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12 marzo 2019
Una nazione votata al suicidio

Cosa non si fa per una poltrona. La coerenza non vale in politica. Accordi sottobanco pur di non perdere il potere raggiunto. Finisce l’epopea del Cavaliere: la buona, ricca e un po’ snob borghesia milanese accoglie il suo nuovo paladino tal Matteo Salvini. 

 


Capire cosa porta una persona a togliersi la vita è un’impresa ardua. Chi resta, moglie o figli, si affida alla classica lettera lasciata dal defunto per comprendere il gesto. Nel nostro caso, come si legge dal titolo, la platea delle interpretazioni è molto più ampia. Sì, perché a portare a compimento il tragico gesto, concorrono più persone: in altre parole, si tratta di chi ci governa, con motivazioni più o meno spendibili. Veniamo ai fatti. Siamo governati da due entità che stanno agli opposti: una sorta di maggioranza che si regge su un contratto stipulato, a sentire loro, per il bene degli italiani. Sarà, ma io non ci credo. Infatti, sono sinceramente prevenuto sulla classe politica che esprime il popolo italiano. Apro una parentesi. Aborro, direbbe lo scrittore Mughini, quando sento un politico di lungo corso che parla a favore del popolo. Vorrei vedere la sua dichiarazione dei redditi dall’inizio del suo fortunato mandato a oggi. Basterebbe scorporare tal foglio di carta per scoprire che il reddito maggiore è quello che deriva dal fare politica. Chiusa parentesi. In questi giorni tiene banco fra gli italiani la contesa che affascina più della puntata finale di una telenovela girata in Paraguay. Ovvero: Tav sì, dice il vice premier Matteo Salvini. Tav no, dice il vice premier Luigi Di Maio. Dimenticavo, Tav ni, dice il premier dimezzato Giuseppe Conte. Sul tavolo i motivi del contendere sono i costi, benefici, l’impatto ambientale e chi ne ha più ne metta. Sarà, ma in un paese che ha indubbie zone di arretratezza pari a certe regioni o nazioni del terzo mondo, l’immobilismo è pari al suicidio. Io non ho mai visto un cantiere che produce desertificazione. Anzi, è il contrario, ne guadagnano ampiamente quasi tutte le attività economiche sfiorate. Dalla trattoria, all’albergo, alla tabaccheria, all’edicola, ecc… Sì, perché l’operaio ha il brutto vizio, una volta finito di lavorare e spedito parte dello stipendio a casa, di spendere l’altra parte che normalmente finisce nelle tasche dei commercianti locali. Eppure oggi una minoranza di eletti per sbaglio, sull’onda di populismo sbiadito tipo rivoluzione francese, blocca non solo la Tav, ma anche tutte le altre piccole, grandi opere, che darebbero lavoro e soprattutto dignità a centinaia di migliaia d’italiani. Sbaglio o dico il giusto se affermo che una nazione non può progredire senza opere pubbliche? Il gasdotto, detto anche Tap, bisogna farlo. Una Stato non può reggersi solo su un fornitore d’energia. Questo alleggerirebbe senz’altro il costo del prodotto fabbricato nel bel paese, aiutando così anche l’esportazione. Pertanto, questo tira e molla, ha due sviluppi. Il primo sono i voti elettorali che il M5S è disposto ancora a perdere dopo le vittoriose elezioni del 4 marzo 2018. Da allora solo sconfitte. La seconda, è che non si vuole rinunciare alle comode e ricche poltrone, dove hanno depositato il loro posteriore. In alcuni casi ci troviamo di fronte a veri e propri casi di persone che hanno diritto al reddito di cittadinanza. Prendete il caso del deputato grillino Acunzo Nicola, classe ’76, nato a Varese ed eletto in Campania. Che cosa faceva prima?  Diploma d’istituto tecnico per geometri, laureando in lettere: attore. Aiello Davide, classe ‘85, laurea magistrale in giurisprudenza, ha ricoperto la carica di membro della XI Commissione (lavoro pubblico e privato) fino al 21 giugno 2018. Andate a vedere sul sito della camera cosa faceva prima: niente. Aiello Piera, diploma d’istituto magistrale, dal 31 ottobre 2018 Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere: sempre dal sito della camera, nullafacente. Mi fermo, ma mi propongo ogni settimana di svelare qualche piccolo retroscena di chi ci governa. Ora, ditemi voi se questi fanno cadere il governo per coerenza con le promesse elettorali fatte per farsi eleggere, con il rischio di non essere rieletti. Anche questo rientra nella casistica dei suicidi? Vedremo quanti saranno i deputati sanculotti che si dimetteranno se dovesse passare Tav. Anche nella Lega, che i sondaggi danno come vincitori alle prossime elezioni europee, non c’è una gran voglia di staccare la spina del respiratore. Sì, perché sono più tesi a centrare ben altri obiettivi, quali quelli di mettere un po’ delle loro genti in posti che contano. Mi sbaglierò, ma quelli messi al posto giusto nella prima Repubblica, ormai dovrebbero andare anche in pensione. Così, mentre loro si fanno i c…. loro, l’Italia va a fondo come il Titanic. Ci manca solo l’orchestra che suona sul ponte il De Profundis e abbiamo fatto bingo.

Termino con una nota di colore, ma che è anche un segnale politico. La buona, ricca e anche un po’ snob borghesia milanese incorona il suo nuovo paladino. Matteo Salvini festeggia il suo 46 genetliaco. Per l’occasione si spoglia della felpa e indossa un più consono vestito scuro e cravatta per la delizia degli Amici della musica, associazione presieduta da una maestra dell’eleganza, Daniela Javarone. Finisce l’epoca del Cavaliere, quindi, si cambia cavallo.

Cari amici, niente di strano, così va il mondo.


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