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Cultura - 01 novembre 2005
L'approvazione della legge Moratti

Il 25 ottobre 2005 la Camera, con una sola convulsa giornata di votazioni, ha approvato definitivamente la legge Moratti "Nuove disposizioni concernenti i professori e i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari". La maggioranza e il Governo non hanno recepito nulla di quanto, nella sostanza e nel metodo, hanno tentato di far considerare da una parte le stesse Commissioni Parlamentari (l'incostituzionalità della legge!) e l'opposizione in Parlamento, dall'altra la protesta forte nel Paese, nelle Scuole, nelle Università, davanti allo stesso Montecitorio.      
Ormai questo sciagurato provvedimento è legge, certamente non una legge storica perché destinata ad essere immediatamente sostituita: di contenuto povero e spesso furbamente compromissorio, tecnicamente mediocre, pessima
nei contenuti politici di fondo perché contribuisce a dequalificare didattica e ricerca pubbliche. Si chiude una partita, con un bilancio che nella sostanza, alla fine, si può ritenere positivo: una maggioranza straripante come quella della Moratti ha dovuto rinunciare a mettere ad esaurimento i ricercatori, ad eliminare la distinzione tempo pieno/tempo
definito, a precarizzare perfino i professori. Sono stati due anni di battaglia durissima, nei quali le Organizzazioni sindacali e le Associazioni rappresentative della docenza universitaria hanno messo a disposizione tutte le loro forze per consentire al disagio delle Università di esprimersi con il massimo della forza e della visibilità, attraverso una protesta senza precedenti che ha visto insieme tutte le componenti (docenti, precari, studenti) e tutti gli organi accademici
nazionali e di ateneo. Questa battaglia ora è conclusa, ma davanti a noi ed all'Università ci sono nuove scadenze, alcune pressanti e vicine, altre più lontane però ugualmente importanti.
          
- Dal 25 ottobre il Governo può emanare i decreti delegati di attuazione, dopo un percorso legislativo assai semplificato; sul loro concreto contenuto è praticamente impossibile agire in modo decisivo: tuttavia è necessario vigilare perché nelle pieghe delle tecnicalità non passino ulteriori vergogne ed allo stesso tempo non si prevedano modalità tali da spostare i concorsi all'infinito.

- Sta andando avanti la legge finanziaria; se resteranno gli stessi i contenuti ora previsti per quanto riguarda l'Università, tutti gli Atenei o certamente molti di essi si troveranno in pochi mesi in condizione di non poter erogare in modo soddisfacente nemmeno i servizi essenziali (altro che sostenere i costi dei concorsi!).           
- Il dibattito sulla legge Moratti è però stato utile a mettere a fuoco i punti nodali di una vera riforma dell'Università, che non potrà non esserci nella prossima legislatura: questi punti devono essere ribaditi così come li siamo venuti costruendo, eliminando le fantasie elitarie (ma non per questo meno pericolose) presenti in tutti gli schieramenti; questi
punti devono entrare a far parte delle piattaforme elettorali e soprattutto degli obiettivi nei programmi di governo, quelli veri, non quelli inseriti nei depliants solo per completezza.        
Tutto ciò impone obiettivi immediati ed a medio termine. Il patrimonio di passione e impegno che la battaglia di tutti ha saputo creare deve essere immediatamente speso: per impedire per l'oggi altre scelleratezze, per progettare per il domani una Università migliore


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