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Società - 15 aprile 2011
“Allarme disoccupazione, servono politiche attive lavoro”

«Dai dati dell’Osservatorio sul mercato del lavoro emerge che la disoccupazione in provincia di Modena non solo continua a crescere, ma tende a diventare strutturale. È un fenomeno che deve preoccupare tutta la nostra comunità». Lo afferma Pasquale Coscia, responsabile delle politiche del lavoro per la segreteria provinciale della Cisl, commentando i numeri sull’andamento del mercato del lavoro diffusi oggi dalla Provincia.

«Dopo un lungo periodo con tassi di disoccupazione diciamo “fisiologici” (3 per cento circa), negli ultimi tempi i senzalavoro sono cresciuti in modo esponenziale – osserva Coscia – Siamo arrivati al 5,7 per cento, rispetto al 4,8 per cento registrato nel 2009. Inoltre anche i primi mesi del 2011 confermano tutte le difficoltà per una ripresa dell’occupazione. Resta elevato il ricorso agli ammortizzatori sociali: in marzo la cassa integrazione in deroga ha toccato 724.273 ore, rispetto alle 692.993 ore del marzo 2010. Sono sempre alte anche le richieste di disoccupazione ordinaria (3.161 nel periodo gennaio-marzo 2011) e quelle con requisiti ridotti (4.444, sempre nel primo trimestre di quest’anno)». Per il sindacalista Cisl questi dati interrogano tutta la società modenese, a partire dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali. È urgente mettere in atto politiche di sviluppo del territorio e azioni di contrasto alla disoccupazione sia a livello nazionale che locale. A livello locale per Coscia è necessario mobilitare tutte le risorse disponibili, magari attraverso una task-force specifica, per creare opportunità di lavoro. «Riteniamo indispensabile l’analisi dei fabbisogni professionali veri del nostro territorio e una formazione mirata – spiega l’esponente Cisl -, accompagnate da azioni di riorientamento e riqualificazione. Per questa ragione chiediamo alla Regione Emilia-Romagna e alla Provincia di mettere rapidamente a disposizione maggiori risorse per finanziare politiche attive del lavoro che – conclude Coscia - vadano dalla presa in carico dei disoccupati presso i centri per l’impiego alla loro riconversione professionale».

 


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