcotraffico; non posso avere in staff un novax se la mia politica è provax; non posso essere filo Pechino se la mia alleanza è con Washington…e via così. La stampa, che pure ha tante colpe, è l’ultimo dei problemi.


Mi stupisco dello stupore. Da sempre politici e giornali si usano a vicenda. I primi passano informazioni che i secondi rilanciano ben sapendo che quelle informazioni spesso e volentieri nascondono un altro fine. Succede così anche per i magistrati, per le forze di polizia e in fondo per tutte le “fonti” giornalistiche. Lo sanno tutti, è una delle regole del gioco. Si dà per avere. Se le cose vanno male, il conto si azzera. Mors tua, vita mea. Quindi, dov’è lo scandalo se su Luca Morisi la stampa affonda il colpo?

Le ragioni della notizia ci sono tutte: un uomo di potere (ha gestito sino all’ultimo la macchina di comunicazione di un importante leader politico che su questa macchina ha costruito la sua carriera); un creatore di contenuti che hanno condizionato la stampa; c’è il sesso; c’è la droga; c’è il moralismo buttato a piene mani quando ad essere beccati con le mani nella marmellata erano altri, con amici meno potenti, e meno ricchi, di Luca Morisi.

Si dirà: lo fate perché adesso non è più potente e perché fa comodo in campagna elettorale. Sì, ma è accaduto lo stesso tam-tam mediatico col prete beccato pure lui con la “droga dello stupro” e quanto alla campagna elettorale, in fondo, è stato un organo dello Stato a far uscire in questa settimana la notizia…quindi, perché lo stupore? Se la notizia non è vera, Luca Morisi potrà citare in giudizio i giornali e i giornalisti; se è vera, la domanda sulla tempistica è legittima, ma non è neppure questa una gran novità. Da sempre chi ha potere centellina a proprio piacimento le informazioni.

C’è però un altro punto: come diamine è possibile che l’uomo della comunicazione del Ministro degli Interni abbia una situazione di familiarità con le droghe e nessuno lo sappia? Se è vera l’ipotesi dell’accusa, vuol dire che qualcuno ha venduto della droga a questa persona, anche a Roma, che si è esposta  così ad un possibile ricatto da parte della malavita…volete dirci che al Viminale può entrare chiunque? Anche quelli che hanno consuetudine di frequentazione con gli spacciatori?

Più che fango mediatico qui c’è una spaventosa carenza di cultura politica: sparare cazzate sui social, mettere alla berlina un piccolo spacciatore di periferia, trattenere in mare i migranti quando le telecamere sono accese non significa essere statisti. Uno statista cambia il corso della storia con atti concreti, leggi, regolamenti, esempi (sì, anche l’esempio personale conta). E questo vale anche per i collaboratori. Banalmente, non posso avere un tossico in squadra se la mia battaglia è combattere il narcotraffico; non posso avere in staff un novax se la mia politica è provax; non posso essere filo Pechino se la mia alleanza è con Washington…e via così. La stampa (che pure ha tante colpe) è l’ultimo dei vostri problemi.

 


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