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08 novembre 2005
Trovato!

-        Prassede hai letto il giornale?

Ha un’espressione fra il serio ed il beffardo Renzo; ma Prissy, ipotesa, al mattino non è perfettamente lucida, e non se ne avvede.

-        No, non ancora. C’è qualche notizia importante?

-        Ma sì … insomma… lo hanno trovato.

-        Ah bene! Lo vedi Renzo, tu hai sempre da ridire, sei sempre polemico e invece questa volta ce l’hanno fatta. E anche in fretta direi. In fondo le indagini non erano facilissime, di notte, senza testimoni ….

-        Di notte certo. – ribatte meditabondo Renzo - In effetti bisogna ammettere che sono stati celeri. Avranno avuto qualche soffiata.

-        Non essere disfattista come tuo solito!

S’inalbera Prissy quando Renzo tocca ciò che ha a che fare con lo Stato ed il suo apparato. Lo Stato è tutto per Prissy: istitutore, giudice, economo e, soprattutto, il Partito. E prosegue con tono vagamente didascalico:

-        Che bisogno hanno di soffiate? Hanno a disposizione mezzi altamente sofisticati. Si sa che ci vuol pazienza. Ma alla fine … è stato un ragazzo?

-        Non lo so, non lo dice il giornale. – Risponde Renzo con l’aria sempre più svagata.

-        Se non lo dicono vuol dire che è proprio giovane, sarà un ragazzino. C’è il diritto alla privacy e poi finché non sarà giudicato e condannato, va considerato innocente. È ora di smetterla di sbattere il mostro in prima pagina. D’altronde, se lo hanno identificato attraverso l’analisi delle tracce organiche che ha lasciato, sì insomma con il DNA, molti dubbi non ce ne dovrebbero essere. Certo che se è così giovane, sollevare da solo quel peso…

-        Ma quale peso – risponde calmo Renzo – cosa vuoi che siano un paio di PC portatili, un videoproiettore ed un televisore al plasma. Al massimo saranno stati in due. Oppure ha lavorato da solo ed ha fatto due viaggi. Poi se n’è andato con un’auto, rubata ovviamente anche quella.

Così percossa, attonita Prissy, si rende conto troppo tardi dell’abbaglio in cui è incorsa e non sa più che dire.

-        Cara Prassede – prosegue Renzo dopo una lunga pausa – non è come hai pensato: è trascorso un mese da quando quel poveretto, Francesco Gioffré, è morto assassinato da un branco delinquenti ipodotati. Sembrava che fossero in grado di acciuffarli nel giro di ore, al massimo di giorni, proprio grazie ai “frammenti di materiale organico” ed alle indagini ipertecnologiche. Lo so che gli uomini di Polizia e Carabinieri ci mettono il massimo impegno, ma è possibile non si riescano a prendere quattro gaglioffi, soggetti che hanno la scatola cranica piena solo di materia ossea? Possibile che da oltre 10 anni si aggiri un soggetto, denominato/a “Unabomber”, che colpisce indisturbato/a dove e quando vuole? E un altro/a che si diverte a iniettare varechina nelle bevande? È possibile che ancora oggi non si sappia chi era veramente il “mostro di Firenze”? Chi ha la responsabilità di governare le indagini ha la capacità e la competenza?

Renzo comincia ad avere difficoltà a contenere il tono della voce. Ma prosegue:

-        E, come se non bastasse, quando capita che riescono a prenderli, i criminali, sai cosa succede, cara Prassede? Sai cosa è successo ai delinquenti che nel 1996, il 27 dicembre assassinarono con un sasso fatto cadere dal cavalcavia della Cavallosa, nei pressi di Tortona, la giovane Maria Letizia Berdini? I fratelli Furlan & C., atteggiamento strafottente in aula, furono condannati in primo grado (1999) a 27 anni e sei mesi di comodo carcere. Poi, come spesso accade, la Corte d’Assise di Torino, in luglio del 2002 ha ridotto la pena a 18 anni e 4 mesi: uno sconticino del 33%. Non è finita: trascorso un terzo della pena, cioè 6 anni e qualche giorno, potranno usufruire anche di permessi premio. Ah, mi sono scordato! Dei sei imputati condannati in primo grado, tre, in Corte d’Appello sono stati assolti. Saranno stati innocenti, perbacco. Questo è quanto vale per lo Stato di diritto la vita di una persona veramente innocente. Questo è quanto vale il dolore incolmabile, lo strazio, di chi l’amava: papà, mamma, sorelle, marito.

-        Ma allora – prova a chiedere Prissy, dopo un lungo, imbarazzato silenzio – che cosa hanno trovato? A che cosa si riferisce la notizia che stavi leggendo?

-        A Luciano Ligabue, Prissy. – sospira Renzo - A Luciano Ligabue. Hanno ritrovato gli oggetti che erano stati trafugati l’altra notte dalla sua abitazione, mentre lui si esibiva in concerto al campo volo di Reggio.  


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