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29 novembre 2005
Il triangolo e la zimarra[1]

 

Era stata favorevole, Prissy, a “staccare la spina” di Terri Schiavo [2] . Già a quel tempo (sembra sia trascorso un anno almeno, ma è stato alla fine di marzo di quest’anno), v’erano state discussioni accese, talvolta furiose, con Renzo, che non sembrava proprio voler capire il valore libertario di certe scelte. Renzo  si ricorda ancora molto bene delle argomentazioni che aveva accampato Prissy:

-        È stata tenuta in vita per quindici anni, ha subito un centinaio di terapie mediche, tutte al servizio di un’astrazione, cioè del fatto che lei volesse restare in vita. Ci sono leggi contro l’alimentazione forzata e, nel caso avesse avuto i mezzi per far conoscere la sua volontà, nessuno può sapere se lei stessa avrebbe detto: basta!

-        Appunto per il fatto che nessuno può saperlo non si deve smettere di alimentarla. – aveva ribattuto Renzo – Quanto alle leggi contro l’alimentazione forzata si tratta di regolette, scritte da uomini, che interferiscono in una sfera, il mistero dell’esistenza stessa, che esula dalle loro competenze.

Prissy, quando è a corto di argomenti, mette in campo ciò che le capita di leggere o di ascoltare da qualche personaggio paludato. Poco importa se l’attinenza è approssimata:

-        Le tue solite posizioni clericali. Possibile che devi sempre tirare in ballo queste menate bigotte e retrive? Possibile che non capisci che la libertà è sopra ad ogni cosa? Ti riporterò il pensiero di Cinzia Caporale [3] : “Io metto al centro la volontà del malato. Se ha dato il consenso esplicito nel testamento in vita anche questa forma di assistenza deve essere sospesa. Tutti i documenti, a cominciare dalla convenzione di Oviedo, ruotano attorno al concetto del diritto dell’individuo a gestire il proprio corpo. Idratazione e nutrizione sono le prime espressioni di volontà. Anche da svegli e nelle piene facoltà di intendere e di volere nessuno ci può obbligare a mangiare e bere, se ci rifiutiamo di farlo. Ci mancherebbe altro che qualcuno mi impedisce di digiunare [4] .

Renzo aveva faticato a tenere imbrigliata la sua indole, ma aveva provato ancora una volta a rispondere con calma:

-        Complimenti per il congiuntivo. Quella che tu sbandieri come “libertà”, in realtà è un’ideologia utilitaristica secondo cui soltanto coloro con la capacità di esprimere la propria volontà hanno dignità, mentre tutti gli altri hanno una vita che non merita di essere vissuta, non importa se siano embrioni umani, malati terminali o feti con la sindrome di Down.

-        Sciocchezze. – Prissy aveva sfoderato la certezza delle sua idee - Del resto, ammesso che un essere ridotto ad una larva, che vive solo allo stato vegetativo e grazie ad una macchina, che non ha più alcuna funzione cerebrale, che non ha più sensibilità, che non soffre, sia ancora una essere umano …

-        Non è più un essere umano, quindi può anche morire. È questo che vuoi dire, Prassede?

-        Se è vero che la dignità umana si estrinseca nella capacità di muoversi, di alimentarsi, di pensare, di essere autosufficienti, lo stato vegetativo di Terri dovrebbe farti riflettere, caro Lorenzo. Del resto anche i tuoi pretacci si oppongono all’accanimento terapeutico.

Il passaggio dai diminutivi ai nomi di battesimo era solitamente preludio alla burrasca. Infatti, il tono della voce aveva cominciato ad elevarsi:

-        Vegetale sei tu, che hai una zucca al posto della testa. Mi piacerebbe sapere chi può stabilire il confine fra lo stato di vita “dignitoso” di una persona e lo stato “non dignitoso” e con quale criterio potrà discernere fra le infinite gradazioni di gravità. Vorrei anche vedere te, su un letto d’ospedale, anche solo con la febbre a quaranta e un poco più di quel delirio che ti è connaturato, se ti sentiresti autosufficiente!

Poi la discussione era proceduta su posizioni sempre più distanti, con toni sempre più stentorei, fino a concludersi con lo sdegnato silenzio di entrambi.

La conclusione della vicenda di Terri Schiavo è nota: dopo anni di battaglie legali fra suo marito, che chiedeva il distacco della spina, e i suoi genitori, che invece erano contrari, il magistrato della Florida, George Greer, ha autorizzato la rimozione del sondino che la teneva in vita per il 18 marzo 2005. Terri, senza più alimentazione né idratazione, si è spenta il 31 marzo 2005. Dopo tredici giorni.

Domenica, 9 ottobre 2005 Salvatore Crisafulli, quarantenne, in coma dall’11 settembre 2003, uscito dal coma in luglio, pronuncia le prime parole: - “Mamma, Petru …. Petru pì mìa hai fattu assai [5] .”

Il fratello Pietro, in effetti, si è battuto come un leone per salvare il fratello, che, a dispetto della miopia dei medici curanti, non voleva proprio saperne di andarsene. Ma la frase che trafigge come una lama infuocata è la seguente: - “Nel coma sentivo tutto”.

E poi il racconto, forse spezzettato, forse impreciso, ma terribile nella sua drammaticità, delle sensazioni, della disperazione, delle speranze vissute coscientemente durante i due anni di buio.

I familiari hanno trascorso questi anni, rimbalzando di ospedale in ospedale, con medici specialisti che, sovente, invece di portare conforto, accrescevano la loro disperazione. Da tempo, buona parte della nostra classe medica si è gradatamente persuasa che l’essere umano, analizzato, scomposto, scandagliato dalle varie direttive di ricerca, altro non è se non una macchina, di volta in volta meccanica, chimica, elettrica o cibernetica. Un oggetto o poco più. Passiamo oltre:

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa. [6]

 


L’ambiente ha foggia circolare, sembra non aver soffitto e le pareti, traslucide, lasciano filtrare una luce fredda, azzurrognola; la stessa che traspare dal pavimento opalescente.

Il protagonista domina il centro della sala, impettito, austero, solo. Il robone di seta nera, guarnito di ermellino, casca dalle spalle ai piedi e lo avvolge. Un copricapo, una sorta di feluca dorata a foggia di triangolo, sovrasta imponente il capo e i capelli, lunghi e grigi, scendono sulle spalle.

Prova a dirigersi verso un punto qualsiasi della parete, che gli appare indefinitamente lontana, ma una forza sconosciuta sembra trattenerlo.

Una voce, non udita, ma vibrante nei precordi, chiede:

-     Chi sei?

-        Io sono Io. Gli umani mi chiamano George Greer. Io voglio, comando e posso. Nulla e nessuno può fermare una mia decisione. E tu, chi sei?

-        Nessuno può fermare una tua decisione?

-        Nessuno, nemmeno il presidente degli Stati Uniti d’America.. Ma tu, chi sei?

-        Qualsiasi decisione?

-        Qualsiasi. Se decido che un umano deve morire, in nome della legge, Io sentenzio. E lui muore.

-        Anche se è innocente?

-        Io sono superno ad ogni presunzione di innocenza. Io sono la legge. Se la legge non c’è, Io la creo. Ma tu … tu non mi hai ancora detto chi sei.

-        Che significano quelle lettere che hai ricamate sulla feluca?

-        D sta per “Dominus”, I sta per “Infallibilis, O sta per “Omnipotens”. Ora Io ti ordino: dimmi chi sei.

-        …. Quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio [7] ….   Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male [8] ….

Mentre queste parole ancestrali vibrano nei suoi precordi, George Greer, il magistrato della Florida che il 18 marzo 2005 ha sancito il distacco del sondino che alimentava Terri Schiavo, si fa sempre più piccino. Un soffio gelido lo spoglia della zimarra guarnita d’ermellino, della feluca dorata con ricamate le tre lettere D I O   e lo lascia, nudo e minuscolo come una larva, sul pavimento.

Poi, il pavimento opalescente lo inghiotte.

 

 


Renzo si risvegliò felice quella mattina, e non disse nulla a Prissy del suo sogno.

 

 

La Repubblica

21 marzo 2005

Le parti sono state ascoltate ma nessuna decisione è stata presa Un legale dei genitori: "Non possiamo aspettare, morirà"   Terri Schiavo, due ore di udienza il giudice prende ancora tempo

TAMPA (Florida) - Il giudice federale distrettuale di Tampa, in Florida, James Whittemore, ha chiuso l'udienza sull'istanza presentata dall'avvocato dei familiari di Terri Schiavo, la donna di 41 anni, da quindici anni in stato vegetativo permanente. Dopo oltre due ore di udienza, durante la quale le parti in causa hanno avuto mezzora di tempo per illustrare le proprie posizioni, il giudice ha deciso di prendere ancora del tempo per le sue decisioni, ma non ha detto quando intende pronunciarsi: "Non vi dirò né quando, né dove - ha detto ai cronisti - né in che modo". L'udienza si è tenuta in forza della legge, approvata in tutta fretta la notte scorsa dal Congresso degli Stati Uniti, e firmata a tempo di record dal presidente George Bush, che ha avocato il caso alla competenza della magistratura federale, sottraendolo alla giurisdizione dello stato della Florida.    Il giudice deve decidere se accettare la richiesta, avanzata dai genitori di Terri Schiavo, di riattaccare le sonde di alimentazione e reidratazione al corpo della donna. I tubi erano stati rimossi venerdì sera per ordine di un magistrato della Florida, dopo una lunga battaglia legale. David Gibbs, uno degli avvocati dei genitori di Terri, Bob e Mary Schindler, ha insistito sul fattore tempo: "Se questa corte non prende rapidamente una decisione - ha detto - l'intera disputa sarà puramente accademica, perché Terri morirà. Non c'è molto tempo".    Whittemore aveva aperto l'udienza dicendo all'avvocato Gibbs che ci devono essere le basi legali per poter sostenere il caso: o la dimostrazione che non c'è stato "un giusto processo" o che il magistrato della Florida, George Greer, che venerdì ha autorizzato il distacco dei tubi, ha travalicato i suoi poteri. E ha affermato: "Noi non abbiamo trovato nessuna" di queste basi legali.  

  Nella lunga battaglia che ha opposti gli Schindler al marito di Terri, Michael Schiavo, i magistrati hanno accettato la tesi del marito, secondo il quale la donna aveva espresso chiaramente la volontà di non voler vivere allo stato vegetativo. Tutti gli appelli contro il primo pronunciamento di Greer, nel 2000, sono stati respinti, e anche i ricorsi ai tribunali federali, che hanno ogni volta rinviato il caso alla magistratura della Florida per competenza. In sette anni, i tubi di alimentazione sono stati staccati e ricollegati già due volte.    (21 marzo 2005)

http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/esteri/

mileut/terrigiudi/terrigiudi.html

 



[1] Sopravveste maschile, solenne, ampia, un tempo usata per sacerdoti, senatori o simili. Come molte altre parole indica anche l’opposto, cioè una vecchia veste da camera logora, che ha in sé qualcosa di sordido e squallido. D.I.R.

[2] Era la donna di 41 anni, da quindici anni in stato vegetativo permanente.

[3] Docente di bioetica all’Università di Siena, e anche presidente del Comitato di bioetica dell’Unesco.

[5] Pietro, hai fatto tanto per me.

[6] Dante – Inf. III  49 - 51

[7] Genesi 3:5

[8] Genesi 3:22


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