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Politica estera - 01 novembre 2005
Summa

“La guerra è inevitabile”, affermò Berlusconi poche settimane prima della seconda guerra irachena “perché all'Onu gli Usa presenteranno prove inoppugnabili contro Saddam. Con queste prove anche il Consiglio di sicurezza dell'Onu non potrà dire di no alla guerra”. Poco importa se l'Onu invece disse di no, se Francia e Germania dissero di no: il governo Berlusconi, sulla scorta delle prove presentate sulle armi di distruzione di massa (che oggi sappiamo essere state in parte confezionate in Nigeria e rese note agli americani dai servizi segreti italiani) decise di approvare la guerra irachena entrando poi con truppe italiane a Nassiria (guarda caso sede di un’importante installazione industriale italiana) però questo accadde solo dopo la fine ufficiale delle ostilità. Fu solo a causa della legge costituzionale tale ingresso in Iraq a "cose fatte", si disse, lasciando intravedere che se la costituzione italiana non l'avesse impedito de facto, l'intervento italiano sarebbe stato pari a quello inglese sin dal primi minuti. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha poi affermato in questi giorni, in un'intervista a La7, di non aver mai voluto la guerra in Iraq, anzi di aver cercato inutilmente di convincere a non intraprenderla il presidente Usa George W. Bush. "Io non sono mai stato convinto che la guerra fosse il sistema migliore per arrivare a rendere democratico un paese e a farlo uscire da una dittatura anche sanguinosa". La guerra in Iraq, nei piani del Premier, deve trasformarsi al più presto "in una pagina già voltata". Non deve entrare nello duello con Romano Prodi. O almeno, come sta spiegando nelle riunioni con il suo staff, deve essere un terreno "sminato". Il tutto per allestire tutte le possibili contro-difese nel caso in cui, come continuano a segnalare tutti i rapporti dei Servizi segreti, l'Italia dovesse essere nel mirino dei terroristi alla vigilia delle elezioni, esattamente come accaduto in Spagna. Nel momento in cui scrivo questo intervento, Berlusconi è in aereo per raggiungere Bush a Washington. I due leader si sono incontrati 20 volte negli ultimi 4 anni, quasi una volta a trimestre. La cornice di una visita importante ma tutto sommato ordinaria è stata invece stravolta, nelle ultime ore, dalle polemiche sulla genesi della guerra irachena e dall'incriminazione del braccio destro del vicepresidente americano, Libby. Berlusconi ha emesso un diktat ai suoi consiglieri: evitare accuratamente il rischio di trovarsi costretto a rispondere a domande scomode sul ruolo italiano nella formazione dei falsi dossier nigeriani precedenti alla guerra. Sta di fatto che, al di là delle giustificazioni del governo italiano, il timore che il Nigergate possa avere ulteriori sviluppi, c'è tutto. Come c'è l'intenzione del premier di rinnovare la richiesta di accelerare il ritiro da Nassiriya delle truppe italiane prima del voto politico primaverile. Non può essere un caso che lo stesso argomento sia stato trattato solo due giorni fa nelle anticipazioni del prossimo libro di Bruno Vespa. È molto probabile  che le due diplomazie abbiano lavorato perchè Bush possa formulare, al termine del pranzo con Berlusconi, una sorta di elogio pubblico della stabilità italiana degli ultimi anni. Un modo insomma per fare gli auguri a Berlusconi in vista del voto e per ribadire, senza varcare il limite dell'ingerenza in affari di un altro Stato, che a Washington si fa il tifo per un secondo mandato del fedelissimo presidente del Consiglio italiano. Oltre a questo la visita servirà a discutere della strategia di disimpegno progressivo dall'Iraq, a fare un giro d'orizzonte sull'impegno italiano nelle missioni di peacekeeping e per discutere di alcune possibili commesse. Una in particolare avrebbe carattere simbolico: dopo averli venduti alla Casa Bianca Agusta-Westland sta cercando di bissare il successo offrendo gli stessi elicotteri alla marina americana. Con l'aiuto di Berlusconi, se l'operazione andasse in porto, per Finmeccanica l'impatto economico e d'immagine sarebbe enorme. Insomma, un gran pasticcio dove se da un lato si spinge sulle mega-commesse belliche dall'altro ci si rimangia pateticamente le proprie affermazioni, non si capisce bene poi a caccia di quali consensi, dato che il popolo pacifista non darà mai credito a Berlusconi, e che il popolo della destra italiana non ama certamente chi è ondivago tu temi così importanti!

 


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