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Economia - 25 ottobre 2005
Sul crollo dell’industria fotografica tedesca negli anni ‘60

Macchina fotografica.jpgPochi oggi ricordano, tranne gli addetti ai lavori, che per quasi cento anni la nazione leader nella produzione delle attrezzature fotografiche sia per qualità che per quantità fu la Germania. Quello che la produzione giapponese fu in grado di fare alla prima potenza mondiale in termini di produzione, oggi potrebbe fare la Cina con tutto il mondo e per tutte le merci, ma questa è un’altra storia!  Gli anni veramente critici che riguardano il crollo tedesco sono quelli che vanno dal 1960 al 1965, in quel periodo mi pare che fosse premiato dal consumatore tipo il prodotto "destinato a durare", e non necessariamente il più economico. L'orologio era per sempre, così la stilografica, e perchè non la fotocamera?

 

Voigtlander, Zeiss avevano modelli di punta costosi, ma offrivano anche una enorme varietà di fotocamere con scelta veramente strabiliante dalle economiche a quelle intermedie o alle più costose. Allora perchè un italiano o un francese dovevano preferire una giapponese ad una tedesca? I negozianti non consigliavano forse il "Made in Germany" garantendone l’alta qualità e affidabilità in amplissimo range di costi ?

 

C'era il boom economico, tutti erano più ricchi rispetto al decennio post-bellico, tuttavia si rifletteva assai più di oggi prima di prendere una decisione importante, si preferiva aspettare o fare qualche sacrificio, piuttosto che gettare il danaro!

 

I tedeschi erano all'avanguardia nella ricerca e nella tecnologia, avevano una mano d'opera costosa, è vero, ed erano fossilizzati sulle vecchie idee, tuttavia avevano in mano il mercato del dopoguerra, avevano il Know-how ed avevano sulle loro merci il marchio “Made in Germany”. I giapponesi in quell'epoca presentavano prodotti di buona qualità, ma non particolarmente innovativi. la Nikon a telemetro è un fenomeno numericamente microscopico, la Nikon F è una reflex a sistema che ha in sè il look della fotocamera professionale, una buona ergonomia, una grande affidabilità meccanica, un design accattivante, ma non era poi così innovativa da stracciare e far fallire tutti i leader di mercato....  e allora che cosa accadde?

 

E' un tema che merita una riflessione approfondita e non merita di essere liquidato con una battuta. Direi che i fattori decisivi sono più di uno. Intanto abbiamo un primo dato: l'affermarsi negli anni Cinquanta in diversi paesi dell'Europa di alcune industrie a carattere nazionale caratterizzate da forti protezioni governative che si sono tradotte in maniera più o meno esplicita in vincoli doganali (vedi la Francia, ma anche l'Inghilterra).

 

In secondo luogo abbiamo una posizione di predominio dell'industria tedesca sul piano qualitativo ma non su quello quantitativo (vedi la Zeiss ma non solo). In terzo luogo abbiamo i costi altissimi della mano d'opera tedesca nei confronti degli altri paesi europei (all'epoca gli italiani emigravano in Germania per offrire la loro forza-lavoro a basso costo). Ultimo e decisivo elemento è il ruolo del mercato statunitense, all'epoca come oggi determinante. Questo elemento merita un discorso molto lungo. Come è noto gli USA vinsero sia contro la Germania che contro il Giappone, e come è noto nel dopoguerra gli stessi USA si pongono come il motore  della rinascita economica di entrambi questi paesi, con lo scopo neppure tanto nascosto di troncare sul nascere possibili revanscismi. In un primo momento gli USA sono il mercato di riferimento dell'industria fotografica tedesca e la maggior parte della produzione di Rollei, Leitz e Zeiss (per fare degli esempi) è destinata al mercato statunitense.

 

Una volta che la Germania uscì dall'emergenza economica gli USA cominciarono ad importare in maniera massiccia i prodotti fotografici giapponesi (Nikon, Canon e Minolta, sempre per fare degli esempi). Del resto gli USA rinunciarono a sviluppare una propria industria ottica e fotografica (ad eccezione della multinazionale Kodak con stabilimenti ovunque e perfino in Francia, seppure con una produzione fortemente orientata alle fascie più basse di mercato. Alla Germania vengono a mancare contemporaneamente sia il mercato americano che quello europeo, anche se le vetrerie Schott rimangono il principale fornitore di molte industrie ottiche al di fuori della Germania. Credo che la mancanza dei due principali mercati di riferimento sia un elemento fondamentale per spiegare il fenomeno, che ovviamente fu molto più complesso, dato che non tutte le industrie fotografiche tedesche hanno avuto la stessa storia e gli stessi cicli economici. Non è però da sottovalutare il fatto che la stessa piccola e debole industria fotografica italiana sia stata annullata nei primi anni Sessanta non tanto dalla rinata concorrenza tedesca quanto dalla nuova concorrenza giapponese. Volendo potremmo fare un raffronto fra l'industria fotografica della Germania dell'Ovest con quella dell'industria fotografica dell'Est, meno condizionata dai mercati e rivolta ai grandi numeri piuttosto che alla conquista di posizioni elitarie interessanti ma poco remunerative. Ma il crollo dell’economia di stato e del regime che la sosteneva pose fine all’esperienza delle industrie dell’est di Jena, facendo prevalere la logica di mercato che oggi non presenta più possibili anche se improbabili alternative.

 

 


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