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Economia - 06 giugno 2011
Osservatorio Confesercenti: oltre 1000 le imprese monitorate

Commercio: consumi ancora fermi e nuova flessione per i ricavi, nel primo trimestre 2011

Vendite al dettaglio e pubblici esercizi permangono in forte sofferenza. In controtendenza forniture all’ingrosso e i servizi di intermediazione

 

Continua ad essere salato il conto pagato dal piccolo commercio al dettaglio modenese. Recessione, ridotta capacità di spesa delle famiglie e contrazione dei consumi segnano nel primo trimestre dell’anno una nuova flessione dei ricavi per gli operatori dei vari settori commerciali, pubblici esercizi compresi. Uniche eccezioni, l’ingrosso e i servizi di intermediazione, da cui arrivano segnali di risalita che però recuperano solo in piccola parte le pesanti perdite degli anni scorsi. “Quasi una medaglia a due facce, la situazione che emerge dall’analisi condotta sul territorio modenese – tiene a evidenziare Confesercenti Modena, il cui Osservatorio Economico ha monitorato per il periodo compreso tra gennaio e marzo 2011 oltre 1000 piccole e piccolissime imprese attive nel commercio alimentare, extralimentare e abbigliamento, bar, ristoranti, intermediazione, ingrosso e servizi alla persona – Da un lato l’accentuarsi dei segni meno senza alcun accenno di inversione di tendenza e dall’altro invece un recupero in particolare nel commercio all’ingrosso, dove incidono positivamente le forniture al settore manifatturiero”.

La periodica analisi condotta dall’Osservatorio dell’Associazione imprenditoriale modenese ha posto sotto la lente di ingrandimento in primo luogo, gli esercizi operanti nel settore del commercio alimentare al minuto. Al calo dei fatturati registrato nel corso dell’ultimo trimestre 2010 (-2,7%), fa seguito nel periodo gennaio/marzo 2011 un ulteriore decremento dei ricavi che, rispetto ai medesimi primi tre mesi dello scorso anno, è pari al -3,0%: segno evidente di come le famiglie modenesi continuano fermamente a risparmiare anche sui beni di prima necessità. A questo dato si affianca poi l’ulteriore peggioramento dell’andamento delle vendite al minuto nel settore extralimentare: -3,2% quest’anno, rispetto al primo trimestre di quello passato, che cancella quella timida boccata d’ossigeno, +0,8%, emersa in chiusura del 2010. Numeri, su cui ha inciso pesantemente oltretutto il trend negativo registrato in occasione dei saldi di fine stagione dai negozi di abbigliamento. La curva inoltre si inclina maggiormente quando l’attenzione viene focalizzata sul settore dei pubblici esercizi. Gli operatori di bar e ristoranti lamentano un calo del volume d’affari, rispetto al primo trimestre 2010, del -4.3%; dato che aggrava, seppur di poco, il già grave -4,1% degli ultimi tre mesi dell’anno passato.

In controtendenza invece, quei settori in cui si registra una ripresa trainata esclusivamente dai rapporti commerciali con le attività del manifatturiero. Le imprese del commercio all’ingrosso infatti hanno chiuso il periodo gennaio/marzo 2011 con un incremento medio del giro d’affari del 17.5% rispetto il medesimo trimestre dello scorso anno e in miglioramento anche sui dati già positivi (+3,1%), registrati in chiusura 2010. Evoluzione positiva inoltre anche per quello che riguarda i servizi di intermediazione dove si segnala un aumento dei ricavi del +10,1%.

Buoni risultati che però lasciano spazio a pochi ottimismi: “Questi dati – tiene ad evidenziare Confesercenti Modena - ci mostrano un’economia a due velocità: quella legata ad alcuni settori del manifatturiero che vedono una ripresa, dovuta in particolare all’aumento delle esportazioni e quella del commercio al minuto connessa alla domanda interna dei consumi che continua a subire i colpi di una costante e continua contrazione.  Col livello occupazionale che non accenna a crescere e con la ripresa della dinamica inflattiva, il timore quindi è che i consumi privati continueranno a permanere in una fase di recessione mentre la rete distributiva modenese dovrà misurarsi per lungo tempo con l’assommarsi di questi fenomeni. Senza contare la forte ripercussione che una situazione del genere potrà avere sulla tenuta delle imprese del commercio”.

 


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