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Storia - 08 novembre 2005
L’estate di San Martino

E’ divenuto abbastanza normale sentir dire dalla gente che le mezze stagioni non esistono più.bucato x S. Martino.jpg

Recentemente conversando con un anziano maestro delle elementari, venuti sull’argomento, tra le stagioni scomparse aggiunse anche l’estate di San :Martino. Incuriosita da questa sua inaspettata sottolineatura, da buon maestro, mi spiegò che una volta, proprio in funzione di quello “spot di bel tempo”si erano andate formando nelle nostre campagne delle specifiche e consolidate consuetudini.

Mi ricordò dunque che in quel periodo dell’anno non c’era solo - il ribollir dei tini e le castagnate - ma anche - la fine stagione dei “fittavoli” e la dimenticata bugheda perchè si approfittava della preannunciato squarcio di bella stagione, nei giorni prossimi a San Martino, per fare il bucato prima dell’inverno.

Del resto, in mancanza di lavatrice, il bucato era un rituale che occupava le donne anche per tre giorni. Dunque occorreva predisporre sul calendario i periodi dell’anno nel quale sbrigare questo lavoro.

Il maestro vedendomi impreparata sull’argomento, come se risalisse in cattedra, mi affidò questo compito a casa che, dopo qualche ricerca, mi appresto a consegnare.

 

La bugheda di San Martino.

 

Caro maestro, una volta, nelle nostre campagne, il bucato (ossia la biancheria impegnativa come lenzuola, tovaglie) veniva fatto insieme tra più famiglie e, considerando i numeri di capi che dovevano servire a svernare, era quindi un impegno importante per l’economia domestica del tempo.

La bugheda si faceva in un capace soi ad legn, con un foro nel fondo per permettere all’acqua di fuoriuscire. (Vuoi vedere che il termine “bucato” deriva proprio dalla necessità di servirsi di contenitori bucati?).

soi.gifQuesto mastello veniva sistemato su dei supporti di pietre o mattoni onde permettere di potere scaricare o recuperare l’acqua in esso versata. La biancheria, veniva passata una prima volta con il sapone, ovviamente fatto a mano dalle rispettive famiglie. Il sapone si faceva facendo bollire carne grassa unita a soda caustica e una volta ottenuto un composto fluido e uniforme veniva versato in appositi stampi in attesa di un suo consolidamento.

Perciò come dicevamo, una volta insaponata la biancheria veniva sistemata all’interno del soi ad legn e compressa con le mani in modo da seguire l’andamento dei cerchi concentrici. L’ultimo indumento doveva essere collocato in modo che la parte finale allargata coprisse interamente la superficie della tinozza.

Nel frattempo, poco distante, un fuoco acceso sotto il cosiddetto fugoun, doveva provvedere a portare all’ebollizione l’acqua contenuta nel capiente recipiente in rame. L'acqua caldisrisciacquo.jpgsima veniva versata nel mastello contenente la biancheria da lavare con un grande mestolo, dal lungo manico, per evitare pericolose scottature.

Il bucato si lasciava in ammollo la notte e l’operazione veniva ripetuta anche altre due o tre volte.

Veniva così il momento magico che richiedeva di stendere sul soi ad legn  contenente la biancheria, un robusto telo filtrante. Su questo veniva depositata una buona quantità  di cenere di legna, raccolta durante i mesi, e sulla quale veniva quindi versata l’ acqua bollente. La cenere aveva la capacità di rendere l’acqua sgrassante e sbiancante che, dal foro posto nel fondo, fuoriusciva e veniva raccolta panni stesi.jpge usata in sostituzione degli odierni detergenti per biancheria. Questo potente sgrassante, chiamato alsìa, veniva riutilizzato per lavare indumenti grezzi e da lavoro; qualcuno, intravedeva in questo anche un surrogato dell’attuale schampoo per capelli. Si racconta che avesse la capacità di rendere lisci i capelli ricci e increspati.

Il risciacquo avveniva in una grande pozza d’acqua limpida e necessitava dell’intervento di almeno due donne perché ogni capo veniva sbattuto, attorcigliato e strizzato prima di essere steso.Una serie di pali venivano all’occorrenza piantati a sorreggere la  robusta corda su cui stendere la biancheria.  Si poteva ammirare così quella distesa di lenzuola al sole…..al sole di novembre come previsto dall’avvento dell’Estate di San Martino.


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