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Politica locale e nazionale - 06 dicembre 2011
Manovra, l’appello di Baruffi ai segretari di circolo del Pd

Trasmettiamo il testo di una lettera inviata dal segretario provinciale del Pd Davide Baruffi ai segretari di circolo della città e della provincia.

 

Carissimi,

vi scrivo questa lunga nota per evidenziare da un lato le contingenze dentro cui ci troviamo ad operare in questa delicatissima fase politica, dall'altro per sollecitare ognuno di voi a farsi parte attiva nel lavoro che ci aspetta in questi e nei prossimi giorni.

Il precipitare della situazione del nostro Paese, il venire meno della maggioranza parlamentare del Governo Berlusconi, le sue conseguenti dimissioni e il conferimento dell'incarico al sen. Mario Monti per formare il nuovo governo hanno rappresentato un cambio tanto repentino quanto positivo dello scenario politico italiano, prima immobile.

In un quadro che era e resta di assoluta emergenza nazionale e raccogliendo l'appello del Presidente Napolitano, il Pd ha scelto di anteporre l'Italia a qualsiasi convenienza di parte.

Abbiamo apprezzato il profilo del nuovo Governo: tecnico, guidato da una personalità di  assoluto prestigio internazionale, in netta discontinuità politica rispetto al passato, che ha presentato alle Camere un programma di lavoro centrato su rigore, crescita ed equità.

La manovra varata dal Governo Monti ha dunque l'obiettivo salvare il Paese dal rischio del default finanziario. E' una situazione di emergenza che impone misure pesantissime: circa 30 miliardi di euro per fronteggiare la minore crescita economica che si prospetta per il 2012, nonché i provvedimenti pendenti del precedente Governo.

E' questa la portata della sfida e a questo stato di necessità deve far fronte il decreto. In un quadro politico, è bene non scordarlo mai, di assoluta difficoltà: la maggioranza parlamentare su cui poggia l'Esecutivo non è una coalizione di partiti alleati, ma una sommatoria di forze molto eterogenea per collocazione politica e programmi. Al Governo spetta la difficile quadratura del cerchio.

Abbiamo chiesto al Presidente Monti di tradurre con coerenza gli obiettivi indicati nel suo discorso di insediamento in Parlamento: equità nel rigore, affinché paghi di più chi fino ad ora ha pagato di meno (le grandi ricchezze patrimoniali) e soprattutto perché contribuisca chi non lo ha mai fatto (recupero dell'evasione fiscale); abbiamo anche chiesto misure di sostegno alla crescita perché non può esserci risanamento in un Paese che non produce ricchezza attraverso il lavoro e l'impresa.

La manovra presentata tiene conto solo parzialmente di queste indicazioni. L'entità risulta molto pesante ma, a giudicare dalle prime reazioni dei mercati, adeguata a restituire credibilità al Paese. Per la prima volta dall'inizio della crisi compaiono provvedimenti reali tesi a sostenere la crescita, il lavoro e l'impresa, ancorché in misura ancora contenuta rispetto ad un quadro di recessione economica.

La parte più delicata è quella relativa all'equità dei sacrifici, soprattutto rispetto alle nostre aspettative e alle nostre puntuali sollecitazioni. Vengono introdotti alcuni elementi di contrasto all'evasione ma in misura insufficiente e ancora fuori da uno schema strutturale di aggressione al sommerso; è stata raccolta la nostra indicazione di chiedere un contributo aggiuntivo ai capitali illecitamente esportati e poi condonati dal precedente Governo, ma la misura aggiuntiva dell'1,5% appare davvero troppo modesta; viene reintrodotta l'imposta sugli immobili ma, a fronte di un sacrificio generalizzato (sulla prima casa), non appare sufficiente il contributo richiesto ai grandi patrimoni. Anche le apprezzabili misure introdotte per caricare maggiormente il peso sulle rendite finanziarie e sui beni di lusso non compensa la necessità di spostare sulla ricchezza patrimoniale e finanziaria il carico fiscale  eccessivo che ancora grava su lavoro e impresa.

Infine, ma non da ultimo, la riforma della previdenza contiene elementi di scarsa gradualità, senza distinzioni per le tipologie di lavoro (usuranti o meno) e senza un'attenzione particolare a quelle situazioni di difficoltà che nella crisi si sono vi via moltiplicate(mobilità). In sintesi, misure di contrasto all'evasione e di equità sociali sono presenti, ma in misura per noi insufficiente.

Noi riteniamo che sia indispensabile approvare la manovra nelle dimensioni proposte dal Governo: è essenziale per salvare il Paese e toglierlo da quell'orlo del baratro su cui la destra lo ha portato (appare quindi ancor più vergognoso l'atteggiamento della Lega, in questo giorni, che scaricatasi bellamente delle responsabilità pesantissime accumulate in tanti anni di governo, gioca ora al “tanto peggio tanto meglio”).

Sappiamo anche che non potrà essere la “nostra” manovra: non solo per il quadro di emergenza dentro cui viene concepita, ma soprattutto perché ad approvarla dovrà essere anche chi (il Pdl) ha obiettivi ed interessi diametralmente opposti ai nostri su aspetti dirimenti (lotta all'evasione, contributo dai capitali condonati, pensioni, ecc.): per questo non abbiamo posto aut aut al Governo, ma riteniamo necessario porre con più forza la questione di una maggior equità per rendere più sostenibile queste misure.

Dovremo pertanto lavorare intensamente su tre diversi fronti: quello parlamentare (nel confronto col Governo e con le altre forze politiche) per assicurare, insieme al buon esito del provvedimento, una più marcata equità dello stesso; quello sociale, aprendo un dialogo con le parti per dare forza a questo lavoro di correzione, ma chiamando al tempo stesso tutti ad un'assunzione di responsabilità; infine, ma cosa altrettanto importante, nel rapporto coi cittadini per spiegare ai nostri iscritti e agli elettori poche cose molto chiare:

1)        perché e per colpa di chi si rende oggi necessario un provvedimento tanto pesante: né il Pdl né la Lega possono disimpegnarsi rispetto al disastro che hanno provocato con la loro inutile e dannosa permanenza al governo;

2)        qual è lo stato di necessità in cui versa il Paese e quale assunzione di responsabilità nazionale siamo chiamati ad assumerci come forza politica che si candida alla ricostruzione del Paese;

3)        quali sono le nostre proposte e quali invece i limiti imposti dalle condizioni politiche eccezionali in cui ci troviamo ad operare.

Per quest'ultima, imprescindibile, parte del lavoro abbiamo bisogno di uno sforzo straordinario del nostro gruppo dirigente diffuso, dei nostri circoli, dei nostri amministratori. Solo se non si spezzerà il dialogo e il rapporto fiduciario con la nostra gente saremo capaci di salvare questo Paese e di svolgere quel compito nazionale per cui abbiamo scelto di fondare il Partito democratico.


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