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25 ottobre 2005
Zosimo e il Festival di Rimini

La domenica, Renzo si concede la lettura del Corriere della sera: non che gli piaccia la linea del quotidiano più paludato d’Italia, ma è sempre meglio che avere per le mani La Repubblica, che invece è assiduamente letta da Prissy, verdolina, eco-ambi-animalista ed inguaribilmente rossa: con il termine  “rosso” e relative declinazioni, si identificano, oltre ai comunisti duri e puri, anche le propaggini affini: girotondini, animalisti, diessini, pacifisti, ulivisti, no global, ex-maoisti, ecologisti, trotzkisti, ambientalisti, gaysti, femministe, laicisti, querciaioli, verdi, arcobalenisti, buonisti, atei, disobbedienti, catto-comunisti, abortisti, anarchici, vetero-comunisti, relativisti, scientisti, asinellisti, marxisti, leninisti, brigatisti (i famosi “compagni che sbagliano”) … etc. etc. etc. Insomma, Prissy è un’arcobalenad.o.c.

Erano da poco trascorse le 15 e la lettura del Corriere procedeva stanca, quando Prissy, con evidente intento provocatorio, sillaba ad alta voce un brano dell’articolo che stava avidamente leggendo:

-  “La vera faccia di Costantino viene disvelata da questo grandissimo storico poco amato dalla tradizione cattolica che è appunto Zosimo. … Costantino è stato, in maniera non solo satirica ma anche fondata, ritratto in modo micidiale …. ”. Finalmente un po’ di verità comincia a venire a galla! – Esclama soddisfatta Prissy.

-  Scusa Prissy, non ho afferrato bene il nome del “grandissimo storico”.

-  Zosimo, ne parla Luciano Canfora in questo articolo sulla Repubblica di ieri. (Uno studioso di società antiche, un raffinatissimo storico dell’antichità, uno specialista delle democrazie e delle loro infinite trasformazioni, un profondo conoscitore della letteratura greca, un fine intellettuale (in stile un po’ gramsciano, è aderente al Partito dei Comunisti Italiani): Luciano Canfora, docente di filologia greca e latina a Bari, nonché presidente della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. http://www.rsm.splinder.com/archive/2005-08) È un estratto della relazione “L’eredità di Costantino” che il professore ha presentato al “Festival del mondo antico” di Rimini.

Parla con enfasiPrassede, affettuosamente Prissy (Renzo, con un poco di malizia, aveva da tempo affibbiato alla moglie lo stesso diminutivo della cameriera di Rossella O’Hara di “Via col vento”), per sottolineare l’importanza del personaggio e del valore della tesi sostenuta.

Renzo, dal canto suo, cerca inutilmente nei più profondi recessi della memoria, ma il nome di Zosimo proprio non viene a galla (Poco o nulla si sa dello storico greco Zosimo di Panopoli. Vissuto probabilmente all'inizio del VI secolo, avvocato che difendeva i beni dello stato nelle cause legali, pagano e anticristiano, scrisse una storia degli imperatori da Augusto (31 a.C. - 14 d.C.) all'assedio di Alarico (410). L'Historia Nea ci è arrivata integra, salvo la parte relativa a Diocleziano (284-305) che è andata perduta. 

Il titolo è quello originale. Probabilmente l’aggettivo “nuova” indica la diversità della stessa rispetto ai testi cristiani. Le ultime cinque parti (libri) su sei narrano infatti le vicende degli imperatori da Costantino (312-337) in poi, evidenziandone gli errori, attribuiti alla corrotta religione cristiana, che viene additata come la causa della rapida e inarrestabile decadenza dell'Impero Romano. 

A volte Zosimo è impreciso, ma, più che altro, sembra poco documentato. Altre volte è del tutto incoerente, soprattutto quando cambia volontariamente la cronologia di alcuni eventi, per i suoi scopi propagandistici. In ogni caso resta una buona fonte, in modo particolare per l’altrimenti poco documentato periodo che va dalla sconfitta romana di Adrianopoli (378) al sacco di Alarico a Roma (410)).

Decide quindi di prendere tempo facendo qualche domanda.

-  E quale sarebbe la verità che sta venendo a galla ?

-  Dovresti leggere tutto l’articolo, ma so che non ne hai voglia, quindi cercherò di riassumere leggendoti i punti salienti del pensiero del professor Luciano Canfora.

Mentre scandisce il nome del professore l’espressione si fa quasi estatica.

-  Anzitutto analizza la contrapposizione fra Costantino e Giuliano. Quest’ultimo, grandissimo letterato, uomo di penna e generale, nasce nella famiglia dei discendenti di Costantino ed è costretto a praticare la religione cristiana imposta da Costantino. Purtroppo molte sue opere sono state distrutte dai cristiani e, disgraziatamente, il suo impero è durato solo due anni: nel 363 è stato quasi sicuramente “santamente” avvelenato. Canfora si sofferma su un testo satirico scritto appunto da Giuliano ….

-  Prissy cerca di riassumere: non ho ancora capito che tipo di verità sta venendo a galla. Quando parli di Giuliano intendi ovviamente l’Apostata, vero? E questo Zosimo chi è? Mi sembra di ricordare che sia uno storico greco minore, per non dire che è poco più che una nullità. Deve essere vissuto nel VI secolo, e, da buon anticristiano, sosteneva l’arguta tesi che l’Impero Romano era caduto a causa della corruzione introdotta dalla religione cristiana. Un po’ come per l’incendio di Roma che il buon Nerone attribuì ai Cristiani. Ma a che si sta aggrappando il tuo professor Canfora?

Prissy, finge di ignorare il tono di scherno di Renzo, ma rimane colpita dal fatto che ha saputo ricordare e collocare la figura di Zosimo, cosa che a lei non era riuscita.

-  … In questo testo satirico, i “Kaisares” mettono alla berlina Costantino: “non avendo trovato, a differenza degli altri imperatori, presso gli dei dell’Olimpo il suo modello di vita, corre verso un angolo dove c’è la “Mollezza”, che lo accoglie teneramente

Renzo comincia a dare segni di insofferenza.

-  aspetta, non è finita: - e, proseguendo la lettura dell’articolo - la Mollezza lo condusse dalla Dissolutezza, e presso la Dissolutezza c’era Gesù, il quale annunciava: ogni seduttore, ogni criminale, ogni assassino, ogni sacrilego, mi si avvicini fiducioso: bagnandolo con quest’acqua lo renderò immediatamente puro, e se di nuovo divenisse colpevole delle stesse cose gli concederò di tornare puro purché si batta il petto e la testa.

-  Interessante, davvero interessante. Una lettura intelligente e profonda del Cristianesimo e dei suoi valori. Naturalmente il professor Canfora simpatizza per questa tesi, o quantomeno, per Giuliano l’Apostata. Non potrebbe che essere così. Mi pare lo abbia anche scritto all’inizio. Senti un po’ Prassede, ma, per caso, con questa disquisizione che gronda anticristianità ed è fondata sulle nullità espresse da uno “storico” irrilevante e da un imperatore di egual valore, non vuole l’esimio professore dimostrare che non è così vero che le origini dell’Europa sono cristiane? Deve proprio dare molta noia alla vostra kultura questa faccenda delle radici cristiane, se vi aggrappate a codesti espedienti di desolante levatura.

Prissy comincia ad essere in difficoltà perché si rende conto della totale inconsistenza delle argomentazioni fin qui addotte dall’illustre cattedratico, ma ha un asso nella manica e prosegue imperterrita:

-  Ma no, che dici? Senti allora cosa sostiene il professor Canfora: “A Giuliano fa comodo raffigurare il cristianesimo come il portatore di quell’estremismo anarchico che prevede il recupero anche del criminale attraverso la fede.

Non avrebbe mai vinto il cristianesimo, - ora è il professore che parla - ma si grecizza, non solo come contenuto di pensiero, come dogmatica che pervade il bagaglio teologico, ma si grecizza e si fa profano anche attraverso l’immissione dei suoi uomini nell’apparato dell’impero. Il Cristianesimo vince nel mondo ellenistico romano perché si grecizza e di quella religione recupera il politeismo attraverso il culto dei santi.”

-  Fermati Prissy. Ho ascoltato abbastanza idiozie: “ estremismo anarchico, … il Cristianesimo che si grecizza …”. Che la subcultura di sinistra (quella che voi chiamate Cultura con la C maiuscola, e che al massimo merita una k) che permea questo illustre soggetto lo induca a portare sugli altari, pardon, nel comitato centrale del partito comunista, Giuliano l’Apostata con il grandissimo storico Zosimo, passi: è grottesco, ma divertente. Tuttavia la faccenda del Cristianesimo che si grecizza e che, per sopravvivere, recupera il politeismo attraverso il culto dei santi, è troppo. Cara Prissy, non ti sei accorta che il tuo sapiente professore si ricopre di kolto ridicolo? Pazienza se va raccontando queste tapinate da libretto rosso di Mao al Festival di Rimini, davanti ai suoi adepti, ma è inconcepibile che simili baggianate siano pubblicate. Ma si sa, La Repubblica è un giornale all’avanguardia, di kultura.

Povera cultura.


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