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Politica locale e nazionale - 16 giugno 2011
Caro ministro Brunetta, le scrivo

Lettera aperta di Sonia Pistoni all’esponente del governo che domani sarà in Comune a Sassuolo per l’inaugurazione dell’anagrafe on line

 

Signor ministro,

anche io sono a pieno titolo tra coloro che lei definisce con disprezzo “la parte peggiore dell'Italia”: ho 33 anni, un contratto di lavoro atipico con la pubblica amministrazione e sono da sempre precaria. Per giunta – peggio di così si muore, penserà lei – sono segretaria di circolo del Pd di Sassuolo.

Non scarico però le cassette ai mercati generali, come lei ha invitato a fare i miei coetanei nella mia condizione, perché svolgo con passione la mia professione, per la quale ho speso tanto tempo ed energie per prepararmi. Vorrei anzi aggiungere che amo il mio lavoro e provo a svolgerlo al meglio: ecco perché non vi rinuncio, nonostante la precarietà. E non mi sento affatto in colpa per la mia condizione professionale: credo anzi che questa mia condizione, al pari di quella della maggioranza dei miei coetanei, piuttosto che essere sbeffeggiata da un Ministro dovrebbe essere, se non risolta, almeno compresa e affrontata dal Governo. Perché se siamo una generazioni di precari non è certo per scelta.

 

Lei oggi sarà qui a Sassuolo: le do il benvenuto perché ho rispetto e deferenza per le istituzioni e perché spero caldamente che presto, al posto che lei oggi occupa pro-tempore, possa stare domani una personalità del centrosinistra in grado di comprendere quale sia lo stretto rapporto che lega questa crisi economica alla precarietà lavorativa crescente, anche nella pubblica amministrazione. Ritengo infatti che il suo Governo abbia fallito anche su questo: non solo non ha avuto la capacità di affrontare la crisi e di mettere in campo ammortizzatori sociali in grado di rispondere anche ai giovani precari, ma non è riuscito nemmeno a riformare la pubblica amministrazione. Che oggi, dopo la cura sua e del ministro Tremonti, si riscopre solo più povera, meno qualificata, meno efficiente. Avete tagliato la spesa in modo lineare, finendo per colpire in particolare i più giovani; avete bloccato il turn-over del personale, impedendo il ricambio (anzi, le donne andranno solo in pensione più tardi); avete bloccato la contrattazione deprimendo la produttività e l'efficienza.

Ma la più parte dei precari sassolesi, glielo assicuro, non si trovano nella pubblica amministrazione, quanto nelle imprese manifatturiere. Questo, come avrà modo di vedere, è un grande distretto industriale, e la ceramica è il nostro settore di eccellenza. Anche per le imprese non avete avuto tempo: nessuna politica industriale, tagli su scuola, formazione e ricerca, nessun investimento sulle infrastrutture.

Ecco signor Ministro, lei può liberamente scegliere di non rispondere a me come a centinaia di migliaia di altri giovani precari, ma non ha il diritto di definirci la parte peggiore dell'Italia. Sappia anzi che queste domande restano e quando un Governo è incapace di rispondere, alla fine va a casa. Così, scoprirà anche lei il significato della parola precarietà. Quella politica, si intende. Perché lei (buon per lei) è invece uno stabile professore, economista e giuslavorista. Tornerà allora alla cattedra universitaria a studiare che cosa non ha funzionato nella sua analisi e nella sua ricetta: ovvero che la crisi economica non c'era, era psicologica, e che lei avrebbe fatto lavorare i fannulloni.

 

Ufficio stampa

 


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