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13 dicembre 2005
Il colpo della strega e la kill pill

Qualche minuto dopo il caffé gentilmente offerto da Prissy si conclude il collegamento con la Presidente regionale e il dibattito riprende.

Il Conduttor garbato dal mitico aplomb non perde occasione per sottolineare la teoria che propugna la contraccezione come efficace antidoto dell’aborto:

-         Se una la evita prima, la gravidanza indesiderata, non deve poi ricorrere al trauma dell’aborto, che, comunque sia, è un trauma.

Una logica stringente, ineccepibile. Come si fa a non capire questi concetti?

Renzo rimugina fra sé e sé e considera che ormai non si sente neppure più la necessità di ricorrere alle speciose elucubrazioni per sostenere che l’embrione non è un essere umano, al fine di poter in qualche modo aggirare l’ostacolo della soppressione di una vita: si accetta che possa essere eliminato tranquillamente, battendo le manine gioiosamente, senza alcun problema. Semmai, quando necessario, si sottolinea il dramma, il trauma della donna, della mancata madre.

Del resto a chi volete che importi del prodotto del concepimento altrimenti noto anche come tessuto embrionale, ootide, muffa? L’orrore e l’esecrazione vengono riservati per la soppressione dei procioni e delle volpi che in Cina sono uccisi per farne pellicce destinate ai mercati occidentali. E per la rinomata foca monaca che rischia l’estinzione.

Ormai riesce a mala pena a trattenersi, tuttavia tace, poiché conosce bene la distanza abissale che lo divide da Prissy.

Del resto egli ricorda ancora la discussione, anzi, per meglio dire, il litigio, avvenuto in settembre, quando Prissy era rientrata sventolando la Repubblica su cui era uscito un articolo, a firma Vera Schiavazzi, articolo in cui si esaltava la “conquista” che rendeva finalmente possibile, dopo cinque anni di battaglie, “abortire legalmente senza intervento chirurgico né anestesia, con un semplice farmaco, restando in ambulatorio per poche ore. Come avviene per le donne francesi, le svizzere e molte altre …”. [1]

Il Conduttor garbato che mai si scompone, nel frattempo, dopo aver ripercorso il glorioso percorso storico della legge 194 che legalizza “l’interruzione volontaria della gravidanza”, come viene ipocritamente chiamata, illustra una tabella che mostra il declino nel tempo del numero assoluto di aborti volontari in Italia:

erano 234.801 nel 1982 (anno successivo alla vittoria dei “no” nel referendum abrogativo della legge che legalizza  l’Interruzione Volontaria della Gravidanza approvata il 22 maggio 1978).

sono             132.795 nel 2003.

-         È una cifra clamorosa!! Se ne fanno quasi la metà! - sottolinea con enfasi, ma senza perdere il mitico aplomb, il sempre più soddisfatto Conduttor garbato.

Renzo nel disperato tentativo di dominarsi, compie un movimento inconsulto. E la “strega” lo punisce con una fitta lancinante. Lo attende la parte finale della trasmissione.

-         Quali sono i metodi contraccettivi consigliati? Prima dell’erre-u, prima della pillola del giorno dopo, cioè a monte di tutto? – Chiede curioso il Conduttor garbato.

Peana [2] del preservativo da parte della Dottoressa, da usare sempre e comunque:

-         Preservativo, assolutamente preservativo, sempre preservativo. Preservativo più qualche cos’altro, casomai. Il preservativo tutela le donne, le preserva dalle gravidanze indesiderate e dalle malattie sessualmente trasmesse.

Interviene con cipiglio, ma senza scomporsi, il Conduttor garbato sottolineando che:

-         … è apparsa recentemente una notizia sulla Stampa di qualche giorno fa, riguardante un congresso sull’AIDS, malattia di cui non si parla mai (sic!), e si è scoperto che in Italia c’è un caso di AIDS ogni due ore. Quindi se si usasse il preservativo …

-         Preservativo in testa a tutto, poi? – prosegue a domandare.

-         Il recupero dei metodi naturali …

Seguono alcune battute sui metodi naturali:

-         … certo non l’Ogino–Knauss, il metodo della temperatura basale …

Lo studio si empie di risatine e di applausi.

-         Sapete perché si ride? – chiede il compassato Conduttor garbato dal mitico aplomb inglese, rivolgendosi alle telecamere - sapete perché ridono, ridiamo? Perché trattiamo con disinvoltura argomenti delicati che però creano dentro di noi una certa tensione. Il riso …

Interviene con sagace tempismo il benevolo Luminare per porre in guardia e dissuadere dall’uso dei metodi naturali:

-         Oggi è possibile valutare il momento in cui sta per avvenire l’ovulazione con test che si possono usare anche a domicilio, ma sono metodi complessi, che richiedono un’attenzione notevole e non tutte le coppie sono in grado di utilizzare…

-         Poi? altri metodi meccanici? – taglia corto il Conduttor cortese.

-         Il diaframma, che era quasi sparito dal mercato italiano ed è stato recentemente reintrodotto … - spiega la Dottoressa

-         Perché era sparito? - Chiede sorridendo il Conduttor garbato dal mitico aplomb inglese.

-         Eehhh per motivi economici immagino: pochi lo usavano, - ci informa la Dottoressa – e nessuno ci guadagna nulla.

La battuta desta un poco di ilarità fra il pubblico.

-         E  poi lo IUD, altrimenti noto come “spirale”. – Interviene il Luminare.

-         La spirale, questa sì, agisce - vien detto incidentalmente dal combattivo Professor Natali - dopo che è avvenuta la fecondazione.

La sua considerazione sembra cadere nel vuoto.

La trasmissione si conclude con un accorato appello da parte della Dottoressa:

-         chiedo, anche a nome delle dottoresse del Sant’Anna che si spengano i riflettori su questa vicenda dell’aborto, medico o chirurgico che sia. Perché è un’esperienza pesante e traumatica per tutte le donne.

Come a dire: - Non impicciatevi di questioni che non vi riguardano. Lasciateci lavorare in pace.

Renzo, ormai violaceo per il dolore lancinante e per la rabbia accumulata, riflette fra sé e si rivolge qualche domanda:

-         Come mai solo ora si ammette a denti stretti che la pillola Pinkus, oltre a numerose altre controindicazioni, ha provocato e provoca il cancro al seno, mentre “allora” e per lunghissimo tempo chi osava affermarlo veniva tacciato di terrorismo psicologico?

-         Come mai solo ora si ammette, cosa che era di evidenza solare anche “allora”, che dietro la pillola si celano interessi economici di portata planetaria?

-         C’è qualche anima bella e pura che ritiene che gli stessi interessi economici di portata planetaria non si celino anche dietro alla pillola del giorno dopo, alla spirale, alla ru486?

-         Chissà se a qualche anima bella e pura viene in mente che i metodi naturali, tesi ad individuare il momento dell’ovulazione, privi di controindicazioni e realmente innocui, di costo praticamente nullo (il metodo Billings ad esempio), non sono divulgati, anzi sono fortemente osteggiati, proprio perché non consentono guadagni né planetari e nemmeno mediocri a case farmaceutiche, cliniche, ospedali, sperimentatori, professori, medici, paramedici, farmacisti ed a tanti altri ancora che non sto a nominare?

-         E del preservativo, sempre preservativo, fortissimamente preservativo che cosa ne pensiamo? Non ci saranno anche qui interessi economici con cifre a dieci zeri[3] da spartire equamente fra compagnucci? Qualche anima sconsolata ricorda la triste vicenda del diaframma che, ahinoi, non faceva guadagnare a sufficienza?

-         Come mai nessuno fra i Luminari presenti ha detto al Conduttor garbato dal mitico aplomb inglese che il preservativo non protegge sempre contro la gravidanza ed ha una porosità accertata di dimensioni cinquanta volte superiore alla dimensione dell’HIV [4] , quindi semmai riduce parzialmente il rischio, ma non lo elide [5] ?

-         Come mai nessuno ha ricordato al Conduttor garbato, quando ha mostrato trionfante la sua tabellina, che i 234.801 aborti accertati nel 1982 erano nei gloriosi anni ’70, secondo le ignobili, consuete e persistenti menzogne di chi voleva con qualunque mezzo legalizzare l’aborto, circa tre milioni all’anno? [6]

-         Perché nessuno ha chiesto, a fronte della tanto decantata diminuzione degli aborti procurati secondo la classica tecnica “terapeutica”, quanti siano quelli non computabili, ma riferibili alle varie tecniche abortive: pillole del “prima” e del “dopo”, nonché della spirale?

-         E soprattutto, come mai nessuno nel corso di una trasmissione tanto equilibrata, veritiera, e così premurosamente attenta alla salute delle donne, ha sentito la necessità di citare il doloroso e non unico caso di Holly Patterson, diciassettenne morta a causa di un aborto chimico provocato della ru486, drammaticamente ribattezzata “kill pill”? [7]

-         Non ci saranno – si domanda infine Renzo malignamente – oltre agli orientamenti ideologici, anche altri inconfessabili interessi, diciamo di “ordine economico”, che inducono a propagandare in modo così forsennato e festaiolo pilloline, pillolette, spiraline, cappuccetti e altre cosucce consimili?

Guarda torvo Prissy, pensa al “colpo della strega” che lo tormenta e gli torna alla mente l’insulso bercio strillato per le strade dalle femministe negli anni ’70 : “tremate, tremate, le streghe son tornate!”.

In silenzio, contorto come il tronco di un ulivo secolare, Renzo fulmina Prissy con uno sguardo bieco, carico di commiserazione e di biasimo, poi se ne torna mugolando a letto.



 

 L’aborto procurato è un raggiro mortale. “io posso dirlo,ne ho praticati 75.000” :

  L’aborto procurato è un raggiro mortale. Lo afferma proprio uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York ,autore anche del video sull’aborto nel nostro sito:”il grido silenzioso”,che mostra quanto e come soffra il bambino al momento dell’aborto. Ora Nathanson, dichiarandosi responsabìle di 75.000 aborti, si prodiga in tutto il mondo, con il Movimento per la vita, affinché sia rispettato il diritto alla vita di ogni uomo sin dal suo concepimento. In Irlanda a Dublino, durante la campagna per il referendum del 7 settembre 1983 sul “Pro-Life Amendment”, vinto con una maggioranza di due terzi dal Movimento per la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso che tutti devono conoscere. Eccone la traduzione. Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La stampa, a proposito di queste conferenze, ha coniato l’espressione “Hyde show”; in effetti il deputato Hyde è alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile, con una folta chioma argentea, si presenta così: “Sono un feto, vecchio di 660 mesi...”. Parlerò oggi di politica e di chirurgia abortiva in generale, accennando specialmente agli emendamenti “pro-life”, alla Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva ed irrevocabile dell’aborto. A quelli, che pur essendo contrari all’aborto, giudicano l’emendamento della Costituzione una misura inutile e troppo drastica, rispondo menzionando elementi di storia americana per convincerli dell’utilità di questa mossa tattica. Molti hanno sentito parlare di me come del “direttore della più grande clinica abortiva del mondo”, il “Centro per la salute sessuale e riproduttiva” (Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione dell’aborto. Avevo 35 medici alle mie dipendenze. La clinica operava dalle 8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali e festivi, escluso solo il giorno di Natale.lo stesso ho effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non sono fiero di questi dati statistici, ma è necessario tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in credibilità e autorità. Sono stato uno dei fondatori della Naral (National association for repeal of abortion law), l’unione nazionale per l’abrogazione della legge sull’aborto, chiamata più tardi “Lega d’azione per il diritto all’aborto” (Abortion rights action league). Quest’ultima fu il primo gruppo politico attivo per la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista, Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City, e da me, nel 1968. A quell’epoca era temerario fondare un movimento simile. Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari il primo anno) ed era audace l’idea di voler cambiare le leggi sull’aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5% dell’opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell’aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l’aborto in vigore da 140 anni. Questa città divenne così la capitale dell’aborto in America. Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte Suprema legalizzò l’aborto nei 50 Stati dell’Unione. La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale.Per chi mi ascolta, è importante saperlo. Vale per tutti: per l’Italia, per il Canada, come per la Gran Bretagna. In questo momento la lotta infuria nella cattolicissima Spagna. Non c’è società occidentale che venga risparmiata. Tutte ne subiscono il contagio. Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così ai mass-media e al pubblico i risultati di un sondaggio fittizio, nel quale, secondo noi un 50-60% degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto. La nostra tattica consisteva nell’invenzione di dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l’aborto, mutò opinione e diventò davvero favorevole all’aborto. Vorrei dunque consigliare di essere molto critici e guardinghi di fronte a informazioni, diffuse dalla stampa e da notiziari della radio e della televisione: purtroppo l’informazione inesatta e tendenziosa rimane per gli abortisti il metodo migliore di propaganda. Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l’opinione pubblica americana che si convinse della necessitàdi cambiare la legge. Il primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali. L’aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda. Una delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente che la penalizzazione dell’aborto avrebbe aumentato considerevolmente il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare, che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000. L’aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione sta anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione del senso di responsabilità in materia sessuale. Attualmente l’aborto viene considerato da molti alla stregua di un controllo delle nascite e non c’è la possibilità di fermarne la valanga. Ci siamo pure serviti della cosiddetta “carta cattolica”, rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel 1968 l’opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi, erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento, ed evocando quello da lei adottato di fronte all’aborto, tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e dunque, secondo noi, favorevoli all’aborto... ). Confidando nell’appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass-media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell’aborto. Ho conservato alcuni documenti inerenti alla mia attività di allora. Si tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi d’azione, con le quali denunciavamo l’atteggiamento della Chiesa cattolica in materia. I mass-media se ne impadronirono ed ebbero così un grande impatto sull’opinione pubblica. Ecco alcuni esempi di questa propaganda. Circolare dei 12 maggio 1972 della Naral: parlando dei presidente Níxon, «gli si rimproverava di essersi messo d’accordo con la gerarchia cattolica ed ì] cardinale Cooke, nella campagna contro l’aborto a New York, per ottenere voti». Anche nel Michigan, continua il documento, Nixon «militò contro l’aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando di far degenerare la questione in una guerra di religione». «La gerarchia cattolica è decisa ad imporre le sue opinioni in materia d’aborto, e presto sarà in pericolo la Carta dei diritti, perché il cardinale Cooke farà legge anche nelle nostre camere da letto. Inammissibile che la Chiesa, legiferando imponga ad una donna di avere un figlio contro la sua volontà. L’esperienza di New York ha dimostrato l’inesorabilità della gerarchia cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell’opinione della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all’aborto. Ancora un estratto della circolare: «Sondaggi d’opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l’aborto: corrisponde alla loro percentuale nella popolazione totale». Quanti inganni, quante bugie! Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore di una revisione della legge: «molti cattolici, pur non essendo personalmente per l’aborto, pensano che le donne debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo tanto privato. Per sostenerle, consigliamo l’organizzazione in gruppi dei cattolici in favore di un cambiamento della legge».Citiamo un altro documento estratto dal Protocollo di un incontro al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio 1971, presente l’elite dei nostro movimento: politici, deputati, senatori ed alti funzionari. «La maggior opposizione alla revisione della legge sull’aborto viene dalla Chiesa cattolica e dalle organizzazioni da lei appoggiate e finanziate come il “movimento per il diritto alla vita” (Right to life movement). Tutti i presenti sono al corrente della loro propaganda in questo senso. Sarà dunque importante sostenere movimenti di cattolici in favore della liberalizzazione dell’aborto, come quello di personalità attorno a Robert Dyman, deputato, e al cardinale Cushing». Quest’ultimo non era mai stato fautore di una revisione della legge. Diffondendone però la falsa notizia, siamo riusciti a convincere una certa quantità di cattolici indecisi e ad attirarli dalla nostra parte. In un altro documento, sotto il titolo “Profilo dell’opposizione” la Naral afferma: «L’opposizione (cioè la Chiesa cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari importanti, è ben organizzata e possiede una rete funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano l’attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società democratica». Chi invece predicava e con grande successo una polarizzazione religiosa, eravamo noi! Questa nostra campagna di propaganda serviva:  a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto-cattolici, sottomessi alla gerarchia; b) che i difensori dell’aborto erano invece colti, liberali, intellettuali, progressisti; c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista. Invece le Chiese ortodosse orientali, le “Churches of Christ”, I’”American Baptist Association” la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l’Islam, l’Ebraismo ortodosso, i Mormoni, le “Assemblies of God” (la più grande comunità - 15 milioni - di Pentecostali negli Stati Uniti) erano all’unanimità contro l’aborto.Diverse comunità religiose avevano una posizione più mitigata senza però ammettere la liberalizzazione dell’aborto: la “Lutheran Baptist Convention”, la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e le Chiese battiste. Questa lista impressionante di Chiese non fu però mai pubblicata, e la nostra propaganda si limitò a denunciare la Chiesa cattolica. Ho sotto gli occhi una notizia del “Religions news service” apparsa due settimane fa in Giappone, Paese nel quale il cattolicesimo è ben poco diffuso. Ora un movimento importante nel Parlamento chiede l’abrogazione della legge dei 1949, che aveva autorizzato l’aborto; ciò per le catastrofiche conseguenze socio-economiche. I documenti da me citati, asseriscono che è anticostituzionale, da parte di gruppi religiosi, combattere l’aborto in violazione della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa. Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e nel 1860 furono pastori protestanti i promotori del movimento contro la schiavitù, che Martin Luther King, il difensore dei diritti civili per tutti era anche lui pastore e che preti cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna contro la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino incarcerati per parecchi anni. Questo fu il nostro modo tendenzioso di presentare le cose. Quando, da noi, la Conferenza episcopale si pronunciò per la sospensione delle armi atomiche, fu lodata dalla stampa per le sue idee progressiste. Nessuno criticò questa “ingerenza” negli affari dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però aspramente criticata e attaccata quando appoggiò una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge permissiva sull’aborto. Sfortunatamente sarà molto difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della Corte Suprema. Consiglio ai gruppi “Pro Life” della vostra Repubblica di tirare le dovute conseguenze dalla nostra esperienza, prima che la vostra Corte Suprema vi imponga una legge simile alla nostra. A parte la “carta cattolica” due altri metodi ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento, che dunque nell’utero esiste già una persona, e che quest’ultima pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo consisteva nell’influenzare i mass-media, ed era senz’altro il più efficiente. Spesso mi si domanda: dottore, come è possibile che lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne sono i motivi? Ecco: la risposta. Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del feto. La seconda tattica (giocando la “carta cattolica”) consisteva nel negare la prova scientifica - ora irrefutabile - dell’inizio della vita già a partire dal concepimento. Insistiamo sul fatto che questo problema non deriva dalla scienza ma dalla teologia, dal diritto, dall’etica, e dalla filosofia. I gruppi favorevoli all’aborto ribadiscono il fatto che è impossibile stabilire scientificamente l’inizio della vita. A dimostrazione della futilità di questa asserzione, cambiamo la parola “vita” con la parola “morte”. Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest’ultima derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico, ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale. Difatti nel 1976 il presidente Carter incaricò una commissione di trovare una definizione della morte e di presentarla al Congresso, in modo che medici, avvocati, giudici ed altri potessero servirsene per dichiarare morta una persona. Da una parte tanti sforzi per definire la morte, dall’altra la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo i quali non si può definire la vita... Dobbiamo invece definirla. E’ una esigenza non solo scientifica, ma anche giuridica e morale. La vita si può definire: inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell’utero materno, nel quale da una “non-persona” un essere diventa “persona”, Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall’inizio alla fine. Credo quindi che l’aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata può creare gravi problemi, non è con la distruzione della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella ricchezza dell’ingegno umano. L’aborto è una capitolazione di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione della violenza. Come scienziato so - non credo, ma so - che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio, un fallimento. Vi ringrazio

http://www.forzanuova.org/aborto.htm

Lettera di due genitori per la figlia morta di RU486

Nessuno ha saputo salvare Holly, 17 anni. Ritirate quella pillola

Quando Holly Patterson si è sentita male, i genitori erano all’oscuro del fatto che si fosse rivolta all’Ippf per abortire. Secondo le leggi della California, una minorenne (Holly aveva allora 17 anni) non può partecipare a una gita scolastica senza il consenso dei genitori, ma può abortire in perfetta solitudine, senza comunicarlo a chi è responsabile per lei. Holly aveva scelto (o le era stato suggerito) l’aborto chimico. Forse avrà pensato che fosse più facile, come si sente dire; soprattutto avrà pensato che così poteva tornare a casa subito. Nella sua stanza, da sola, ha ingerito la seconda pillola, il misoprostol, e subito dopo sono cominciati i dolori. La sua agonia si è conclusa in clinica, dietro una tenda che la isolava, mentre la famiglia, impotente e sconvolta, ancora faticava a capire quello che stava succedendo. I genitori di Holly, però, non si sono rassegnati, e non solo hanno iniziato una dura lotta per mettere fuori legge la RU486, ma il 6 novembre 2003 hanno scritto una lettera aperta ai media, in cui raccontano la loro storia e denunciano la pericolosità dell’aborto chimico. Gentili signori e signore, il rapporto dell’Alameda County Coroner ha ratificato la verità che già sapevamo. Holly è morta a causa di un aborto chimico provocato dalla RU486. Non esistono rimedi veloci o pillole magiche per interrompere una gravidanza. La nostra famiglia, gli amici, la nostra comunità è profondamente addolorata, e per sempre segnata dalla morte, tragica ed evitabile, di Holly (…). Holly era una ragazza forte, intelligente, in buona salute, che è rimasta vittima di un processo che l’ha perduta, a cominciare dall’uomo di 24 anni che ha avuto con lei rapporti non protetti, l’ha messa incinta, e ha collaborato a mantenere segreti la sua gravidanza e il suo aborto. In questa cospirazione del silenzio, la sicurezza di Holly è stata affidata alla pillola approvata dalla Fda e somministrata dalla Ippf al pronto soccorso del Valley Care Medical Center, dove le hanno dato antidolorifici, mandandola a casa. Sabato e domenica Holly si è lamentata di dolori gravi e di crampi, permettendoci di confortarla ma senza dirci cosa realmente era accaduto. Il 7 settembre 2003 alle 17 ha ceduto allo shock settico ed è morta. Holly non era una ragazza sola, disamata, senza protezione o appoggio; aveva una grande famiglia disposta ad aiutarla, nella sua breve vita e nella sua tragica morte. Adesso possiamo ricordarla e dividere la memoria dei suoi scintillanti occhi azzurri, del suo sorriso coinvolgente, della sua determinazione e della sua grazia gentile, che sollecitava il nostro naturale istinto di proteggerla e amarla, ma non riusciremo più a dimenticare i suoi ultimi momenti, quando era troppo debole per parlare e poteva appena stringerci la mano, in risposta ai nostri incoraggiamenti (…). Come genitori, non possiamo permettere che la morte orribile della nostra bellissima Holly avvenga invano. La Fda ha fallito nella sua missione di assicurare che la RU486 sia un farmaco abortivo sicuro (…) La RU486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di divisione tra “Pro Choice” e “Pro Life”, tra chi è per la vita e chi è per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei nostri figli e delle giovani donne. Noi speriamo che tutti i genitori imparino dalla tremenda morte di Holly e dalla nostra perdita. Secondo i laboratori Danco, che distribuiscono la pillola abortiva, la RU486 fallisce nel 7/8 per cento dei casi. Più di un anno fa la Fda ha ricevuto 400 rapporti su reazioni negative al farmaco, inclusi numerosi decessi. Holly dunque è soltanto un’altra vittima, sottoposta a un inaccettabile rischio, grazie a un farmaco che ha significativi tassi di fallimento. Chiediamo che il commissario della Fda Mark Mc Clellan e il segretario della Human Services Tommy Thompson tolgano immediatamente la RU486 dal mercato, e che si svolga un’inchiesta esauriente, prima che altri genitori soffrano e altre donne muoiano. Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva. Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima dell’appuntamento con i medici previsto dalla Ippf. Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter almeno aiutare ad evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli amici, e nel nostro impegno. Monty e Helen Patterson

http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=41805&pass =

 

Ombre e dolore sulla kill pill (e gli effetti collaterali si moltiplicano)

Roma. La RU486, la pillola abortiva, sembra avere un merito: aver convertito alcuni medici obiettori. Su Repubblica di ieri, il dottor Salvatore Garzarelli dell’ospedale San Paolo di Savona, che ha chiesto alla Asl di sperimentare il farmaco, proclama: “Aiutare le donne è un mio dovere”. Nessuno chiede all’intervistato perché il semplice fatto che l’aborto sia effettuato con una tecnica diversa faccia crollare all’improvviso le sue obiezioni “di coscienza”. La verità è che la classe medica vede, nella RU486, la propria liberazione (non quella delle donne) dalla “tristezza infinita” degli aborti. Con la nuova tecnica non si compromettono carriere, non si impegna la struttura sanitaria, non si immobilizza la sala operatoria, non si candida il proprio reparto a farsi carico della massa di interventi abortivi. Il coro è univoco: la RU486 è sicura, semplice, rivoluzionaria per la salute delle donne. Eppure, dietro la “kill pill” si addensano ambiguità irrisolte. Poco si sa, in Italia, delle quattro giovani donne morte in meno di due anni in California, tutte per shock settico dovuto a infezione da Clostridium Sordellii, contratta immediatamente dopo la somministrazione della pillola abortiva. Lo ha confermato lo scorso quattro novembre la Food and Drug Administration (Fda). Perché solo in California? Adesso anche la Fda è costretta a chiederselo, ma la risposta non c’è. E’ forte il dubbio che queste morti siano state diagnosticate solamente laddove cercate, e quanto è successo in California dovrebbe far riflettere i medici travolti da improvvisa passione per una tecnica abortiva che, dati alla mano, appare meno sicura per la salute delle donne delle attuali procedure disponibili, e consente enormi profitti a pochi produttori farmaceutici. Vediamo con ordine i fatti americani. Nel settembre 2000 la Fda permette l’aborto chimico, autorizzando l’uso del Mifepristone. Si scatenano proteste e contestazioni, che vengono formalizzate nel 2002 con una durissima petizione in cui la Fda è accusata di aver seguito un protocollo accelerato, destinato solo a farmaci salvavita per la cura dell’Aids, del cancro e della lebbra, e di aver sottovalutato gravi complicanze, alcune della quali letali, sopravvenute durante la sperimentazione. Nel settembre del 2003 muore a San Francisco Holly Patterson, 18 anni: uno shock settico immediatamente successivo all’aborto chimico, con una dolorosissima agonia di alcune ore. I genitori iniziano un’azione legale per l’accertamento delle cause di morte, e delle effettive responsabilità del farmaco abortivo. Nel 2004 la battaglia dei Patterson ottiene un primo, notevole risultato: cambiano le avvertenze sul foglietto illustrativo. La Fda comunica che “le nuove informazioni ricordano agli operatori della salute che infezioni batteriche serie e sepsi possono avvenire senza i segni usuali dell’infezione, come febbre e debolezza”. E’ del 19 luglio 2005 la seconda comunicazione della Fda, dopo ulteriori monitoraggi sul farmaco: “La Fda è consapevole che negli Usa quattro donne sono morte di sepsi (grave malattia causata da infezione del sangue) dopo un aborto medico con Mifeprex e misoprostol. La sepsi è un noto rischio legato a ogni tipo di aborto. I sintomi in questi casi non sono stati quelli usuali della sepsi. Non sappiamo se è l’uso del Mifeprex o misoprostol a causare queste morti. I pazienti dovrebbero contattare immediatamente un operatore professionale della salute se hanno assunto queste medicine e sviluppato dolore allo stomaco o disagio, debolezza, nausea, vomito o diarrea, con o senza febbre, per più di 24 ore dopo aver ingerito misoprostol”. Pochi giorni dopo, il 26 luglio, appare l’anteprima on line di un articolo del “The Annals of Pharmacotherapy” a firma Ralph Miech, Professore di Farmacologia Molecolare, Fisiologia e Biotecnologie della Brown Medical School. Sostiene che fin dal 1992 alcuni studi suggeriscono che il Mifepristone potrebbe predisporre ad infezioni dovute a contaminazioni batteriche, suscettibili di progredire in shock settici. E’ un’ipotesi che merita di essere verificata, soprattutto dopo la conferma recente della Fda che a causare i quattro decessi da shock settico sono state infezioni riconducibili allo stesso batterio, e senza febbre. I più recenti studi a carico di singoli gruppi di ricerca nazionali insieme alle sperimentazioni portate avanti dall’Oms, evidenziano come la RU486 non sia affatto il metodo più sicuro e meno doloroso per interrompere una gravidanza, e anzi sia necessario un rigoroso follow-up da parte dei medici. Soprattutto parlano le donne che lo hanno fatto, e che hanno riversato sulla Danco centinaia di segnalazioni spontanee: perdite di sangue molto abbondanti e di maggior durata rispetto a quelle registrate per aborto chirurgico, maggior frequenza di dolori uterini, vomito e diarrea, ma anche febbre e esantema. In uno studio della Oms pubblicato nel luglio 2004 si fa presente che circa il 10 per cento delle donne sottoposte a sperimentazione si è sottoposta a ulteriori visite di controllo rispetto a quelle programmate, e di queste il 15 per cento è dovuta poi ricorrere al ricovero ospedaliero, soprattutto per trattamenti di gravi emorragie, che hanno compreso anche trasfusioni. Il 70 per cento delle donne oggetto della sperimentazione ha dichiarato che, nel caso di un ulteriore aborto medico, sceglierebbe l’ospedale. La grande maggioranza delle donne che ha assunto la pillola abortiva, insomma, lo rifarebbe solo se garantita dalla permanenza in una struttura sanitaria, come peraltro richiede la 194.

Assuntina Morresi, Eugenia Roccella

http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=41805&pass =

 



[1] http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza_e_tecnologia/pillola/pillola/pillola.html#

[2] Inno corale in onore di Apollo e Artemide, poi inno di guerra, infine canto di vittoria. Va detto che Apollo era ritenuto dai Greci il dio risanatore per eccellenza.

[3] Ovviamente si tratta di €uro e non di Lire.

[4] L'HIV è il virus di immunodeficienza umana, l'organismo che causa l'AIDS.

[5] La probabilità di rimanere incinta, utilizzando costantemente il preservativo in ogni rapporto sessuale, varia il 9% e il 14%. Vale a dire che, se 100 coppie, per un anno intero usano esclusivamente il preservativo come anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte. Il dato, sconosciuto al popolo dei fruitori di contraccettivi, è confermato anche da una recente indagine condotta dall'Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi).Anche questa indagine, ovviamente, passata sotto silenzio quasi totale. Sulla superficie del preservativo la struttura originale appare al microscopio come un insieme di crateri e di pori. Più importante per la trasmissione dei virus è la scoperta di canali del diametro medio di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte. Ciò significa un collegamento diretto tra l'interno e l'esterno del preservativo attraverso un condotto grande 50 volte il virus. Studi epidemiologici, scientificamente condotti, dimostrano come nel 7-15% dei casi, fino al 30% in alcuni studi, l'infezione si verifichi nonostante l'uso del preservativo. http://www.kattoliko.it/leggendanera/bioetica/preservativo_colabrodo.htm

[6] Nel 1971 il Psi presentò al Senato una proposta per l'introduzione dell'aborto legale, libero, e gratuito, affermando che vi erano in Italia tra i 2 e i 3 milioni di aborti annui, e che circa 20.000 donne all'anno morivano a causa di questi interventi. Nel successivo progetto di legge, sempre socialista, presentato alla Camera il 15/10/'71, il numero degli aborti annui rimaneva stabile, mentre quello delle donne morte per pratiche abortive clandestine saliva, chissà come, a 25.000. Tali cifre venivano riprese come attendibili da tantissimi giornali (“Corriere della sera” del 10/9/'76: da 1,5 a 3 milioni di aborti clandestini l’anno; “Il Giorno” del 7/9/'72: da 3 a 4 milioni l'anno…). Anche sotto la pressione di questi presunti dati nacque la 194, che legalizzò l’aborto. Se le cifre suddette fossero state vere, una volta divenuto lecito e gratuito, l’aborto si sarebbe dovuto diffondere ancor più. Invece nel 1979 quelli legali furono ufficialmente, né 1, né 4 milioni, ma 187.752! Quanto poi alle donne morte per pratiche clandestine basterebbe consultare, per esempio, il Compendio Statistico Italiano del 1974: vi si legge che in Italia, nell'intero anno, sono morte 9.914 donne tra il 14 e i 44 anni, e cioè in età feconda. Da Il Foglio del 3 febbraio 2005 – Francesco Agnoli e da http://www.forzanuova.org/aborto.htm

[7] http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=41805&pass=

 


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