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08 gennaio 2019
Dietro la cannabis

Oltre alla cocaina e all’eroina c'è un migliaio di altre droghe prodotte nei laboratori delle mafie. E poi c’è la cannabis, la più pericolosa perché è stata volutamente presentata come la droga “leggera”, quella delle “canne”, quella che poi male non fa, ma che in realtà serve a introdurre all’uso di altre droghe.

 


  Non c’è di peggio che abituarsi al male.

 Come in certe zone, dove al degrado urbano non ci   fanno più caso. Lo stesso vale per il degrado umano e   quindi per la droga che circola nelle nostre città. Sembra   un fatto ineluttabile. La gente allarga le braccia, non   s’indigna più. C’ha fatto l’abitudine. E questo è grave perché un paese che perde la capacità di indignarsi non ha futuro. E’ un paese rassegnato, morto, destinato ad essere dominato da altri. E ciò non possiamo accettarlo se abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli.

Verona alla fine degli anni ’60 è stata una adelle prime città italiane a conoscere la piaga della droga. Veniva chiamata la Bangkok italiana. Triste primato. In piazza Erbe e dintorni giacevano a terra intontiti dall’eroina molti giovani. Oggi non è più così, ma la droga gira ancora. Anzi, ne gira di più. Oltre alla cocaina e all’eroina ci sono un migliaio di altre droghe prodotte nei laboratori delle mafie. E poi c’è la cannabis, la più pericolosa perché è stata volutamente presentata come la droga “leggera”, quella delle “canne”, quella che poi male non fa, ma che in realtà serve a introdurre all’uso di altre droghe. Ed è sulla cannabis che punta il grande business degli stupefacenti per espandere il mercato. E lo strumento più avanzato di questa strategia sono i negozi della cosiddetta “cannabis light” dove per una legge sbagliata vengono venduti legalmente prodotti che contengono il principio attivo in misura ridotta. Ma questo è un altro espediente dei produttori di droga per allargare il loro turpe mercato.

Allora abbiamo il dovere di difenderci. Se la legge consente questa vergogna, dobbiamo mobilitarci per rendere la vita difficile ai propagandisti della droga, anche se nella sua versione “light”, facendo sentire loro la riprovazione collettiva. E i comuni facciano la loro parte emanando regolamenti che ne limitino al massimo l’attività.


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