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24 marzo 2011
IL PRIGIONIERO di Luigi Dallapiccola

RISORGIMENTO! di Lorenzo Ferrero

commissione del Teatro Comunale di Bologna

prima esecuzione assoluta

 

IL PRIGIONIERO di Luigi Dallapiccola

 

Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena

sabato 26 marzo 2011 ore 20.30

domenica 27 marzo 2011 ore 15.30

 

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la Fondazione Teatro Comunale di Modena e la Fondazione Teatro Comunale di Bologna presentano un dittico dedicato al valore della libertà, composto dalla prima esecuzione assoluta di Risorgimento! di Lorenzo Ferrero e da Il prigioniero di Luigi Dallapiccola, opera mai rappresentata a Modena. I due titoli saranno in scena sabato 26 e domenica 27 marzo 2011 al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena.

 

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna salirà Michele Mariotti, dal 2008 direttore principale della compagine felsinea. Giorgio Gallione cura la regia dello spettacolo, avvalendosi delle scene di Tiziano Santi, dei costumi di Claudia Pernigotti, delle luci di Andrea Oliva, con i contributi video di Francesco Frongia.

 

Risorgimento! – a Modena in prima esecuzione assoluta – è stato commissionato dal Comunale di Bologna a Lorenzo Ferrero, compositore torinese che ha all’attivo numerose opere di teatro musicale, eseguite in Italia e all’estero. L’azione si svolge al tempo della composizione di Nabucco, o più precisamente, durante le prove alla Scala per la messa in scena dell’opera che consacrò Giuseppe Verdi. Sono gli anni cruciali, quelli nei quali il popolo italiano si preparava a insorgere per liberarsi dalla dominazione austriaca e affermare la propria identità.

 

“Ho preferito fare un passo indietro – spiega il compositore Ferrero – e tornare al momento in cui il risorgimento era ancora un sogno, anzi diversi sogni, alcuni dei quali ancora vivono nelle polemiche di oggi. Un sogno e un luogo, il luogo del melodramma, che meglio di altre testimonianze artistiche ha incarnato quel momento, quello slancio, quegli incontri segreti, quei primi volantini, quelle morti eroiche, e per un certo periodo ha continuato a farlo, nonostante il fatto fosse compiuto, e l’Italia unita ci fosse”.

 

Nel cast di Risorgimento! figurano Alessandro Luongo nel ruolo dell’impresario Bartolomeo Merelli e Valentina Corradetti in quello di Giuseppina Strepponi. Annunziata Vestri sarà Giovannina Bellinzaghi, Leonardo Cortellazzi Luigi Barbiano di Belgiojoso e Alessandro Spina il Maestro Sostituto. Non mancherà Giuseppe Verdi, interpretato dall’attore e doppiatore Umberto Bortolani.

 

La nuova opera di Ferrero è accostata a uno dei capolavori del Novecento, Il prigioniero, che Luigi Dallapiccola compose tra il 1944 e il 1948. Sono gli anni della Resistenza, che non a caso viene considerata un Secondo Risorgimento proprio perché, come era accaduto un secolo prima, condusse gli italiani alla riconquista della libertà e della dignità morale, valori fondamentali che erano stati negati, stavolta, dalla dittatura fascista. Pur essendo ambientato nella seconda metà del Cinquecento in una Saragozza assediata dalla Santa Inquisizione, l’opera è una risposta agli eventi politici europei di quegli anni e in particolare alla proclamazione delle leggi razziali imposte dal regime fascista. L’ambientazione cinquecentesca fornisce un pretesto per testimoniare lo scandalo e l’inquietudine del compositore e del mondo dell’arte in generale contro i campi di concentramento: attraverso l’analisi della mente di un recluso, Dallapiccola propone una riflessione sul principio filosofico della prigionia, tra le più perverse istituzioni create dall’uomo e tema costante nella sua produzione.

 

Il libretto del Prigioniero si presenta come sintesi originale di numerose fonti, variamente utilizzate nella struttura definitiva dell’opera costituita da un prologo e un atto unico. In essa è delineata l’ultima tortura inflitta a un prigioniero, condannato a morte dall’Inquisizione di Spagna e giustiziato dopo essere stato indotto a sperare nella riacquisizione della libertà e dopo averne assaporato l’illusione. È la trama del racconto La torture par l’esperance, tratto dai Nouveaux contes cruels di Villiers de l’Isle-Adam di Villiers, che Dallapiccola utilizza come fonte primaria e sulla quale innesta altre sollecitazioni letterarie, da Victor Hugo a Charles de Coster fino alle poesie per l’infanzia di Lisa Pevarello. Né mancano situazioni drammatiche dettate da alcune esperienze personali, riconducibili agli eventi del periodo bellico.

 

Il cast del Prigioniero vede Chad Armstrong nel ruolo del protagonista, con Valentina Corradetti (La Madre), Armaz Darashvili (Il Carceriere / Grande Inquisitore), Dario Di Vietri (Primo Sacerdote) e Mattia Olivieri (Secondo Sacerdote).

 

Il dittico Risorgimento! / Il prigioniero sarà in scena al Teatro Comunale di Bologna nei giorni 5, 7, 10, 12, 14 e 16 aprile 2011.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A proposito di Risorgimento!

di Lorenzo Ferrero

 

Mai le opinioni sono state controverse come in questa ricorrenza dei 150 anni di vita di quella che ancora chiamiamo nazione (un concetto forse da aggiornare, visto che ormai viviamo in un solido contesto europeo). Il centenario, che ricordo come il grande son et lumière di una sfilata di padiglioni celebrativi a Torino, visitati in compagnia del nonno, che aveva fatto la prima guerra mondiale, era tutta un’altra cosa. Ma forse ero troppo piccolo per accorgermi di possibili dissensi.

Ad ogni modo, l’opera non è certo la sede più adatta per mettere a confronto idee da talk show.

Ho preferito fare un passo indietro, e tornare al momento in cui il risorgimento era ancora un sogno, anzi diversi sogni, alcuni dei quali ancora vivono nelle polemiche di oggi. Un sogno e un luogo, il luogo del melodramma, che meglio di altre testimonianze artistiche ha incarnato quel momento, quello slancio, quegli incontri segreti, quei primi volantini, quelle morti eroiche, e per un certo periodo ha continuato a farlo, nonostante il fatto fosse compiuto, e l’Italia unita ci fosse.

Il luogo del melodramma che ho scelto sono le prove del Nabucco, che si tennero a Milano nel’42, in un momento in cui il sogno era solo un sogno, un’ipotesi segreta e sovversiva, a cui quel “Va pensiero” ha dato, in parte secondo verità e in parte leggenda, più sostanza e più corpo, in cui un autore in cerca di affermazione l’avrebbe finalmente trovata, legando il suo destino all’Italia futura, e dandole per molti versi una voce unitaria, anche grazie al melodramma stesso.

I personaggi di Risorgimento! (il punto esclamativo richiama l’idea di un auspicio, di uno slancio verso l’avvenire), sono in parte i personaggi del Nabucco, e le stesse voci. Giovannina Bellinzaghi, interprete di Fenena, non ama né l’opera né la sua relativamente modesta parte. Provando e riprovando la sua preghiera col Maestro Sostituto (fervente patriota mazziniano, e qui abbiamo una prima idea di Risorgimento), fa continue rimostranze sulla parte e non crede al futuro dell’opera e del suo autore. Giuseppina Strepponi invece ci crede fermamente (presagio del futuro amore con l’autore?) e non le sfugge la novità di un personaggio forte e volitivo come Abigaille. Tantomeno le sfugge una particolare atmosfera di aspettativa fra i lavoratori del teatro, di solito indifferenti. L’impresario Merelli è preoccupato per la censura, che non ha ancora digerito il noto coro. Il suo patriottismo è moderato, e comunque viene dopo gli affari. Come un moderno produttore cinematografico, intuisce che anche il patriottismo può essere un nuovo filone di successo. Oltre alla censura lo preoccupa il fatto che l’entusiasmo della Strepponi (sua attuale compagna) non sia solo di natura musicale, ma si guarda bene dal farlo vedere. La notizia che il libretto ha passato la censura è portata da un patrizio milanese (Luigi Barbiano di Belgiojoso – ci dicono le cronache che parteciperà alle Cinque Giornate), anch’egli patriota, ma di idee opposte al Maestro Sostituto, che possono essere riassunte da questo scambio di battute: Maestro – Solo il popolo è sovrano; Barbiano – Il sovrano è Carlo Alberto.

Dal punto di vista drammaturgico, l’apparente carattere di conversazione dell’opera è contraddetto da un preludio e due cori, in cui il futuro appare in forma di sogno, e in cui vengono evocati personaggi, battaglie, detti dell’epoca e posteriori. È in questo contesto che l’Autore fa la sua apparizione. Ma per lui, ormai vecchio, il Nabucco sarà un lontano ricordo, e l’Italia unita una realtà non priva di problemi irrisolti e di disillusioni.

 

Il significato della memoria

Intervista a Giorgio Gallione

(Raccolta da Giovanni Gavazzeni)

 

Con il regista Giorgio Gallione parliamo di due opere nate in occasioni molto differenti fra di loro. La novità di Lorenzo Ferrero e Dario Oliveri, Risorgimento!, commissionata dal Teatro Comunale di Bologna in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia e Il prigioniero di Luigi Dallapiccola, scritto sul finire della Seconda guerra mondiale e rappresentato scenicamente nel 1950, durante la Guerra Fredda. È possibile un legame?

Risorgimento! è suddivisa in tre grandi momenti: prologo, sogno della Strepponi e finale. Si comincia nel 1842. Vediamo tutto quello che ruota intorno alla prima di un’opera che rivoluzionò la vita della futura Italia unita, Nabucco. Nella conclusione si passa ai ricordi di Verdi anziano: si è voluto farlo passare per una bandiera, “ma io ho solo fatto musica di esuli e oppressi”. Però c’è un aggancio con la storia seguente, con il Novecento, quando nel monologo finale Verdi dice: “E adesso che sta per cominciare un nuovo secolo non so più come andranno a finire certe cose”.

 

Ma noi sì. Due guerre mondiali, tirannidi, l’Olocausto, tutti temi molto sentiti da Dallapiccola quando scriveva Il prigioniero.

Comunque da un punto di vista registico ho potuto, per entrambe le opere, lavorare su due “pedali”: sul tema della memoria attraverso la visualizzazione di immagini e sul gioco meta teatrale vero e proprio dell’allestimento di un’opera, Nabucco, appunto. Una storia più o meno verosimile che verte su temi storici e umani come la nascita della relazione fra Verdi e Giuseppina Strepponi.

 

La scenografia rispetta l’indicazione 1842?

Sì. Per la scena ho pensato a un metaforico teatro della memoria: ci sono una decina di pianoforti, ma non in buono stato, sono spaccati. Sembra piuttosto un magazzino teatrale con sedie e leggii naturalmente per dare il senso del tempo, del mezzo secolo che è passato fra la prima di Nabucco e quando Verdi anziano ripensa alla sua giovinezza. Lì, Verdi si aggira come in un transfert, segue i suoi fantasmi, le sue ombre.

 

E nel Prigioniero, dove i riferimenti storici sono precisi, anche se a suo tempo furono letti, a seconda dell’ideologia politica, come satira della Chiesa Cattolica o dei gulag dell’Unione Sovietica?

Nel Prigioniero il senso di questo spazio chiuso, claustrofobico, si accentua. Ci sarà una stanza metallica, è una prigione con botole, porte ecc. che incute un senso tragico, opprimente. I torturati fanno capolino dal basso, dalle segrete, dagli anditi oscuri. Il prigioniero è una metafora precisa degli anni in cui è stato scritto. Non volevo legarlo alla modernità con una trasposizione, e nemmeno ho voluto raccontarlo come una storia di inquisizione, storicamente precisa. Nei video però ho voluto alludere a quanto ha fatto seguito al Risorgimento, vale a dire alla Prima guerra mondiale. Passeranno immagini rapide, velate, bruciate della Grande guerra.

 

L’atmosfera in Risorgimento! è completamente differente.

I personaggi sono tutti giovani e condividono un tempo di speranza. Il Maestro Sostituto, per esempio, è un vero patriota militante, disposto a salire sulle barricate.

 

“Metafora” azzeccata, perché spesso le “prove” possono diventare barricate  autentiche.

In scena ci sono personaggi come l’impresario Merelli, uomo molto attento allo spirito dei tempi, oggi si direbbe ai temi che possono fare cassetta, ma coinvolto alla creazione dell’opera con interesse reale. È molto curioso che la cantante che apre l’opera, la Bellinzaghi, decisa a non voler cantare la parte di Fenena, sia poi quella che diventa la più entusiasta della musica di Verdi, quella più partecipe degli accadimenti del libretto.

 

Per quanto riguarda i figurini.

In Risorgimento! non ci sono anacronismi nei costumi. Il video proporrà immagini che passano da una prima parte più aggressiva, emotiva, che racconta il Risorgimento come utopia, come speranza, come leggenda, così come la immaginò il Verdi degli anni Quaranta, a una seconda che mescola arte e politica, dove entrano in gioco anche le suggestioni personali, la soddisfazione e l’entusiasmo per il proprio lavoro: una specie di apologo del teatro; la terza parte dovrà mostrare la visione di un Verdi ormai maturo, che guarda indietro  verso un Risorgimento che mostra le sue ferite, perciò meno idealizzato, più concreto.

 

Quali aspetti particolari ha messo in rilievo nelle due opere?

Nel Prigioniero, rispetto al libretto, ho sottolineato molto il carattere di allucinazione. Tutto verte sulla figura della Madre che è sconvolta dall’ipotesi che il figlio sia in preda agli aguzzini e ai torturatori. È la Madre che costruisce la propria memoria, il proprio dramma immaginandolo e rivedendolo attraverso lo specchio deformante delle allucinazioni. In Risorgimento! di tanto in tanto faccio entrare Verdi in scena. Svelo quello che nel libretto avviene solo alla fine, vale a dire che tutto è un flashback. Sarà Verdi ad aprire il sipario. Inizia lui la sua operazione di memoria. E così spero che sia ancora più chiaro il significato di memoria.

 

 

 

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