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05 febbraio 2019
Vivere fino all'esaurimento

Dunque siamo davvero sicuri che prolungare la vita a tutti i costi, anche quando è compromessa (non solo fisicamente, ma a volte anche spiritualmente dato che è molto più tremendo invecchiare nell'anima che nel corpo) sia la mossa migliore? Questo "amore" per la vita ha davvero senso o è solo un atteggiamento ipocrita che nasconde il nostro animalesco e prosaico timore del "dopo vita" ? Non nasconde forse un bieco materialismo?

Nell'immagine, elaborazione della scultura di Donato Barcaglia, (10 gennaio 1849 - Roma, il 4 giugno 1930) "La Giovinezza che trattiene il Tempo" .http://piantatastorta.altervista.org/2024-2/


Tutti dicono che è terribile morire in battaglia, ma forse è peggio morire di malattia (lentamente, e in maniera triste e opaca); che è orribile morire giovani, ma forse è peggio morire quando si è vecchi, spenti, puzzolenti e brutti, mentre cadere da giovani, belli e sognanti, ci permette di unire alla tragicità anche la candida poesia.

Dunque siamo davvero sicuri che prolungare la vita a tutti i costi, anche quando è compromessa (non solo fisicamente, ma a volte anche spiritualmente dato che è molto più tremendo invecchiare nell'anima che nel corpo) sia la mossa migliore? Questo "amore" per la vita ha davvero senso o è solo un atteggiamento ipocrita che nasconde il nostro animalesco e prosaico timore del "dopo vita" ? Non nasconde forse un bieco materialismo? Quale nobiltà è più eccelsa e pura del sereno distacco dalla vita a tutti i costi?

Spesso è la morte ad avere più significato della vita, come un istante può avere più valore di un'intera esistenza. Perciò non è la maggior quantità di anni vissuti a darci realmente qualcosa.. I fiori, bellissimi, vivono appena un battito di ciglia, eppure la loro bellezza resta intatta: non conoscono il disfacimento a cui siamo condannati noi uomini. Splendore e morte, quale unione sublime!

Petalo dopo petalo, si muore.. Ma una falce può tranciare il fiore di netto, non riuscendo però far nulla per impedire al suo profumo di perdurare ancora un po'..

La morte del mistico persiano al-Hallaj non insegna nulla?

Forse è la preoccupazione del dolore a rendere ciechi: un tempo tante donne morivano per dare alla luce il loro bambino, e tanti uomini morivano con la spada in mano durante una battaglia. Oggi invece si muore in ospedale, con il catetere, con le pappine, con gli infermieri che ti guardano in modo strano..

Forse che la civiltà abbia avviato un percorso per cui la morte si appresti a diventare sempre più un'umiliazione per l'uomo? Prima era una tragedia, ora è solo un amaro vuoto.

Il ciclo di creazione-distruzione deve fare il suo corso, e quando un vecchietto muore sappiamo che nasce anche una nuova vita. Eppure non basta a dare serenità.. Attualmente si vuole vivere fino all'esaurimento, e non fino all'estasi.

In altre parole è la grandezza che manca..

 

 


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