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01 novembre 2005
Il giglio e Vanna Marchi

Se ne sta sonnecchiando davanti al televisore Prissy, ormai il sonno le accarezza le palpebre; ma non vuole lasciarsi sopraffare perché sa che fra poco, a Superquark ci sarà il professor Veronesi. Da quando consumò la sua avventura politica in qualità di Ministro della Sanità, Prissy era diventata una sua ardente ammiratrice, e non solo per la casacca della squadra di appartenenza. Renzo invece legge il giornale, bofonchiando di tanto in tanto qualche parola incomprensibile, e lanciando ancor più raramente uno sguardo allo schermo.

Eccolo finalmente il professor Veronesi. Prissy ha un sobbalzo, si riscuote e si risveglia. La domanda che Piero Angela gli rivolge riguarda la preoccupante divaricazione esistente fra il mondo della Scienza e l’opinione pubblica. Anche Renzo, prima distratto, attiva le antenne.

-        È così – conferma professor Veronesi -, oggi dobbiamo constatare un preoccupante allontanamento fra il mondo degli scienziati e la gente, complice forse, - soggiunge – anche l’opera dei media che concede diritto di priorità a maghi, fattucchiere, oroscopi e quant’altro, limitando ai minimi termini il tempo dedicato alla scienza seria.

-        Che bell’uomo! Come parla bene! Come deve essere intelligente! – si lascia sfuggire Prissy.

Nel frattempo va in onda un breve filmato (poteva mancare!), circa l’abiura estorta a Galileo. Occasione troppo ghiotta per Prissy, che stuzzica Renzo col dire ad alta voce:

-        Se i preti avessero continuato a dominare come ai tempi di Galileo, saremmo ancora fermi alle crociate, alle superstizioni, alle false credenze, e invece di progredire il mondo sarebbe rimasto lì, fermo, al centro dell’universo.

-        Prassede, lascia perdere Galileo! A quest’ora non ci possiamo mettere a disquisire sul “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Se vuoi ne parleremo un’altra volta. Dimmi piuttosto, che cosa ne pensi di ciò che ha detto Veronesi, tu che non perdi occasione per ascoltare l’oroscopo.

-        Mi sembra che abbia evidenziato un aspetto importante ed abbia posto in rilievo una divergenza oggettiva fra l’indirizzo scientifico e la tendenza delle masse, che tuttavia devono poter mantenere la libertà di pensiero e, quindi, di manifestare la loro opinione in relazione alle proprie esperienze ….

-        Va bene, va bene. Se non ti esprimi in sinistrese non sei contenta. La questione secondo me andrebbe inquadrata da un’angolatura leggermente diversa. Per esempio non mi sembra del tutto vero che i media trascurino la Scienza. Ogni quotidiano di importanza nazionale ha una pagina dedicata alla scienza almeno una volta alla settimana; ci sono numerose riviste di divulgazione scientifica che riscuotono un discreto successo: Sapere, Focus, Newton, ecc., Così come numerose sono le trasmissioni Tv: dallo stesso “Quark / Superquark” a “La macchina del tempo”, Solaris, Ulisse ecc. Certo non si può competere con la quantità di tempo dedicata agli oroscopi ed ai ciarlatani di varia natura che albergavano e albergano, in qualità di ospiti fissi, in trasmissioni di gran successo sia in Rai, sia in Mediaset. Questa è sicuramente una componente rilevante, componente che, assommata all’altra componente rappresentata dal livello culturale medio della popolazione, produce inevitabilmente lo sfacelo cui assistiamo. Va notato che le due componenti si sostengono mutuamente: l’una non avrebbe infatti alcun successo, audience per usare il termine tecnico, se la gente, la massa come la chiami tu, fosse leggermente meno scema. Ma se fosse meno scema come fareste voi a manovrarla?

-        Noi non manovriamo nessuno! – Prissy era diventata leggermente paonazza – Sono quasi quarant’anni che ci battiamo, attraverso i movimenti culturali, per emancipare le masse, la gente, le donne, gli studenti e togliergli la cappa di piombo che i tuoi amici preti avevano messo sulle loro teste!

-        Casomai “togliere loro”, Prissy. E poi si sono visti e si vedono i risultati di questa bella operazione. Ma anche di questo converrà parlare un’altra volta. Torniamo al professor Veronesi: la sua diagnosi è corretta (del resto non potrebbe essere altrimenti, dato il pulpito…), tuttavia, a parte la questione dei media, di cui ho già parlato, occorre fare un’altra dissertazione. Per non rendere l’argomento troppo vasto, non parliamo di tutte le branche della Scienza, ma limitiamoci al campo della Medicina. Val la pena di ricordare che la situazione di scollamento cui allude il professore, trae le sue origini soprattutto dall’atteggiamento che una certa parte di laureati in medicina, negli ultimi decenni, ha tenuto nei confronti della cosiddetta “medicina tradizionale”: sappiamo tutti che la medicina non è una scienza esatta, e, quindi, non può garantire né la guarigione da ogni malattia, né tanto meno può evitare la morte. Sull’onda del dissolvimento culturale che ha caratterizzato gli anni Settanta e seguenti, si è snaturata la missione del medico: se prima la figura del medico era circondata da un alone di rispetto, motivata quasi sempre dal livello intellettuale ed umano del professionista, poi, puntando tutto sul tecnicismo, sulle analisi e sulle macchine, l’immagine si è andata appannando. Da un certo tempo in poi una buona parte dei medici ha preferito affidare la diagnosi delle malattie ad una serie di analisi di laboratorio. Come se non bastasse alcuni laureati si sono dedicati ad attività che con la medicina vera, scientifica, quella che dovrebbe curare le malattie, poco o nulla hanno a che fare.

Ma, tali attività, hanno molto a che fare con il denaro in quanto erano e sono di gran moda. E allora, pur di catturare i clienti costoro si sono prestati a sostenere ed a diffondere teorie e terapie strampalate, prive di qualsivoglia fondamento scientifico serio. In questa situazione di estrema confusione è stato facile, per i ciarlatani di professione, i guaritori, i maghi, i santoni ed i loro affini (un tempo liquidati con la locuzione “imbonitori da fiera”), insinuarsi e vendere a piene mani la loro mercanzia, disorientando sempre più la gente.

Fa bene il Professor Veronesi a preoccuparsi di questo stato di cose; tuttavia, per poter sperare di ottenere qualcosa, occorre che egli, assieme a qualche altro cattedratico serio, si prenda la briga di tracciare un netto confine fra la medicina seria, galileiana, e le cosiddette “medicine alternative”, sbertucciando a dovere la combriccola degli imbonitori da fiera che le sostengono. Gli interessi in gioco sono imponenti, da ambo le parti, e non è detto che la Medicina (quella vera intendo) sia immacolata come un giglio. Ma quantomeno, a parte i miserabili che vengono meno alla loro missione per vile denaro (ci sono stati, ci sono, e ci saranno sempre ed in ogni professione), sapremo da che parte è la serietà e la verità e da che parte sta Vanna Marchi.

Prissy nel frattempo si è addormentata. Ma Renzo, preso dal filo del suo ragionamento, non se n’è accorto.


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