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Ambiente - 25 ottobre 2005
Targhe alterne, fumi…fumo e niente arrosto

Citando Battiato,

“Arriva l’autunno, fa scuro più presto,

gli alberi perdono le foglie e ricomincia la scuola”.

Da qualche anno un nuovo parametro figura tra i luoghi comuni autunnali: tornano le pm 10, e con loro gli sforamenti, le limitazioni al traffico, la frammentazione dei blocchi alla circolazione.

Lungi dall’intravedere la risoluzione del problema, lontani dalla possibilità di predisporre azioni

realmente strutturali, Comuni e Provincia si trovano nuovamente a fronteggiare l’emergenza con pochissime risorse (e, si teme, poca energia).

Il tema c’è tutto: l’antropizzazione e l’industrializzazione del territorio, la stessa conformazione geografica della Regione, non permettono ad amministratori (ed automobilisti) di dormire notti serene.

In attesa che i Piani per il risanamento della qualità dell’aria propongano anche interventi strutturali di medio e lungo termine, dobbiamo adeguarci ancora una volta  ad affrontare l’inverno con le limitazioni alla circolazione e le dichiarazioni d’intenti partorite dal nuovo Accordo di Programma sulla qualità dell’aria, siglato da Regione, Province e città superiori ai 50.000 abitanti.

Tutti temevano i vincoli delle targhe alterne da qui a aprile, invece gli Assessori modenesi coinvolti, Caldana, Orlando e Arletti, tornano da Bologna con una formula in certi casi…. fumosa.

Andiamo con ordine: a molti appariva iniqua la soluzione delle targhe alterne, non si capiva in effetti perché, non essendo i veicoli tra loro uguali in termini di emissioni inquinanti, dovessero nella pratica essere trattati tutti allo stesso modo.

Il parco veicolare provinciale è composto per oltre un sesto da veicoli non catalizzati; un sesto che però contribuisce ad oltre un terzo delle emissioni veicolari assolute.

L’accordo decide quindi che su questi (che dovrebbero essere fuori legge da qualche annetto ma si sa, proroga chiama proroga) dovrà prima di tutto calare la mannaia dei blocchi.

Quindi i veicoli non catalizzati (attenzione non qualsiasi veicolo immatricolato prima del ’93, come erroneamente riportato da alcuni quotidiani locali), compresi i motorini pre euro, dovranno rimanere fermi, a Modena e Carpi nelle zone decise dalle amministrazioni, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.30.

Queste limitazioni andranno ad inasprirsi a partire dal 7 gennaio, quando il blocco andrà dalle 8.30 alle 18.30 e riguarderà anche i diesel Euro 1 e i veicoli commerciali leggeri Euro 1, anche se provvisti di bollino blu.

Il ragionamento del più inquini più ti limito, parrebbe giustificabile, ma si trascina comunque varie polemiche; la più gettonata, un po’ populista ma non per questo meno veridica, è che questo provvedimento colpirà in particolare le classi  economicamente più deboli e gli anziani.

Restano le numerose deroghe previste dall’accordo regionale per portatori d’handicap, mezzi di servizio, di pubblica sicurezza e vigilanza, ecc

Si attendono i commenti dei lettori di DaBiceSidice.

E la parte fumosa direte voi?

Eccola qua: c’è anche l’ipotesi di blocco totale, il giovedì dalle 8.30 alle 18.30, ma solo se i limiti verranno superati consecutivamente per tre giorni, sabato domenica e lunedi, e solo qualora le previsioni idrometriche effettuate da Arpa il martedì facciano prevedere il superamento delle concentrazioni (50 microgrammi/m3) anche per il giovedì successivo…….

Un po’ complicato…… certo non si può dire che tecnici ed amministratori coinvolti pecchino di fantasia……

Seguono numerosi provvedimenti, proposizioni, dichiarazioni d’intenti; tra le altre: organizzazione di domeniche ecologiche; trasformazione delle flotte veicolari degli enti pubblici tramite l’acquisto di mezzi meno inquinanti (Tremonti permettendo); inserimento nei capitolati d’appalto di opere publiche della condizione di utilizzo di mezzi omologati almeno Euro 3; incentivazione economica alla metanizzazione del parco veicolare privato e alla sostituzione delle caldaie private con modelli a maggiore efficienza; promozione del trasporto pubblico verso le zone industriali; ecc ecc.

 

Tutto ciò compare in un Accordo Provinciale di Interventi per il Contenimento dell’Inquinamento Atmosferico che la Provincia sta cercando di far controfirmare ai Comuni Modenesi (tranne l’ipotesi del blocco, non essendo i Comuni canarini, tranne Modena e Carpi, dotati di un servizio di trasporti pubblico atto a supportare tale ipotesi).

Questa settimana sarà decisiva: quanti Comuni aderiranno? Lo faranno nell’interezza dell’accordo oppure no?

Di certo, visti i trascorsi, sarà difficile far quadrare il cerchio, visto che i Comuni si sono contraddistinti in passato per adesioni a macchia di leopardo e per il contemporaneo frazionamento dei luoghi di applicazione all’interno dei singoli territori.

Di certo, inoltre, pare necessario l’adeguamento dei servizi pubblici di trasporto: i cittadini paiono in generale restii ad utilizzare un servizio lento, scomodo, sottostrutturato, non sempre realmente economico.

Di certo la particolarità di certi zone a carattere fortemente industriale manifesta l’incidenza non solo del traffico ma dello stesso settore produttivo, vedi il Distretto Ceramico che pur non essendo un’area  tecnicamente “metropolitana” come tale ha più volte dichiarato di volersi proporre soprattutto per le tematiche condivise, ambientali in particolare.

Di certo anche altri enti devono farsi carico, economicamente e tecnicamente, della risoluzione del problema, chiedere ai Comuni attraversati dalle autostrade.

Di certo i centri commerciali costituiranno un problema anche quest’ anno, si prevedono polemiche a riguardo.

Di certo i cittadini hanno una discreta consapevolezza del problema e come sempre, polemiche a parte, si adegueranno.

Di certo siamo ad un bivio: il problema c’è e va affrontato per le corna, guai a tirarsi indietro.

Perché quegli stessi cittadini che alla fine si adegueranno chiedono alle Amministrazioni tre cose in particolare: che la decisione sia condivisa e il più univoca possibile, che non si aggiunga confusione ai disagi, che le dichiarazioni d’intenti non restino semplicemente sulla carta.

 

 


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