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16 giugno 2020
L’altra faccia della medaglia non la scegliamo noi

Teniamoci i segni negativi del passato come cicatrici del cammino percorso; non a caso stiamo difendendo Auschwitz contro chi vorrebbe dimenticare. Facciamo nostro il metodo del rispettare ciò che i padri ci hanno lasciato, usando i nostri occhi per guardarlo nel modo più coerente con i nostri principi; costruiamo e non abbattiamo; arricchiamo e non impoveriamo; piantiamo alberi e non spianiamo deserti. Non diamo occasioni a chi voglia un domani cancellare noi e i nostri valori.

 


Per protestare contro l’assurda morte di George Floyd, ennesimo e non ultimo episodio negli Stati Uniti di poliziotti violenti, razzisti e impuniti, una parte dei democratici americani vorrebbe ridurre le risorse destinate alle forze dell’ordine, mentre di qua dall’oceano, a Bristol, si getta a mare la statua di uno schiavista del ‘700. E poi si criticano Winston Churcill, Cristoforo Colombo, Indro Montanelli, perfino Gandhi con la minaccia di farli scomparire dalla toponomastica.

 

Stephen R. Covey ha scritto: “Noi siamo liberi di scegliere le nostre azioni sulla base della nostra conoscenza dei corretti principi, ma non siamo liberi di scegliere le conseguenze di queste azioni. Ricordati: ogni medaglia ha due facce”,

 

Ci si innamora del gesto, della richiesta, della protesta e non si tiene conto delle possibili conseguenze, ammalati di presente senza la capacità di guardare oltre il proprio naso.

 

I deputati Pd, così bravi in Parlamento a inginocchiarsi a onor di telecamere per George Floyd, non potranno protestare quando altri partiti troveranno modi più plateali per esprimere nell’Aula concetti e valori opposti, così come i democratici americani scopriranno come la riduzione del budget alla polizia punirà se stessi, perché penalizza tutti gli agenti, gli onesti in primis, più numerosi dei disonesti, nel quotidiano impegno per la legalità e la sicurezza. Sarebbe come chiedere di tagliare i finanziamenti alle scuole per colpire quegli insegnanti che svolgono il loro mandato con superficialità e mal di pancia.

 

Ma più grave è la mania di ‘abbattere’ e ‘cancellare’ il passato giunto fino a noi, ancora una volta perché così si autorizza altri, domani, a fare lo stesso contro gli eroi che oggi innalziamo e i personaggi che oggi stimiamo.

 

Perché ti arroghi il diritto di abbattere la statua dello schiavista, se hai provato orrore di fronte alle due statue di Buddha di Bamiyan distrutte dai talebani? Non sono la stessa cosa, ovviamente. Lo diventano se il mondo è mosso dal potere e non dalla giustizia. Purtroppo la frase di Covey andrebbe completata spiegando come l’altra faccia della medaglia sia determinata proprio dal potere e domani potrà assegnare la stanza dei bottoni a dittature, oligarchie, plutocrazie, ben contente di cancellare i volti e il ricordo di chi ha lottato per la democrazia e la legalità.

 

Teniamoci i segni negativi del passato come cicatrici del cammino percorso; non a caso stiamo difendendo Auschwitz contro chi vorrebbe dimenticare.Facciamo nostro il metodo del rispettare ciò che i padri ci hanno lasciato, usando i nostri occhi per guardarlo nel modo più coerente con i nostri principi; costruiamo e non abbattiamo; arricchiamo e non impoveriamo; piantiamo alberi e non spianiamo deserti. Non diamo occasioni a chi voglia un domani cancellare noi e i nostri valori.

 

Impegnamoci piuttosto affinché la statua dello schiavista sia motivo di condanna del razzismo e di ogni forma di contraffazione, Impegnamoci affinché, studiando i giusti principi di Gandhi per la non violenza, si possa dare un adeguato contesto alla sua ambigua posizione nei confronti degli Africani.

 


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