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22 novembre 2005
Ho incontrato Ugolino

ugolino.jpg

 

 

L’altra mattina, in piazza, ho visto da lontano Ugolino. Pioveva leggermente, veniva giù quell’acquerugiola fine fine che ti bagna senza che tu te ne accorga. Gli sono andato incontro: lui era senza ombrello, così, ho pensato fra me, mentre lo accompagno gli faccio qualche domanda.

Dopo lo scambio di saluti, gli offro il passaggio: lui accetta e dopo un po’ gli chiedo:

-          Ugolino, adesso che sono finite le puntate di Celentano alla televisione, mi spieghi che cosa voleva dire quell’articolo che hai scritto con quel titolo strano?

-          Brekekekèx koàx koàx? – mi chiede severo – hai letto le note?

-          Sì, ma non ci ho capito nulla ugualmente.

Come vi ho già scritto in un commento, Ugolino ha un gran brutto carattere, quindi cerco di non indisporlo.

-          Qui làmica. Andiamo sotto i portici, così puoi tenere chiuso l’ombrello e parliamo con più calma. - mi risponde benevolo -. Cominciamo dal titolo – prosegue Ugolino –: è un verso onomatopeico che risale a duemilaquattrocento anni fa 

Coglie al volo il mio sguardo smarrito e spiega:

-          Làmica è come dire pioviggina. Onomatopeico è un verso che cerca di riprodurre un particolare suono o rumore: in questo caso vuol replicare il gracchiare delle rane. E mi pare che ci riesca bene.

Per dimostrarlo ripete due o tre volte il verso, accentuando il suono delle vocali finali.

-          Il titolo non ha, quindi, un significato particolare. Anzi, non deve averlo: è un suono vuoto, un gracchio privo di senso. La rana, il reuccio Gonfiagote, insomma il nipote di Bertoldo, emette il suo verso pensando di esprimere concetti elevati, in realtà non dice nulla di più di quando tace. I ranocchi coristi, che vivono nell’acquitrino melmoso e che rappresentano una certa parte della popolazione, credono che quel verso significhi qualcosa di molto importante, e inneggiano gioiosi alla ricomparsa, dopo tanto tempo, del loro reuccio. La palude fetida, lo stagno a cui si abbeverano raffigura una certa televisione, mentre l’ontano, albero fronzuto dall’aspetto sinistro, rappresenta la copertura politica, l’ombra che ammanta lo stagno e ripara fra le sue fronde chi vuol farsi proteggere. Il colore che assume il legno quando l’albero è abbattuto … non ha bisogno di spiegazioni. Cos’altro vuoi che ti spieghi?

-          Perché quando era un girino era agile? – gli chiedo timoroso.

-          Perché agli albori della carriera ha avuto il merito di introdurre uno stile musicale nuovo, bizzarro per certi aspetti, ma piacevole. E si dimenava come la coda di un girino.

-          Posso chiederti un’ultima cosa? – azzardo.

-          Dimmi.

-          Chi è il nipote di Bertoldo?

-          Cacasenno.

Poi si passa a parlare d’altro, e, nel mentre, l’ho accompagnato a casa.

 

 


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