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Politica locale e nazionale - 17 dicembre 2011
Federfarma interviene sulle critiche sui correttivi introdotti nel decreto Salva Italia

 Il farmaco non può essere considerato alla stessa stregua di qualunque altro prodotto

Attaccare un’intera categoria è ingiusto. Pronti a continuare a lavorare per rafforzare la farmacia dei servizi, purché si tutelino professionalità qualità e sicurezza del servizio

 

È comprensibile che nella foga di commentare, criticare, anche contestare i contenuti del Decreto “Salva Italia” si possa arrivare a semplificazioni che portano a giudizi sommari. Far passare però l’idea che il tema del contendere si riduca a una mera questione economica indipendente dalla salute è decisamente riduttivo e parziale. “L’argomento è stato affrontato senza l’attenzione e l’approfondimento che meritano l’attività e il ruolo della farmacia e di tutti coloro che vi operano. Così facendo in questi giorni si è messa in discussione un’intera categoria, quella dei titolari di farmacia, professionisti che in modo continuativo e capillare, 365 giorni l’anno e 24 ore al giorno, garantiscono un servizio a tutela del diritto alla salute” evidenzia il presidente dell’Associazione dei titolari di farmacia, Silvana Casale, a fronte delle dure critiche avanzate da più parti dopo che nel Decreto “Salva Italia” è stato recepito un emendamento in materia di distribuzione dei medicinali, che permette di evitare che i farmaci con ricetta siano distribuiti fuori dalla farmacia.

Se si vuole impedire la distruzione della farmacia italiana, ripetutamente indicata anche a livello europeo come modello di riferimento per efficienza, qualità e sicurezza, occorre mettere mano a una riforma strutturale; una riforma che deve partire dal presupposto che il primo bene da tutelare è il diritto alla salute e che i medicinali non possono essere declassati a merce identica a qualsiasi altro prodotto. Per queste ragioni Federfarma Modena, in alternativa a una liberalizzazione incontrollata, propone che in tempi brevi vengano aperte più farmacie, mantenendo però lo stesso modello e regole, in linea con le normative europee e contestualmente offrendo nuove opportunità di lavoro. I sacrifici, in una fase così delicata, li dobbiamo affrontare tutti ed è doveroso che anche le farmacie diano il loro apporto. Si faccia però attenzione a non distruggere ciò che funziona, aprendo tra l’altro un pericoloso varco alla deriva commerciale in un settore delicato come quello del farmaco. Per introdurre una riforma che sia nell’interesse dei cittadini, è necessario difendere l’indipendenza professionale del farmacista e mantenere il livello di tutti i servizi connessi alla dispensazione del farmaco: il servizio di turno diurno, notturno e festivo, la presenza in zone rurali e montane, la preparazione di medicinali orfani e personalizzati, la farmacovigilanza, così come il supporto indispensabile che quotidianamente viene garantito al Servizio Sanitario Nazionale di cui la farmacia è parte integrante.

 

“I modenesi lo sanno bene, nella nostra provincia, ormai da anni, grazie alla disponibilità dei colleghi e di tanti collaboratori, al dialogo costruttivo con le istituzioni e in particolare l’Azienda Usl di Modena il nucleo dei servizi che caratterizzano la farmacia del territorio si è progressivamente allargato dando vita alla “farmacia dei servizi” il cui minimo comune denominatore è l’incremento dei servizi per i cittadini, senza nessun costo aggiuntivo per questi ultimi. Si pensi alle prenotazioni di visite ed esami specialistici, piuttosto che al ruolo fondamentale che le farmacie hanno avuto in occasione della recente introduzione dei nuovi ticket sanitari. In questo caso – prosegue Silvana Casale – siamo stati una vera e propria sponda per il servizio sanitario nazionale che ha così potuto aumentare notevolmente la propria capacità di risposta pur in una fase di forte emergenza, senza appesantire la propria struttura. Voglio poi ricordare il nostro impegno dentro e fuori le farmacie per svolgere un’azione di vera e propria educazione sanitaria per far si che si diffonda la cultura dell’uso consapevole dei medicinali e non quella del consumismo.”

È utile poi ricordare che attualmente in nessun Paese al mondo i farmaci con ricetta medica vengono distribuiti in esercizi diversi dalla farmacia. L'Italia diventerebbe un'anomalia rispetto a Paesi come Regno Unito, Irlanda, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Svezia, Austria, dove tutti i farmaci con ricetta sono disponibili solo in farmacia. In Grecia, dove qualche anno fa la strada della liberalizzazione incontrollata è stata intrapresa, oggi si sta faticosamente tornando indietro dopo avere registrato il fallimento totale. Infine diventa difficile capire come la paventata uscita della ricetta medica dalla farmacia possa risolvere i problemi finanziari italiani e non si comprende come lo smantellamento della rete delle farmacie possa creare sviluppo e occupazione.

Cs


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